Infermità e overkilling


Il caso in esame si sofferma sulla nozione di infermità mentale, nel cui ambito vanno ricompresi anche i cosiddetti disturbi della personalità
Infermità e overkilling
Infermità mentale ed overkilling
Il contributo prende spunto da un caso di parricidio, che permette di analizzare la nozione di infermità e di overkilling.
Nozione di infermità
La difesa optò per il rito abbreviato, condizionato ad un accertamento peritale, al fine di valutare la capacità di intendere e di volere del giovane al momento del fatto. Rilevante era il concetto di infermità. Nel tempo si è assistito ad un vero e proprio percorso evolutivo della nozione di infermità giuridicamente rilevante. Ad una prima valutazione organicistica dell’infermità, subentrò poi una valutazione di tipo psicologico di matrice freudiana, in base alla quale la malattia mentale viene legata più ad una disarmonia dell’apparato psichico. Con l’affacciarsi del paradigma sociologico della malattia mentale, anche la teoria freudiana entrò in crisi. Oggi possiamo dire che grazie anche all’intervento della Corte di Cassazione a Sezioni Unite Penali (cfr. Cass. SS.UU. 8 marzo 2005, n. 9163), si tende ad adottare una concezione di infermità ampia, svincolato dal concetto di malattia e da classificazioni di carattere clinico. Infatti, ai fini del riconoscimento del vizio totale o parziale di mente, si ritiene che rientrano nel concetto di infermità anche i disturbi della personalità, purché siano gravi ed intensi, e presentino un nesso eziologico con la condotta delittuosa. I disturbi possono considerarsi gravi ed intensi quando determinano una situazione di assetto psichico incontrollabile ed ingestibile, rendendo il soggetto incapace di esercitare il dovuto controllo dei propri atti, di percepirne il disvalore sociale e di autodeterminarsi.
L’overkilling
L’analisi del modus operandi dell’omicidio evidenziò una concentrazione dei colpi sul volto e sul collo della vittima, il che ha portò a pensare ad un’azione densa, ripetitiva e compiuta con particolare forza e volontà di colpire la vittima. La consulente criminologa riferì che in tal caso si era in presenza del c.d. "overkilling", cioè di quella modalità dell’azione che va al di là della necessità immediata di uccidere la vittima. L’overkilling è, infatti, riscontrabile quando l’autore del fatto è in preda ad una furia incontrollata, ha scarsa consapevolezza di sé e del contesto in cui si trova, ed è spinto dal bisogno incoercibile di eliminare la sua vittima. L’azione omicidiaria del ragazzo si presentava, quindi, con delle caratteristiche ben precise: rapida, violenta, incontrollata ed incontrollabile. Un’azione, quindi, impulsiva, furiosa e ripetitiva.
La valutazione psichiatrica
Il Perito d’ufficio concluse per un giudizio clinico individuando una personalità permanentemente disturbata, gravemente scompensata sul piano umorale nei giorni in cui era stato commesso il parricidio. Il perito sottolineò che lo scompenso fu la conseguenza di uno "stato misto dell’umore", per cui nell’arco della stessa giornata si ha una condizione definita "disforia" (c’è umore espanso e depresso in tempi molto brevi). Questo stato di ideazione incongrua sta a significare che l’individuo può sviluppare un delirio di riferimento e/o di persecuzione. Il perito, quindi, secondo la sua valutazione, propose un disturbo psicotico caratterizzato dalla compromissione dell’esame di realtà, con presenza di deliri e allucinazioni, e il ricorso alla utilizzazione di meccanismi primari di difesa. Concluse, inoltre, che a differenza della schizofrenia, negli scompensi dell’umore non vi è una degenerazione della personalità con disgregazione definitiva del contesto sociale, ma un ripristino completo o quasi delle caratteristiche psicologiche abituali. Dal punto di vista medico legale il perito d’ufficio, sulla scorta proprio della già citata sentenza delle Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione, la numero 9163, concluse nel senso che il ragazzo al momento del fatto era affetto da un grave disturbo di personalità che ne provocava uno scompenso tale da determinarne una infermità rilevante ai fini medico legali.
Conclusioni
Volendo tracciare una sintesi di quello che sinora è stato detto, il ragazzo commise l’omicidio perché "affetto dal punto di vista medico legale da un grave disturbo di personalità che al momento del fatto si trovava in una condizione psicopatologica ascrivibile a grave disturbo dell’umore che ne provocava uno scompenso". Conclusione poi accolta dal Giudice.

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di Avv. Giovanni Maria Giaquinto

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