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L'importanza della consapevolezza nella prevenzione alla corruzione


Per lottare veramente contro il fenomeno corruttivo è necessario assimilare e sanare le debilitazioni gestionali e organizzative dentro la p.a.
L'importanza della consapevolezza nella prevenzione alla corruzione

 

Prima di parlare di pianificazione, gestione di rischio, o prevenzione alla corruzione, vorrei fare un piccolo excursus storico tornando indietro agli anni 2012 e 2013, anni in cui sono state nate la importante legge anticorruzione 190, e, successivamente, il primo PNA.

Qui abbiamo avuto un grande salto di qualità nel contrasto alla corruzione in Italia. Siamo passati, diciamo, “a colpo d'occhio”, da una politica repressiva superata e incapace di agire direttamente sul cuore del problema, a una politica preventiva, che più organizzata e pianificata ha incluso anche come novità la responsabilità della pubblica amministrazione, dei dirigenti e dei dipendenti pubblici, tra gli altri cambiamenti positivi.

Cioè, la strada scelta dall’Italia è stata quella degli strumenti di pianificazione, perché per lottare contro il fenomeno corruttivo è quindi necessario assimilare e sanare le debilitazioni gestionali e organizzative dentro la propria pubblica amministrazione che potrebbero aiutare l’accoglimento di comportamenti antietici e fraudolenti. Qui abbiamo in realtà la lotta contro la parzialità dentro della p.a., una volta che la pubblica amministrazione, in tutti i suoi livelli, deve per forza di legge, anche per etica, moralità, buon andamento e d’accordo con i principi fondamentali previsti nella legge 241/1990, essere assolutamente imparziale.

In questo senso devo dire che l’Italia ha avuto anche un grande salto di qualità nel contrasto alla corruzione, prevenzione alla corruzione e vigilanza sui contratti pubblici con la nascita dell’ANAC (Autorità Nazionale Anti-Corruzione), che è stata creata con il compito di diminuire le opportunità che appoggiano la corruzione nella Pubblica Amministrazione. Insomma, con la legge anticorruzione 190, la nascita del PNA, impiantazione dei PTPC da parte delle singole pubbliche amministrazione, la gestione dei rischi e la pianificazione, si vede chiaramente un grande cambiamento in Italia in materia di contrasto alla corruzione.

Io, personalmente e soggettivamente, la vedo così: invece degli organismi di contrasto, come prima, aspettare “saltare” esternamente oppure internamente gli atti corruttivi reprimendoli, inizia l'era della prevenzione alla corruzione all’interno della propria pubblica amministrazione italiana, attraverso meccanismi di controllo e di monitoraggio, cercando di capire e di proteggere dentro la p.a. i punti più deboli e che erano da sempre i principali target dei corruttori e corrotti.

Questi punti sono stati indicati dall’ANAC dal primo PNA nato il 2013 a d’oggi, da sempre aggiornati d’accordo con le scoperte e il cambiamento della nostra società, anche a livello tecnologico.

Perché questo cambiamento di visione è stato importante in quel momento? Facile domanda di facile risposta, che faccio a me stesso. Il legislatore e le istituzioni di contrasto alla criminalità organizzata e alla corruzione in quella epoca, hanno capito che la migliore e più efficace repressione alla corruzione era la prevenzione a questo cancro dentro la propria p.a., perché i punti più deboli erano ovviamente le risorse pubbliche oriunde degli appalti e dei contratti pubblici. Ecco il rubinetto da stringere.

Ecco i punti strategicamente utilizzati dai corrotti e corruttori per appropriarsi indebitamente delle risorse pubbliche. Ecco il cambiamento di visione, cioè, abbiamo non solo i corruttori, ma i dipendenti pubblici corrotti, e uno non esiste senza l’altro. Qui, cambia tutto, perché inizia la lotta preventiva contro la corruzione dentro la propria p.a., perché il problema non è solamente all’esterno, è anche all’interno dell’ente.

Per concludere questa prima parte, perché il tempo disponibile non mi permette di approfondire molto il tema, vorrei dire che dal 2013 a d’oggi tutti i PNA e conseguentemente i PTPC sono stati successivamente aggiornati, migliorati e modificati d’accordo con le esperienze precedente oppure con le nuove leggi, come è successo nell’area di rischio sui contratti pubblici con la Legge 50 dal 2016. Cioè, in questi 8 anni, le istituzioni pubbliche nei tre livelli di potere della Repubblica Italiana, responsabili a osteggiare la corruzione in Italia, hanno cercato soluzioni e misure per contrastare con maggiore efficienza la corruzione. È tutto risolto? Assolutamente no!

Siamo ancora molto lontani della soluzione, perché la corruzione è un fenomeno molto difficile da capire e contrastare. La corruzione esisterà sempre, penso sia impossibile debellarla. Importante e fondamentale è capire dove sta il maggiore rischio di corruzione, ovviamente rispettando il maggiore volume delle risorse pubbliche in rischio, in difesa dell’interesse della collettività. Devo dire che in questi ultimi 8 anni, il contrasto alla corruzione in Italia, con le nuove politiche di prevenzione impiantate dopo la legge 190, il PNA e i PTPC, e tante altre legge, è stata veramente positiva, ovviamente comparando alla realtà repressiva e poco efficiente esistente prima dal 2012.

Non’è che stiamo nel paradiso della lotta contro la corruzione. Però, abbiamo bisogno, ad essere giusti, ricordare il passato e la realtà degli anni precedenti e pensare che le risorse che abbiamo a disposizione per contrastare la corruzione sono limitate, e che la criminalità organizzata e la mafia hanno più risorse e più meccanismi a disposizione che il proprio Stato.

Allora, cosa manca? D’accordo con quello che penso io, dopo aver studiato la materia e questo fenomeno che sta rovinando la nostra società, una delle principali armi che abbiamo a disposizione per ostacolare questo fenomeno è la trasparenza nella p.a.

La partecipazione popolare nelle decisioni attraverso i consigli comunali, la fiscalizzazione diretta dei cittadini coscienti dei lorodiritti in tutti gli atti della p.a. e nell’uso delle risorse pubbliche, sono fortissimi alleati delle istituzioni  nell'opposizione alla corruzione. E una p.a. che rispetta la trasparenza è una amministrazione esempio di “buon andamento”.

Sicuramente, oggi, i cittadini e la comunità non accettano più le decisione a “porte chiuse” dentro dei palazzi da parte di quelli che pensano che possono usufruire della loro posizione usando la funzione e la p.a. per soddisfare i propri interessi privati e degli “amici”. Non c’è più spazio nella nostra società per queste vecchie politiche di palazzi fatte dagli amici degli amici degli amici per i grandi amici.

Per quanto riguarda la pianificazione, che rappresenta la fase finale del PTPC, abbiamo 2 fasi: la trasparenza e la propria pianificazione. Come ho detto sopra, la trasparenza è fondamentale. I cittadini vogliono ed esigono essere informati di tutto ciò che succede all’interno della p.a., e ovviamente come la propria p.a. sta applicando le risorse pubbliche.

Non vorrei approfondire la Legge 241/1990, nel Decreto 33/2013 e nella Legge 97/2016. Però, l’accesso civico ai cittadini italiani, sia semplice, sia generalizzato, sono altre grande conquiste per la nostra società nel contrasto e prevenzione della corruzione e in difesa della trasparenza nella res pubblica. Altri istituti come conflitto di interesse, Pantouflage, Wistleblower, sono anche strumenti importantissimi che abbiamo a disposizione per contrastare la corruzione.

Però, per quanto riguarda obiettivamente la pianificazione, questa rappresenta la elencazione di attività che devono essere svolte nel tempo e anche pubblicazione obbligatorie che devono essere fatte entro determinate scadenze, da parte dei dipendenti pubblici all’interno della p.a. responsabile di questa funzione; vedo come fondamentale al vero ed effettivo funzionamento della “macchina” amministrativa, in questo senso, la formazione e la rotazione dei dipendenti pubblici.

Queste attività di pubblicazione obbligatoria nel rispetto della trasparenza e nel contrasto preventivo alla corruzione in Italia sono elencate dall’ANAC e sono decine. Il rispetto a queste regole sono un vero problema che abbiamo in Italia, perché i dipendenti pubblici, componenti chiave per fare valere effettivamente la strategia di ostacolo preventivo alla corruzione dentro della p.a., devono essere preparati e formati, di modo da essere capaci di svolgere la loro funzione.

Un altro grave problema che le autorità italiane hanno per “bloccare” la corruzione in Italia è che il 70% dei comuni italiani, cioè, 5600 città, hanno meno di 5.000 mila abitanti. Forse questa potrebbe essere la maggiore sfida italiana nel contrasto alla corruzione. Nella stragrande maggioranza dei casi i comuni italiani hanno un unico dipendente pubblico che svolge varie attività e non riuscirà mai a fare tutto ciò che deve fare e anche fare quello che esige l’ANAC.

Peggio ancora, quando in queste città italiane piccoline, con 500 o 1000 abitanti, tutti sono amici o parenti. Come capire e come separare l’amicizia delle decisioni imparziali? Come decidere i casi di conflitto di interesse, quando tutti i cittadini sono amici, parenti e addirittura frequentano le loro feste di famiglie? La sfida italiana è grande, non ho alcun dubbio. Quello che vorrei dire e sto dicendo è che possiamo avere tutti gli strumenti legali a disposizione. Tuttavia, senza i dipendenti pubblici preparati attraverso grossi corsi di formazioni e aggiornamento, diventeranno lettere morte, perché senza applicazione effettiva.

Anche la incapacità di rotazione del personale preparato dentro la p.a., per mancanza di dipendenti pubblici per svolgere certe funzione, è un grave problema. Sappiamo tutti quanti che importante strumento di prevenzione alla corruzione è il PTPCT, che è stato introdotto con Legge 190, in cui nella pubblica amministrazione c’è la possibilità di individuare le aree di rischio, la possibilità di analizzare il processo di lavoro dell’ente, di definire le misure di prevenzione e di definire le attività di monitoraggio e verifica sull’attuazione del piano.

Però, deve uscire dalle pagine “nero su bianco” e diventare una realtà. L’avanzo c’è, senza dubbio. Però, la sfida, penso io, è che sia applicabile nella vita reale. Quello che abbiamo oggi in Italia è una situazione molto più strategica e intelligente se comparata alla realtà poco efficiente che esisteva nel passato vicino.

E abbiamo bisogno avanzare, avanzare molto ancora, creando un corpo di dipendenti pubblici dentro le nostre p.a. capaci di fare veramente quello di cui abbiamo bisogno. Possiamo creare sistemi avanzati, usare la tecnologia, le belle leggi, dei grossi ordinamenti e delle bravissime regole, ma senza l’essere umano etico, con una morale esemplare, cosciente della sua importanza nel processo del contrasto e di prevenzione alla corruzione come modo di arrivare a una società più giusta e ugualitaria, non vinceremo la guerra contro la criminalità organizzata e contro la mafia.

Per concludere, perché lo spazio tempo non mi permette di approfondire di più, vedo che la corruzione è un fenomeno anche culturale e il migliore modo di contrastare la corruzione è il buon andamento della pubblica amministrazione, con la più ampia trasparenza possibile; con la più ampia partecipazione dei cittadini che conoscendo i dati potranno anche fiscalizzare le decisioni della p.a. e come vengono utilizzate le risorse pubbliche; applicazione delle misure preventive di contrasto alla corruzione all’interno della p.a., rispettando ovviamente le indicazione delle aree di rischio segnalate dall’ANAC; il pieno rispetto alla pianificazione, le sue scadenze, le pubblicazione obbligatorie e gli step dentro i sistemi amministrativi di controllo; avanzare nella formazione dei dipendenti pubblici; fare la rotazione dei dipendenti pubblici all’interno della p.a., come misura di protezione dell’istituto della imparzialità; e ovviamente rispettare tutti i principi e i valori fondamentali che devono sempre essere presenti nella vita della comunità e dentro la p.a., come: trasparenza, imparzialità, moralità, ragionevolezza, proporzionalità, probità e onestà.

È possibile sì vincere la sfida e la lotta contro la corruzione, però abbiamo bisogno di un cambiamento di mente nella nostra società, facendo quelli che hanno a disposizione le risorse pubbliche, i poteri decisionali e la responsabilità in nome della collettività per proteggere e curare l’interesse pubblico, che non è privato come pensano alcuni, esercitare la loro e sacrosanta funzione pubblica lavorando per il bene della società e della collettività.

Vorrei dire che le regole, le leggi e l’ordinamento giuridico di prevenzione e di contrasto alla corruzione li abbiamo già nelle nostre mani e a nostra disposizione. Però, manca l’effettiva applicazione di questi valori da parte dei cittadini, dei dipendenti pubblici e dei dirigenti. Manca per me la coscienza civile e l’applicazione dei doveri civici e morali inalienabili e imprescrittibili.

Manca senso di responsabilità, consapevolezza e cittadinanza nella nostra società!!!  

Scarpelli Dos Santos Reis, Luiz Gustavo, advogado e cittadino italo-brasiliano che agisce per il riconoscimento della cittadinanza in Italia per i Cittadini di Ceppo italiano Nati all'estero (Brasile, Argentina e Stati Uniti) e Legge sull'Immigrazione. È registrato in Brasile come Advogado presso il Consiglio Dell’Ordine degli Avvocati di MG, SP, RJ, ES e GO. È Membro e giurista dello IAMG - Istituto degli Advogados di Minas Gerais, Brasile. In Europa è Membro del Council of Bars and Law Societies of Europe. In Italia è Advogado iscritto come Avvocato Stabilito nell'Albo dell’Ordine degli Avvocati di Roma e nell'Albo del Consiglio Nazionale Forense d’Italia. In Portogallo è advogado iscritto al Consiglio di Coimbra dell'Ordine degli Avvocati Portoghese. Fondatore della Catena del Bene nella cittadinanza italiana su YouTube, ha aiutato migliaia di persone vittime della criminalità organizzata in Brasile e in Italia.

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