La mia vita non cambierà mai!


Le aspettative che bloccano il cambiamento. Ansia e paura come segnali di stati emotivi più complessi
La mia vita non cambierà mai!

Capita di vivere delle fasi in cui non si vedono alternative positive per il futuro, in cui i pensieri negativi portano al disfattismo. Ci sentiamo stretti in una morsa e non riusciamo a trovare delle possibilità di cambiamento perché ogni cosa sembra difficile, impossibile e se pure si riuscisse a farla sarebbe fallimentare.

Questa è una descrizione generica nella quale molti di noi possono identificarsi.

Questa condizione genera malessere: non si è pienamente soddisfatti della propria vita, ma non si riesce a far nulla per modificare la situazione, anzi ci si ritrova invischiati in schemi comportamentali ripetitivi e/o disfunzionali. Si vive uno stallo.

Lo stallo è una fase fisiologica, se transitoria, perché è il segnale di un disagio, di una problematica che riguarda altri aspetti della nostra vita di cui dobbiamo prendere consapevolezza. Ha anche dei vantaggi perché consente di non esporci al cambiamento che ci spaventa.

Lo stallo spesso indica che è accaduto un evento che ha modificato l’equilibro precostituito e, spesso, è proprio il modo con cui riusciamo a fronteggiare il colpo.
Se dura a lungo, però, ha degli effetti negativi, perché può cristallizzare un’immagine di noi stessi come “Inadeguati”, “Senza risorse”, un’immagine di noi stessi che ci fa vivere condizionati e dipendenti…dipendenti da paure e ansie di fallimento.

Provoca, cosi, un disagio profondo di cui  spesso non riusciamo a comprendere il significato e che potrebbe sfociare anche in disturbi affettivi (Ansia, Depressione) in comportamenti compulsivi che intaccano il nostro equilibrio psico-fisico, la nostra vita e le nostre relazioni.

Se ci sentiamo pessimisti, ansiosi, a volte arrabbiati anche senza motivo, è possibile che questo stato sia indicativo di uno stallo. Accettiamolo.

Accettarlo significa che non siamo improvvisamente incapaci o predestinati al fallimento, ma che siamo fermi per proteggerci da qualcosa.

Questa consapevolezza permetterà l’attivazione di alcune emozioni come Paura? Ansia? Tristezza? Ascoltiamo e proviamo a dialogare con queste esse; paura, ansia. Perché? Di chi, di cosa? Per chi, per cosa?

Spesso si tratta di emozioni che rimandano alla nostra storia personale (alle aspettative genitoriali, del partner, ecc). Se riusciamo a distanziarcene un po’ possiamo renderle meno potenti prendendo contatto con aspetti nuovi di noi stessi che possono attivare un processo di vero cambiamento.

Nei casi più difficili questo percorso richiede l’intervento di uno psicoterapeuta che possa supportare la riflessione su di sé e l’elaborazione dei vissuti più profondi.

 

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di Dr.ssa Marzia Dileo

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