La motivazione dei comportamenti alimentari


Il rapporto tra il cibo e la motivazione dei comportamenti alimentari implica il bisogno di gratificazione, il provare emozioni e molti altri fattori
La motivazione dei comportamenti alimentari
Racconta Plutarco (1) che un giorno Cicerone sostenesse in pubblico che Lucullo, un patrizio romano passato alla storia per i suoi banchetti sontuosi, era in grado di imbandire una mensa abbondante e sfarzosa soltanto se avvisato molto tempo prima. Lucullo raccolse la sfida e invitò tutti i presenti a venire immediatamente a casa sua, senza avvertire i cuochi. Appena arrivò a casa, chiese ai servi di preparare da mangiare con quello che c’era e di servire la cena nella sala d’Apollo. Tra la sorpresa dei commensali, compreso Cicerone, fu servita una cena a base di frutti di mare, scampi, pasticcio d'ostrica, murene e storioni, porchetta, anitra, lepre, pavoni, pernici, verdure, dolci e vini.
Evidentemente per Lucullo, ma anche per i suoi commensali, il cibo era qualcosa di più, molto di più, che un modo per far cessare la fame.

Però, se all’uomo della strada viene chiesto che cosa ci motiva ad assumere del cibo, la prima risposta, ovvia, sarà probabilmente: la fame! Ma per quanto ovvia, tale risposta è quantomeno insufficiente, spesso eccessivamente semplice, talvolta addirittura sbagliata.
Infatti se ci chiediamo che cosa motiva una persona anoressica a "non" assumere cibi, nonostante la fame sia un meccanismo fisiologico comune a tutte le persone, siamo in difficoltà a trovare una risposta plausibile.

Al punto tale che i primi studiosi di questo disturbo alimentare, forse disperati per l’apparente assurdità di tale comportamento, la chiamarono appunto "anoressia" che significa "mancanza di desiderio", e ne individuarono la causa in una non meglio identificata "lesione dell’ipofisi" con conseguente squilibrio ormonale.

E chiunque si sia cimentato in un rapporto clinico con una persona anoressica sa quanto questa definizione sia profondamente sbagliata, sia per quanto riguarda la mancanza di desiderio, che lo squilibrio ormonale, almeno come cause del problema.
Siamo generalmente più propensi a comprendere il comportamento patologico opposto, quello "bulimico" (assunzione eccessiva e incontrollata di cibo) perché l’idea che all’assunzione di cibo sia associato un piacere ("gratificazione") è molto più presente alla nostra coscienza.

Il rapporto quindi tra il cibo e la motivazione dei comportamenti alimentari è molto più complesso della semplice risposta allo stimolo della fame. Implica, oltre a quest’ultima, il bisogno di gratificazione, il provare emozioni, positive ma anche negative, la rappresentazione mentale di sé e del proprio mondo, il contesto di consuetudini, "credenze" e regole sia dell’individuo che del gruppo sociale a cui appartiene, e così via. (continua)

(1). Plutarco, Vite parallele. Vita di Cimone e Lucullo. BUR, 1989

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di Andrea Flego

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