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La motivazione negli avvisi di accertamento


Ecco qual è la forma e il contenuto necessari della motivazione negli avvisi di accertamento
La motivazione negli avvisi di accertamento

 

L’avviso di accertamento è un atto amministrativo di tipo impositivo e conclusivo ad opera della Amministrazione Finanziaria, mediante il quale la stessa impone l’adempimento di una pretesa tributaria.

L’art. 7 della Legge 212 del 2000 (conosciuta come Statuto del Contribuente) prevede che l’avviso di accertamento debba essere sempre motivato a pena di nullità; per questo la motivazione è un elemento necessario ai fini della validità dell’atto emesso dall’Amministrazione Finanziaria.

La disciplina dell’avviso di accertamento è dettagliata nella normativa sulle imposte dirette (DPR n. 600/1973) che elenca i requisiti formali e sostanziali di tale atto oltre alle modalità di notificazione.

Ma come deve essere redatta la motivazione?

La ratio della normativa regolante la motivazione è senz’altro quella di consentire al contribuente destinatario dell’attività accertativa, di conoscere l’iter giuridico sottostante l’emissione dell’atto impositivo, in conformità ai principi costituzionali enunciati negli artt. 3, 23, 53 e 97. La legge costituzionale ritiene, quindi, necessario il rispetto del diritto di difesa del destinatario dell’atto, e della completa conoscenza del contenuto dello stesso; da questi principi discende il principio secondo cui la motivazione inserita nell’atto di accertamento debba essere “completa” in tutti i suoi elementi.

Quindi la legge ritiene, sulla scorta del rispetto dei principi costituzionali, che non è ammessa nessuna modifica della motivazione o una motivazione che faccia riferimento a ragioni diverse da quelle contenute nell’avviso.

Questo principio trova la sua base sulla regola fondamentale del processo tributario, secondo cui le ragioni poste alla base dell’atto incriminato pongono i confini precisi del giudizio di impugnazione. (Cass 177/02, 9810/14). Non è, infatti, consentita una qualsiasi forma di modifica od integrazione della stessa che faccia riferimento a ragioni diverse da quelle indicate nell’avviso di accertamento ricevuto da contribuente. (Consiglio di Stato 07/04/2014).

Gli elementi base della motivazione dell’atto devono porre il contribuente nella condizione di valutare l’opportunità di una eventuale impugnazione giudiziale e di consentire al medesimo di contestare il totale dell’importo dovuto (art. 24 Costituzione); inoltre, deve dar conto degli elementi istruttori del procedimento, espressione del principio di trasparenza e buon andamento della Pubblica Amministrazione (art 97 Costituzione).

Alcuni giudici, a tal proposito hanno espresso le loro rimostranze in caso di giudizio di impugnazione, adducendo che se il contribuente esperisce un’attività difensiva specifica, adducendo in maniera dettagliata i motivi di ricorso, dovrebbe far addurre che il contribuente stesso sarebbe riuscito comunque ad esercitare il proprio diritto di difesa. Di conseguenza, non sarebbe ravvisabile in alcun modo, la lesione del diritto come riconosciuto dalla Carta Costituzionale.

Quanto affermato dai giudici tributari è facilmente contestabile, in quanto anche se il contribuente ha espresso attività di impugnazione dettagliata adducendo i motivi di ricorso, ciò non esime l’Amministrazione Finanziaria alla redazione della parte motivatoria dell’avviso di accertamento che è prevista dalla legge a pena di nullità. Quindi, in linea di principio essa dovrà contenere tutte le ragioni di fatto e di diritto che hanno determinato l’avviso di accertamento in relazione ai singoli redditi delle varie categorie, nonché l’indicazione delle circostanze che giustificano il ricorso e delle ragioni che hanno indotto l’ufficio al non riconoscere deduzioni o detrazioni.

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