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La sola dichiarazione della vittima non legittima l'arresto in flagranza


Per l'arresto in flagranza del presunto colpevole è necessario anche il rinvenimento di tracce pertinenti al reato e collegate all'indiziato
La sola dichiarazione della vittima non legittima l'arresto in flagranza

Già nel 2015 la Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite aveva escluso che la polizia giudiziaria potesse eseguire l’arresto del presunto responsabile di un reato solo sulla base delle informazioni ricevute dalla vittima nell’immediatezza del fatto.

Nel caso di specie, la persona offesa aveva fornito agli inquirenti le generalità del colpevole e le Sezioni Unite avevano ritenuto assente lo “stato di quasi flagranza” che “…presuppone la immediata ed autonoma percezione, da parte di chi proceda all’arresto, delle tracce del reato e del loro collegamento inequivocabile con l’indiziato” (sentenza n. 39131/2015 del 24/11/2015).

Con la sentenza n. 37303/2019 del 14/06/2019, depositata il 6/09/2019, la Corte di Cassazione, Seconda Sezione Penale, nel ribadire il suddetto orientamento, ha affrontato un caso simile ma ben più circostanziato rispetto a quello deciso nel 2015.

Nel marzo 2019 un soggetto era stato tratto in arresto a distanza di soli cinque minuti dalla consumazione di una rapina ai danni di una donna, dopo essere stato inseguito ed identificato dalla Polizia non lontano dal luogo del fatto.

In quest’ultimo caso il colpevole era stato fermato e facilmente individuato grazie a una precisa descrizione fornita dalla vittima, con specifico riguardo agli indumenti indossati durante lo scippo.

Durante il brevissimo tragitto per inseguire il colpevole, la Polizia aveva, inoltre, rinvenuto la borsetta strappata di dosso alla vittima e contenente le sue carte personali.

In questo caso, la Seconda Sezione Penale della Cassazione ha ritenuto sussistere lo stato di “quasi flagranza” ex art. 382 c.p.p., considerato il breve lasso temporale intercorso tra la denuncia sporta dalla persona offesa e dai suoi familiari e l’arresto dell’aggressore, avvenuto “immediatamente” dopo la consumazione del reato, come richiesto dalla disposizione normativa in commento.

Ulteriore requisito necessario per l’arresto, sussistente nel caso in esame, è l’inseguimento del colpevole ad opera della Polizia subito dopo la commissione del fatto e il rinvenimento sulla sua persona di “cose o tracce” pertinenti al reato, consistenti nel vestiario, specificamente descritto dalla vittima e non nelle sole generalità, come, al contrario, accaduto nel caso esaminato con la sentenza del 2015.

Per tale ragione con la sentenza n. 37303/2019 la Corte di Cassazione ha ritenuto legittimamente operato l’arresto e, conseguentemente, respinto il ricorso presentato avverso l’ordinanza che lo aveva convalidato, ritenendo integrati i presupposti della “quasi flagranza del reato”, come disciplinati dall’art. 382 c.p.p.

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