La negoziazione assistita


Separarsi o divorziare in poche settimane, la negoziazione assistita aiuta a ridurre i tempi ed a snellire le procedure nel diritto di famiglia
La negoziazione assistita
Cos’è la negoziazione assistita?
La negoziazione assistita, introdotta nel nostro ordinamento mediante la l.162/14, costituisce uno strumento alternativo di risoluzione delle controversie in via stragiudiziale.
La sua funzione consiste nella definizione della controversia fuori dalle aule giudiziarie.
La Convenzione di negoziazione assistita consiste nell’ accordo mediante il quale le parti convengono di cooperare in buona fede e lealtà al fine di risolvere in via amichevole la controversia mediante l’assistenza di avvocati.

Quando è obbligatoria?
La legge prevede due tipi di negoziazione: obbligatoria e facoltativa.
E’ obbligatoria quando è espressamente prevista dalla legge, (risarcimento danni da circolazione dei veicoli, pagamento a qualsiasi titolo di somme non eccedenti 50000, controversie in materia di contratto di trasporto o sub-trasporto);
E’ facoltativa, in tutti gli altri casi ad eccezione di quelle aventi ad oggetto diritti indisponibili o in materia di lavoro. Rientra nella negoziazione assistita facoltativa anche quella in tema di diritto di famiglia.

Si può utilizzare nel diritto di famiglia?
Tale tipo di negoziazione viene conclusa tra i coniugi al fine di raggiungere:
- un accordo consensuale di separazione personale;
- la cessazione degli effetti civili o scioglimento del matrimonio;
- modifica delle condizioni di separazione o di divorzio.

Come funziona?
Il ricorso al procedimento in questione si distingue in varie fasi.
La 1° fase: consiste nell’invito alla stipula di una convenzione di negoziazione in cui la parte invitata ha termine 30 gg dal ricevimento della lettera per accettare o rifiutare l’invito;
La 2° fase consiste nella firma della convenzione, in cui le parti, con l’assistenza dei rispettivi avvocati, sottoscrivono l’accordo.
Nella 3° fase l’ accordo viene raggiunto. Il contenuto di tale accordo costituisce titolo esecutivo, ossia titolo per poter procedere all’esecuzione immediata nei confronti della parte che non rispetti l’accordo.

Cosa succede dopo?
I coniugi non dovranno mai presentarsi in Tribunale e sostenere l’impietosa udienza davanti al giudice che ha spesso un impatto emotivo spiacevole.
L’accordo raggiunto dovrà esser depositato a mani da parte di uno dei due avvocati, presso la segreteria dell’Ufficio per gli Affari Civili del Pubblico Ministero (di norma ubicata presso il tribunale civile).
Si precisa che è competente territorialmente la Procura della Repubblica presso il tribunale che sarebbe competente in caso di ricorso per la separazione consensuale, per il divorzio congiunto e per le relative modifiche.
Ottenuta l’autorizzazione del Pubblico Ministero, l’avvocato ritirerà l’originale.
Dal suddetto ritiro l’avvocato avrà 10 giorni di tempo per depositare l’accordo presso l’Ufficio dello Stato Civile del comune in cui è stato iscritto o trascritto il matrimonio.
Si precisa che la procedura per l’ottenimento del nulla osta o dell’autorizzazione da parte del P.M. è esente dal versamento del Contributo Unificato e che i certificati possono essere presentati in carta semplice.
Per concludere tale strumento presenta numerosi benefici che possono esser così riassunti:
riduzione del carico di lavoro nei Tribunali;attenuazione dei tempi e dei costi rispetto al procedimento ordinario;

Articolo del:


di Avv. Lorenzo Cirri

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