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L’accertamento remoto nella guida in stato d'ebbrezza


Reati stradali. Guida in stato d'ebbrezza. Decorso di un intervallo di tempo tra la condotta di guida e l'esecuzione del test alcolemico
L’accertamento remoto nella guida in stato d'ebbrezza

Le presenti riflessioni traggono spunto da casi concreti, affrontati in sede penale, in occasione dei quali alcuni conducenti di veicoli sono stati sottoposti ad accertamento alcolemico dopo essere state coinvolti in un sinistro stradaleIn effetti, in caso di incidente (soprattutto con feriti), le forze dell’ordine hanno la facoltà di verificare le condizioni psicofisiche dei piloti coinvolti sottoponendoli all’etiltest.

Non essendovi, tuttavia, coincidenza temporale tra la verificazione del sinistro e l’accertamento etilometrico, diviene fondamentale verificare quale possa essere la validità di un esame eseguito dopo un certo lasso di tempo rispetto al momento in cui il soggetto si trovava alla guida.

Ed invero la questione emerge di assoluta rilevanza se si considera che il legislatore ha ritenuto di graduare il sistema sanzionatorio di questo reato sulla scorta dell’esito degli accertamenti strumentali volti a misurare la percentuale di alcol nel sangue del conducente. Orbene, la situazione non presenta problemi di sorta là ove, dopo l’incidente, le parti coinvolte restino sul luogo del sinistro in attesa dell’intervento dell’Autorità.

Il tempo “fisiologico” per consentire all’organo di polizia di recarsi sul posto in cui si è verificato l’incidente e di operare l’accertamento (in via esemplificativa in circa mezz'ora) non pone problematiche di sorta sul fatto che il tasso di alcol accertato, in riferimento alle ipotesi previste dalle lettere a), b) e c) del comma 2 dell’art. 186 c.d.s. possa indentificarsi con le condizioni psicofisiche del pilota nel momento in cui si trovava alla guida.

In buona sostanza, la semplice distanza temporale “fisiologica” tra il momento del fatto e quello dell’accertamento scientifico non è idonea, per ciò solo, ad inficiare il valore probatorio del rilievo effettuato.

La situazione, al contrario, cambia sensibilmente qualora, dopo il sinistro, uno dei conducenti si allontani e l’accertamento venga effettuato, in via esemplificativa, presso la residenza di quest’ultimo svariate ore dopo l’incidente. In tal caso, l’intervallo temporale di svariate ore decorso tra l’incidente e l’accertamento rende necessario, al fine di ricondurre il fatto in una delle ipotesi previste dall’art. 186 comma 2 lett. b) e c), la verifica della presenza di altri elementi indiziari.

Ed allora, la difesa di una persona che si sia allontanato dal luogo dell’incidente ed il cui tasso alcolemico si stato accertato qualche ora dopo il fatto non può prescindere dai seguenti passaggi:

  1. sotto il profilo probatorio, è onere dell’imputato dimostrare che il tasso accertato a distanza temporale dall’incidente non rientra nel range verificato successivamente dall’organo di polizia;

  2. è, pertanto, indispensabile dimostrare, sotto il profilo medico legale, mediante la ricostruzione della curva alcolemica sulla persona dell’indagato, l’incompatibilità tra il tasso accertato successivamente e quello che si sarebbe potuto appurare subito dopo l’evento infortunistico;

  3. parimenti è fondamentale provare che, tra il momento in cui si è verificato sinistro ed il successivo accertamento, è intervenuto un fatto che ha alterato l’andamento della curva alcolemica (ad esempio l’assunzione di alcol dopo l’incidente e prima dell’etiltest).

La predetta impostazione difensiva, nella presente fattispecie, porta, però, il legale incaricato a dover valutare con particolare attenzione decisioni strategiche particolarmente importanti. Non si può nascondere, infatti, che colui che si allontana dopo un incidente senza attendere l’arrivo dell’Autorità è visto con particolare diffidenza e sospetto da parte di chi è chiamato a giudicarlo.

Ed allora, chiamare a testimoniare una persona sul fatto che l’imputato abbia bevuto una sostanza alcolica dopo il sinistro e prima di essere sottoposto all’alcoltest comporta necessariamente la contestuale conferma di tale situazione sotto il profilo medico legale posto che, là ove vi fosse contrasto tra la deposizione ed il dato scientifico, chi è stato chiamato a deporre rischierebbe seri guai giudiziari.

Ed ancora, qualora l’imputato si fosse allontanato senza lasciare i propri dati in caso di sinistro con feriti e gli fosse stato contestato, con le modalità indicate, il solo reato di cui all’art. 186 c.d.s., potrebbe rischiare, nell’ipotesi in cui si decida di affrontare il processo, di vedersi contestato il reato di fuga ex art. 189 c.d.s..

Pur comprendendo, pertanto, lo stupore di chi non riesce a capire come si possa pervenire alla contestazione del reato di cui all’art. 186 c.d.s. in caso di “accertamento remoto”, pare doveroso richiamare l’attenzione sull’enorme responsabilità che ricade sul difensore il quale deve operare una scelta processuale che tenga conto di tutti i rischi connessi alla fattispecie esaminata.

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