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L'invarianza idraulica


Trasformare il limite quantitativo allo scarico delle acque di pioggia in opportunità di risparmio
L'invarianza idraulica

Probabilmente non tutti nella loro vita hanno sentito parlare di invarianza idraulica. Solamente, infatti, coloro che hanno ampliato qualche edificio, costruito parcheggi, eseguito lottizzazioni o pianificato lavori su opere di regimazione delle acque (anche private) si sono scontrati con la richiesta di non aggravare il pericolo idraulico del territorio oggetto di intervento.

Cosa significa tale richiesta? Nel Veneto, ma anche sul resto del territorio nazionale, la Regione, attraverso il suo piano di tutela delle acque, ha sancito che l'uso del suolo non può subire alcuna trasformazione che causi una maggiore portata d'acqua scaricata nei corpi idrici ricetttori (canali, fossi, laghi, laguna, fiumi, ecc...) a seguito delle piogge. E' bene, infatti, ricordare che la trasformazione di una area agricola o di terreno nudo in zona asfaltata o coperta da un tetto produce almeno due effetti negativi:

1. l'aumento del volume di acqua piovana non assorbita dal terreno e, quindi, in capo alla fognatura o ai canali, fiumi o fossi;

2. l'aumento della velocità con cui questo volume viene generato e di conseguenza l'aumento della portata liquida (volume di acqua al secondo).

Nel caso di parcheggi o strade è da aggiungere a quanto detto sopra lo sversamento di metalli pesanti, idrocarburi, gomme, polveri sottili e altri composti considerati nocivi per l'ambiente e la salute.

Che fare? Premesso che esistono alcune differenze tra le varie regioni nei criteri di calcolo idrologico e idraulico, la tecnica e la buona progettazione possono trasformare il problema di adempimento degli obblighi in soluzioni eleganti e estremamente convenienti di risparmio energetico e idrico.

In prima battura va detto che la limitazione quantitativa allo scarico si traduce in gran parte dei casi in una limitazione della portata che è possibile scaricare nel corso d'acqua dopo l'intervento. I consorzi di bonifica, delegati a produrre il loro parere idraulico al comune che rilascia il titolo autorizzativo all'intervento, si esprimono generalmente in limiti di portata massima. Tipico è il vincolo di 5 o 10 litri al secondo per ogni Ettaro di territorio interessato. Che fare del resto dell'acqua che piove dal cielo? Le soluzioni progettuali possono spaziare dall'infiltrazone nel terreno (solo nelle zone in cui ciò sia tecnicamente possibile) alla creazione di volumi di "laminazione" o immagazzinamento temporaneo. Nel secondo caso sono particolarmente interessanti le esperienze di riciclo dell'acqua proveniente dai tetti per biopiscineanti-incendio, scarichi dei WC, irrigazione delle aree verdi e delle colture agricole, lavaggio delle auto o altri mezzi, ecc. Anche per la gestione delle acque dilavate dalle piattaforme di parcheggio la fantasia del progettista può tenere conto di fitodepurazione (depurazione e riciclo dopo trattamento con piante) o con depurazione chimico fisica. Ancora più interessanti sono le soluzioni possibili per l'approntamento dei volumi di invaso attraverso la modellazione del terreno, che crea soluzioni architettornicamente e funzionalmente vantaggiose, o il sovradimensionamento delle opere di fognatura rispetto alla sola funzione di raccolta e traporto dei volumi.

Ing. Alessandro De Zanche

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