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Italia paese di inventori?


Qual è l’effettiva motivazione di un livello così basso di presentazione di domande di brevetto depositate in Italia?
Italia paese di inventori?
Il brevetto è un titolo giuridico che attribuisce al titolare il diritto esclusivo di sfruttamento (produzione, uso e vendita) di un’invenzione in un determinato territorio e per un certo periodo di tempo.

Nel nostro paese dal deposito della domanda di brevetto all’eventuale concessione dello stesso passano parecchi anni. Tra la presentazione della domanda, il passaggio alla fase di esame sostanziale e l’eventuale periodo di opposizione per arrivare alla concessione o al rifiuto della domanda di brevetto possono trascorrere fino 4 anni, con tempistiche che possono essere ancora più lunghe in base alla complessità del caso in esame.

L’Agenzia dei brevetti sta cercando di risolvere il problema delle eccessive attese per l’approvazione del brevetto, con l’obiettivo di una riduzione, entro il 2020, a un tempo inferiore ai tre anni.

Sulla base delle domande presentate nel corso del 2017 all’Autorità europea per i brevetti, sono emersi dei dati interessanti: le domande di brevetto italiane sono aumentate del 4,3% rispetto al 2016, raggiungendo le 4.352, anche se il numero delle stesse risulta ancora percentualmente molto basso, 3%, rispetto al totale delle domande depositate da tutti i paesi dell’Unione europea.

Dall’analisi dei dati si evidenzia che l’Italia, percentualmente presenta meno domande di brevetto rispetto agli altri paesi dell’Unione europea ma ben 6 domande su 10, (più della metà di quelle presentate), riescono ad ottenere l’autorizzazione da parte del EPO e diventare effettivamente brevetti che significa una percentuale di concessione del 65% sul totale delle domande depositate negli ultimi 5 anni.

Ma qual è l’effettiva motivazione di un livello così basso di presentazione di domande di brevetto depositate in Italia?

I costi per brevettare sono spesso elevati e le PMI, presenti in gran quantità in Italia, tradizionalmente sono spesso restie ad effettuare investimenti elevati in questo campo per sottovalutazione del potenziale economico della difesa delle loro invenzioni, in particolare a livello internazionale, con l’effetto della globalizzazione economica.

Ciò al contrario di quanto avviene in altri paesi quali Germania, Gran Bretagna e Olanda che però hanno normative che agevolano fortemente gli investimenti in materia di brevetti.

Ad esempio, la normativa tedesca è molto favorevole agli investimenti in tale campo con incentivazioni ai singoli dipendenti che progettano e presentano domande di brevetto per la registrazione. Il brevetto viene intestato al dipendente o collaboratore dell’azienda che fruisce di un premio qualora lo stesso generi fatturato per un arco temporale di 8 anni.

Invece in altri ordinamenti, quali quello inglese e olandese, le richieste di brevetto sono valutati come veri e propri "asset" aziendali con un aumento dell’accessibilità ai finanziamenti creditizi e all’appetibilità finanziaria quindi con maggiori probabilità di raccogliere investimenti da nuovi finanziatori.

Esemplificativa rispetto alla necessità e all’importanza di garantire adeguata tutela anche internazionale alle proprie invenzioni è la guerra dei brevetti, avvenuta negli Stati Uniti, tra Samsung ed Apple per sette lunghi anni, tra il 2011 ed oggi. Anche l’oggetto del contendere è la dimostrazione di come dei particolari a prima vista banali possono essere oggetto di contese per valori di milioni di dollari. Nel caso in questione si trattava della forma rettangolare dello schermo con bordi arrotondati, delle icone colorate su fondo nero e della possibilità di zoomare con le dita. Dopo alterne pronunce la Samsung è stata condannata a pagare quasi 540 milioni di dollari alla Apple. Anche il mondo economico si è diviso in due fronti: con Samsung i maggiori gruppi industriali hi tech (ad esempio Google, Facebook, Dell, Hp ecc.) per il potenziale effetto dilagante del contenzioso sulle infrazioni del design, e dalla parte di Apple i grandi marchi della moda e dell’industria, a difesa delle peculiarità dei loro marchi distintivi presso i consumatori.


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