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Breve storia della grafologia giudiziaria


La grafologia giudiziaria è una disciplina che ha incrementato nel tempo il suo contributo alla legalità...
Breve storia della grafologia giudiziaria

 

La grafologia è una disciplina che studia la scrittura e da questa trae le informazioni per comprendere e disegnare il profilo di personalità dello scrivente.

La metodologia d’indagine parte dal presupposto che lo scritto sia, come tutti i comportamenti dell’individuo, il risultato di un complesso lavoro di interconnessione tra sistemi emozionali e neurocorticali.  

I due sistemi operano in modo semi-indipendente e comunicano tra di loro costantemente, ma possono svolgere alcune funzioni in modo inconsapevole o inconscio durante le quali essi non comunicano.

Per trovare la correlazione tra scrittura e personalità non si può prescindere dai contributi fondamentali delle neuroscienze e della loro costante evoluzione.

Nel processo romano l’elemento soggettivo era considerato prevalente su quello oggettivo.
Il concetto di perizia – che attiene proprio all’obiettività dei reperti – ebbe pertanto difficoltà ad affermarsi.

Il primo riferimento alla categoria dei “periti” - di cui si ha notizia certa - si trova comunque nella Lex Cornelia de falsis (81-79 a.C.), promulgata da Lucio Cornelio Silla e nata nella Roma antica per combattere la piaga della falsificazione dei documenti pubblici ed originariamente legata alla sola contraffazione dei sigilli (signa) per essere estesa poi alla falsificazione delle manoscritture (chirografum) in generale e dei testamenti in particolare.

Per tale ultima fattispecie erano previste diverse figure che riguardavano l’intero testamento (sottrazione, occultamento, furto) o solo parti di esso (cancellazione o modifica di parole).

Marco Tullio Cicerone, in quella che è considerata l’ultima delle sue opere filosofiche - il De officiis -  cita un caso di falsificazione messo in atto da Marco Grasso e Quinto Ortensio, che, pur consapevoli della falsità di un testamento, avevano beneficiato dei vantaggi economici da esso derivanti.

Ma per trovare un vero Corpus normativo che darà fondamento alla teoria giuridica della perizia, bisogna arrivare a Giustiniano nel 530 d.C.

Nell’epoca carolingia, attorno all’anno 800 d.c., il ruolo di periti e di arbitri, veniva svolto dagli “Scabini” - esperti di diritto - che avevano preso il posto dei “Rachimburgi” che nel sistema giudiziario dei Franchi affiancavano il giudice nell’istruzione e nella definizione della vicenda giudiziaria.

Nel 1240 l’istituto peritale appare nelle “Costitutio” di Federico II, ma per la sua affermazione legale si deve arrivare alla “Costitutio criminalis” di Carlo V nel 1532.

Utilizzando la tecnica di comparare le singole lettere per stabilire se due scritture provenissero dalla stessa mano, Lorenzo Valla riuscì a smascherare, nel 1440, la c.d. “Donazione di Costantino”, forse il più famoso falso della storia.

Si trattava di un documento apparentemente risalente al secolo VIII° e probabilmente creato nel monastero francese di Saint Denis, con il quale l'Imperatore Costantino avrebbe messo nelle mani della Chiesa di Roma il potere dell'Impero romano.

Anche per fissare i requisiti di ammissione alle corporazioni dei maitres-escrivans-experts-jures, nacque nel 1570 a Saint Germain de Pres, in Francia, la Comunità di scrivani esperti verificatori che nel 1601 Enrico IV, formalizzò, conferendole la “patente” di abilità professionale.

Se la prima opera in materia peritale grafica è considerata quella di François Demelle del 1609, il medico italiano Camillo Baldi, considerato il precursore della grafologia, nel 1622 pubblicò il trattato Come da una lettera missiva si cognoscano la natura e la qualità dello scrivente relativo alla correlazione tra carattere ed atto scrittorio.

Proprio nel Seicento i reati attinenti la scrittura aumentarono sensibilmente rispetto al passato ed in ambito processuale, venne posta particolare attenzione agli aspetti materiali della scrittura: la tenuta della penna, la sua temperatura, l'inchiostro e la carta.

Nell'esame delle scritture si cominciò a tener conto anche degli accidenti, cioè delle modificazioni originate da cause sia esterne che interne all'autore dello scritto.

Vennero anche precisati i vari tipi di falsificazione che si potevano presentare nella prassi: per delucidazione, per imitazione, per “spolvero”.     

La pietra miliare della perizia scritturale è posta dall’opera Traitè des inscriptions en faux et reconnaissances d'ecriture et signature par comparation et autrement di Jacques Raveneau nel 1666, che per molto tempo rappresenterà il principale punto di riferimento in materia.

Dopo di lui fiorirono una serie di seguaci e innovatori, cosi nel 1698 Etienne de Blegny propose un metodo valido per tutte le verifiche scritturali.

Seguirono Vallain nel 1774, de Renusson nel 1700, d’Autrepe sempre nel 1700, Serpillon nel 1774, Jumel nel 1790.

Nel 1727 Re Luigi XV fondò l'Accademia Reale di Scrittura per rafforzare la Comunità e arginare il discredito in cui essa era precipitata poiché a causa della decadenza morale dei maestri scrivani, molti di essi si erano trasformati in abili falsari senza scrupoli.
L’Accademia fu soppressa nel 1776 da Turgot e ricostruita in seguito per essere abolita definitivamente nel 1791, unitamente alle altre corporazioni del settore.

Il Guiral dirà che il metodo calligrafico che trionfa all’inizio del secolo XIX°, è un sistema “puerile, ridicolo e insufficiente” che pretende di attribuire uno scritto sulla base di semplici somiglianze letterali esteriori.

I risultati sono in effetti piuttosto scadenti, poiché si susseguono una serie di insuccessi clamorosi come il caso La Roncerè nel 1835, la Boussiniere nel 1891 e - su tutti - il famoso caso Dreyfus nel 1894, in cui il perito Alphonse Bertillon nel 1897 si accanì a sostenere la responsabilità dell’imputato.

Sulla scorta di Bertillon, il Frazer nel 1899, il Langenbruch nel 1914 e il Locard nel 1920 proposero il metodo grafometrico, un sistema più sviluppato, basato su una fitta serie di misurazioni e rapporti tradotti in istogrammi comparabili.

Infine l’Humbert nel 1910 e T.S.Lewinson nel 1942 teorizzarono un metodo grafo-metrico misto basato su quotazioni di specie grafologiche.

Attorno al 1900, la perizia si giovò del benefico apporto sperimentale di ricerche scientifiche multidisciplinari, quale espressione di una mentalità razionale in reazione alla confusione metodologica vigente.

Dalla fisica vennero quindi i contributi di Binet-Courtier (1893), Kreapelin (1882), Ferrari, Hericourt (1885), Richet, Allport-Wernon (1933), Galton (1883), Freeman (1923), McAllister-Drever (1913), Malespine (1925) Edison (1930), Bill-Stroud (1930), K.Roman (1931), Saudek (1934) e Gemelli (1940).

Dalla fisiologia giunsero i risultati delle ricerche di Preyer-Meyer (1890), Periot (1957), Pophal (1949).

Dalla psicologia, i contributi principali di Crepieux-Jamin (1929), S. Pellat (1927), Klages (1950) e Pulver (1953) che aprì la strada all’affermazione della grafologia peritale che avrà il suo culmine, soprattutto in Italia, con l’opera di Girolamo Moretti (1914) e Marco Marchesan (1955).

Rilevanti furono anche gli apporti della scuola pragmatica tedesco-anglo-americana di Schneychert (1900), Bishoff, Osborn (1929), Hilton (1956), Harrison (1958), Locard (1929), Breewster (1932), Gayet (1961).

Col sorgere degli istituti di indagini tecniche della Polizia Italiana, sorse un indirizzo peritale sulle tracce del Bertillon, reinterpretato da Salvatore Ottolenghi nel 1890, il quale - pur prendendo atto dei principi grafo metrici, delle tavole di probabilità e correlazione del Bertillon – ne precisò e completò la portata fino a tradurli in un sistema organico e scientifico.

Ma i maggiori progressi nel settore peritale provengono dalle ricerche puramente grafologiche, nate dalla nebbia di un criticato intuizionismo, ma cresciute in prosieguo per l’apporto multidisciplinare scientifico di cui esse stesse si giovarono.

Emergono soprattutto i nomi di Camillo Baldi (1622) e M.A. Severino (1580), Lavater (1770), Hocquart (1812), Henze (1862), Delestre (1866), per culminare l’abate Michon (1875), che prelude alla figura di Crepieux-Jamin (1829) il maggiore autore francese che riunì a sistema unitario ed organico le intuizioni del Michon attorno a principi e sistemi di base che daranno fondamento scientifico alla moderna perizia grafologica.

Nella schiera di studiosi,  accanto a Crepieux, si distinsero e seguirono percorsi paralleli e integrativi, il Klages, con il concetto di ritmo, i principi e leggi, il Pulver con il simbolismo di campo, il Saudek che arricchì l’ottica grafologica con apporti tecnico sperimentali, il Periot con la sua impostazione neuro fisiologica, il Pophal con la correlazione neuro-fisio-stratigrafica del gesto, W.Hegar con la preziosa teoria del tratto, per culminare nella visione originale, inedita e multidisciplinare di Girolamo Moretti (1879-1963) – fondatore della grafologia italiana – cui seguirà la rielaborazione accademica di Marco Marchesan (1955) con i fondamenti e leggi della Psicologia della Scrittura.

Dopo tale excursus è importante rilevare che la perizia su scritture e documenti si sia talmente evoluta dagli inizi ad oggi da passare da una fase per così dire intuizionistico-formale a vera e propria scienza, perché fondata su requisiti di rigore, oggettività, criteri di protocollarità, aventi ad oggetto repertualità osservabili, dimostrabili, confrontabili, interpretabili e riconducibili normalmente alla loro matrice genetica.

 

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