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L’infedeltà finanziaria: mentire è come tradire?


Se un coniuge nasconde all'altro le proprie capacità economiche si tratta di "tradimento"?
L’infedeltà finanziaria: mentire è come tradire?

 

Nelle scorse pubblicazioni, parlando di separazione dei coniugi, abbiamo indicato come una delle principali cause il tradimento.

Il primo pensiero va di solito all’adulterio che, come visto, si può configurare anche nel caso del tradimento “virtuale”. Si tratta di un caso peculiare che, tuttavia, rimane sempre nella sfera che potremmo definire strettamente sentimentale.

Ma esistono altre forme di tradimento giuridicamente rilevanti?

 

 


Litigare per i soldi: il caso dell’infedeltà finanziaria

Le modalità di impiego del denaro sono tra le fonti più comuni di disaccordo per le coppie.

Socrate diceva che “tutte le guerre sono combattute per denaro” e a quanto pare, questo principio può applicarsi anche alla vita matrimoniale dove le questioni economiche hanno, purtroppo la loro incidenza e possono costituire il motivo della rottura di un matrimonio.

 


Cos’è l’infedeltà finanziaria

E’ necessario premettere che il termine «infedeltà finanziaria» non ha origine codicistica ma è frutto di elaborazione dottrinale.

Possiamo dire che, in generale, costituisce condotta integrante infedeltà finanziaria ogni segreto che un coniuge serba all’altro sulle proprie capacità economiche.

 

 

Quali comportamenti integrano l’ipotesi di infedeltà finanziaria?

Le condotte che possono costituire infedeltà finanziaria sono molteplici:

- Acquisti effettuati di nascosto;

- Risparmi accumulati ed occultati;

- Bugie sull’effettivo ammontare dello stipendio;

- Possesso di conti correnti clandestini sconosciuti al coniuge e/o carte segrete;

- Debiti taciuti.

 


I motivi dell’infedeltà finanziaria

Nel film “Il Principe cerca moglie” diretto da John Landis, Eddie Murphy interpreta l'erede al trono di un ricco stato africano che va a New York alla ricerca del vero amore, fingendosi uno studente povero e lavora in un fast food.

In questo caso, la condizione di agiatezza economica viene celata alla futura moglie per un fine nobile: la ricerca di un amore sincero non condizionato dal suo stato nobiliare.

Ma si tratta di una favola. Nella realtà di tutti i giorni le sorprese sulle vicende economiche sottaciute dal partner hanno, di solito, risvolti più amari.  

Ma cerchiamo di capire cosa può spingere un coniuge a mentire su vicende finanziarie.

La casistica è piuttosto ampia.

Ho individuato 6 principali motivi:

1) L’esigenza di soddisfare vizi nascosti: gioco d’azzardo, scommesse sportive, pornografia, alcool e droghe. Questa è una tendenza prevalentemente maschile.

2) L’inclinazione a nascondere spese extra come abbigliamento, cosmetici, trattamenti di bellezza o estetici, comportamento di solito attribuibile maggiormente alle donne. Rimando sul punto al prossimo articolo sullo shopping compulsivo come motivo di addebito.

3) L’incapacità di affrontare il disagio ed il sentimento di vergogna causato dall’esistenza di debiti o difficoltà economiche.

4) Il desiderio di avere il controllo sulle proprie finanze.

5) La volontà di conservare una supremazia psicologica ed economica sull’altro coniuge.

6) Mancanza di comunicazione o disinteresse da parte del coniuge. Non sono rari i casi in cui la separazione dei compiti porta uno dei coniugi ad avere un atteggiamento di noncuranza rispetto alle questioni economiche che vengono demandate interamente all’altro.

 

 

Il diritto alla privacy e il confine tra la libertà e infedeltà finanziaria

Ma veniamo al nocciolo della questione. Esiste il diritto del coniuge a sapere quanto l’altro guadagna o quanti soldi ha a disposizione sul conto corrente?

In punto di diritto, non esiste alcun obbligo di comunicare al coniuge quanto si guadagna o quanto denaro è depositato sul conto corrente personale, atteso che il diritto alla privacy si applica anche ai rapporti tra marito e moglie.

Ne consegue che ognuno può esigere il rispetto della sua privacy anche a livello finanziario.

Tradotto in soldoni: non c’è l’obbligo di presentare alla moglie la busta paga o al marito lo scontrino della spesa.

 

 

Un'altra prospettiva

Tuttavia, la risposta può essere diversa se si cambia prospettiva, analizzando la questione sotto il profilo dei doveri imposti dal matrimonio, con particolare riferimento all’obbligo di contribuire ai bisogni della famiglia ed anche al dovere di fedeltà.

Nello specifico, l’art. 143 c.c. statuisce che “entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia”.

Lo stesso obbligo è previsto dal combinato disposto degli articoli 147 e 148 c.c. rispetto al mantenimento dei figli cui ciascun coniuge è tenuto a concorrere sempre con lo stesso criterio.

Questo è un punto centrale.

Infatti, l'infedeltà finanziaria, dunque, potrebbe essere utilizzata da uno dei coniugi come strumento per contribuire in misura inferiore a quanto realmente dovuto secondo le sue possibilità.

Nella pratica potrebbe accadere che uno dei coniugi sottostimando la capacità reddituale o finanziaria dell’altro sia indotto a sobbarcarsi più spese o a fare rinunce non necessarie, provocando così uno sbilanciamento nella contribuzione dei coniugi e quindi un concorso degli oneri non in linea con la previsione di cui all’art. 148 c.c.

Ovviamente il dibattito non è sulla opportunità o meno di fare risparmio, avendo il legislatore lasciato i coniugi liberi di autodeterminarsi sugli aspetti relativi all’organizzazione della famiglia.

Quel che connota i casi di infedeltà finanziaria è che il risparmio avviene ad esclusivo vantaggio del coniuge “infedele” ed a discapito e, soprattutto, all’oscuro degli altri componenti del nucleo familiare.

Si tratta di una vera e propria distrazione in danno della famiglia.

Ma c’è un aspetto che secondo il mio punto di vista è ancor più rilevante che attiene alla violazione del dovere di fedeltà.

In “Al di là del bene e del Male” Friedrich Nietzsche afferma: “non sono infastidito dal fatto che tu mi abbia mentito, sono infastidito perché d’ora in poi non posso più crederti".

La citazione cade a pennello perché è proprio quello l’effetto che si verifica nei casi di infedeltà finanziaria. Il coniuge perde la fiducia e questo può ripercuotersi in tutti gli altri ambiti della vita matrimoniale.

Come sottolineato nella scorsa pubblicazione, il dovere di fedeltà non è limitato alla sfera sessuale ma oggi deve essere inteso in un più ampio obbligo di lealtà, di correttezza e di solidarietà.

In questa prospettiva il dovere di fedeltà si sostanzia anche in un obbligo d’informazione in merito alla propria condizione finanziaria, affinchè i coniugi abbiano tutti gli elementi   necessari per poter determinare, insieme e con consapevolezza, le scelte da compiere nell’interesse della famiglia.

Ne consegue che, a mio parere, le condotte di infedeltà finanziaria sopra elencate sono idonee a configurare una violazione dei doveri matrimoniali tali da legittimare la richiesta di addebito.

 

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