La ex moglie ha perso il diritto al mantenimento?


In caso di separazione o divorzio, se l’ex-coniuge è in grado effettivamente di lavorare, l’altro coniuge non dovrà più versare il mantenimento
La ex moglie ha perso il diritto al mantenimento?
La legge prevede che il giudice della separazione o del divorzio possa, su istanza di una parte, determinare un assegno periodico a favore del coniuge economicamente più debole e necessario per il suo mantenimento sempre che a quest’ultimo non sia stata addebitata la separazione o il divorzio.
La funzione di questo strumento è quella di tentar di garantire al coniuge istante un tenore di vita simile a quello tenuto durante il matrimonio.
Per decenni si sono succedute sentenze di condanna (nella stragrande maggioranza dei casi) a carico degli ex-mariti a versare assegni di mantenimento all'ex coniuge sulla scorta di retaggi culturali che vedevano la donna soggetto "economicamente più debole" dell'uomo, o anche su semplici presunzioni che avallavano tesi di impossibiità lavorativa da parte di donne per il semplice fatto che le stesse durante il matrimonio non avevano mai lavorato.

Il nostro codice stabilisce che nel determinare l’ammontare dell’assegno il giudice deve tener conto anche della capacità di guadagno del coniuge richiedente.
L’indagine deve essere concreta non soltanto astratta (cioè dovrebbe essere fatta una verifica ad esempio sulle possibilità effettive di lavoro che al coniuge richiedente si prospettano).
Questo esame è fondamentale per capire se esiste veramente uno stato di bisogno del coniuge richiedente e se lo stesso è oggettivamente impossibilitato a lavorare.
Nel corso degli ultimi anni si assite ad una lenta inversione di tendenza nel disporre sull'assegno di mantenimento, anche alla luce delle evidenti rivoluzioni socio-economiche.
I giudici non possono più ignorare il venir meno del divario tra uomo e donna in ambito lavorativo e sopratutto non possono più caricare in modo quasi automatico l'assegno di mantenimento a carico di un coniuge "solo" perchè l'altro l'altro non lavora.
La stessa giurisprudenza di legittimità evidenzia l’importanza dell’indagine sulla reale attitudine al lavoro del coniuge istante oltre che la considerazione di altre utilità che lo stesso possa avere e che siano economicamente rilevanti (immobili da porre a rendita, ecc).

Una importantissima conferma in tal senso è arrivata recentemente dalla Suprema Corte che con la sentenza n. 11870 del 9 giugno 2015 ha negato l’assegno di mantenimento ad una moglie poiché aveva la capacità di lavorare, seppur con un’attività saltuaria. Questa non aveva infatti specificamente dimostrato l’impossibilità oggettiva di trovare un lavoro. Pertanto il Giudici hanno giustamente stabilito che nessun diritto al mantenimento spettasse alla donna a carico del marito il quale, tra l’altro risultava anche disoccupato.

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