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La favola del "Decreto Semplificazioni"


Qualche giorno fa l'AdE ha emanato la circolare numero 7E che mette la parola fine alla diatriba sul tema Superbonus 110% e abusi edilizi. Vediamo nel dettaglio
La favola del "Decreto Semplificazioni"

Qualche giorno fa, precisamente il 25 Giugno 2021, l'AdE ha emanato la nuova circolare numero 7E che mette la parola fine alle tante chiacchiere sul tema Superbonus 110% e abusi edilizi. L’emanazione del Decreto Semplificazioni bis, studiato per facilitare l’accesso al Superbonus, aveva convinto tanti professionisti e committenti della possibilità di applicare la detrazione del 110% anche su edifici con difformità urbanistiche e catastali. In questo articolo dimostrerò esattamente cosa dice l'Agenzia delle Entrate e perché non esiste più alcun margine per i dubbi e speculazioni.

La circolare numero 7E dell'Agenzia delle Entrate

La nuova circolare numero 7E, emanata dall'Agenzia delle Entrate il 25 Giugno 2021 è un documento molto corposo nato come supporto per gli operatori dei CAF e per i professionisti che rilasceranno il visto di conformità ed infine come supporto per i responsabili degli accertamenti dell'Agenzia delle Entrate che avranno il comito di verificare la correttezza delle detrazioni dei cittadini che utilizzeranno il Superbonus.

Opere edilizie difformi

Naturalmente la circolare tratta diversi argomenti ma ci soffermeremo solo sul tema delle opere edilizie difformi. Prima di entrare nel dettaglio però, è opportuno fare con un piccolo passo indietro al Decreto Semplificazioni bis, il cui articolo 33 sostituisce il comma 13-ter dell'articolo 119 del Decreto Legge 77 del 31/05/2021. Il nuovo testo dice che gli interventi previsti dal Superbonus, tranne quelli di demolizione e ricostruzione, sono classificati come interventi di Manutenzione Straordinaria e sono realizzabili mediante CILA (comunicazione di inizio lavori asseverata) senza la verifica dello stato legittimo che, fino ad ora, stava bloccando il Superbonus. Quindi, in seguito al Decreto Semplificazioni è possibile avviare un cantiere di Superbonus presentando una semplice CILA, senza verificare la conformità urbanistica, dando immediato avvio ai lavori, con un procedimento che in questo caso si dice “a 0 giorni”.

Ad una attenta lettura della complessa normativa che orbita intorno ai bonus fiscali e alla normativa urbanistica, si evince invece che procedendo in questo modo, ci si potrebbe trovare a gestire enormi problematiche sia per il procedimento autorizzativo che fiscale.  

Veniamo alla circolare 7E che, nel paragrafo “Titoli Abilitativi”, ricorda ai lettori le autorizzazioni urbanistiche che bisogna avviare per poter accedere alle detrazioni, questo che si tratti di Superbonus o di altre agevolazioni. La circolare riepiloga in ordine di importanza i cinque casi che possono capitare a seconda del tipo di intervento che si attua:

  1. attività di edilizia libera, ossia interventi edilizi per i quali non è richiesto alcun titolo abilitativo e non è prevista alcuna specifica comunicazione, questo prevalentemente il caso delle opere di manutenzione ordinaria;

  2. attività edilizie soggette a “Manutenzione Straordinaria”, ossia opere che devono essere precedute da una CILA (comunicazione di inizio lavori asseverata), a firma di un tecnico con la quale si comunicare al Comune, prima dell’avvio dei lavori, l’entità degli interventi da eseguire;

  3. attività edilizia e soggetti a “SCIA” (segnalazione certificata d'inizio attività) nelle quali ricadono tutte le opere che non rientrano nelle altre categorie, quindi non sono né attività di edilizia libera nè soggette a CILA e per le quali non occorre il permesso di costruire o la super scia;

  4. attività edilizia soggette a “super SCIA”, ossia interventi edilizi per i quali, in base alla normativa Statale o Regionale si può ricorrere alla segnalazione certificata d'inizio attività in via alternativa o sostitutiva rispetto al permesso di costruire;

  5. attività edilizia soggette a Permesso di Costruire, ossia tutti quei casi indicati all'articolo 10 del DPR 380/2001, il T.U. dell'Edilizia come Nuove Costruzioni, Ristrutturazioni Urbanistiche e Ristrutturazioni Edilizie.

La circolare numero 7E evidenzia due situazioni che possono determinare o meno la decadenza dal beneficio, la decadenza comporta la restituzione delle detrazioni di cui si è beneficiato più le sanzioni e gli interessi. A titolo di esempio, se i lavori del Superbonus costano 100.000 euro, si dovranno restituire 110.000 euro dell'importo dei lavori ossia il 110%, fino ad altri 220.000 euro di sanzioni più gli interessi. In pratica, in caso di contestazione, ci si troverà a dover restituirne dai 330 ai 350 mila euro.

Secondo la circolare numero 7E però bisogna fare una distinzione tra due casistiche. Se ad esempio si tratta di un problema procedurale, come l’ottenimento di un titolo abilitativo errato (richiedendo una CILA invece di una SCIA) ma le opere realizzate sono conformi alle norme urbanistiche e ai regolamenti edilizi Comunali, il tecnico potrà sanare questa situazione ed il committente non perderà i benefici del Superbonus. Se invece vengono realizzate opere difformi dal titolo abilitativo o in contrasto con gli strumenti urbanistici ed il regolamento edilizio, allora la procedura non è sanabile e si perderanno i benefici fiscali come previsto dalla circolare numero 57 del 24/02/1998 paragrafo 7.

Se ancora ci fossero dei dubbi quindi la circolare 7E, emanata dall'Agenzia delle Entrate il 25 Giugno 2021, chiarisce una volta per tutte l’impossibilità di utilizzare il Superbonus in presenza di difformità urbanistiche senza incorrere nel rischio di vedersi revocata la detrazione. Più volte l'AdE e la giurisprudenza hanno confermato questa linea di pensiero, vedasi la recente sentenza numero 27993 del 2020.

L’invito è quindi quello di evitare i tecnici che bypassano le verifiche urbanistiche e procedono con una semplice CILA perché “così dice il Decreto Semplificazioni”, senza avere la certezza che l’edificio sia perfettamente conforme dal punto di vista urbanistico.

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