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La Nina, la Pinta e la Santa Maria


Investire in Borsa concentrandosi su un unico settore fa assumere un rischio normalmente più alto di quello del mercato in generale
La Nina, la Pinta e la Santa Maria

Lo spunto per la chiacchierata di questo mese l’ho trovato in alcune wazzappate (participio passato del verbo “wazzappare”) inviatemi da due simpatiche clienti, con il seguente tenore: “Filippo che ne diresti di investire su questi settori: education tech, cibo sostenibile e canapa farmaceutica?”.

Pur concordando sul fatto che i settori indicati possano essere di un certo interesse, le risposte che ho dato alle signore sono state, l’una rispetto all’altra, assai differenti.
Perché? Perché il portafoglio delle due clienti, che per rispetto della privacy chiamerò Nina e Pinta, è alquanto diverso.

Prima, però, di esporre quelle che sono state le mie riflessioni, ritengo che possa essere utile chiarire alcune cose. Il valore di mercato di un’azienda, a prescindere dal settore economico di appartenenza, cambia nel tempo a seconda del ciclo economico che si sta vivendo: ripresa, espansione, rallentamento, recessione.

A tal riguardo una semplice distinzione che possiamo fare tra i settori è quella tra ciclici e difensivi/anticiclici (un'altra potrebbe essere tra “value” e “growth”: ma non voglio complicarla troppo…). Un settore è definibile ciclico quando è fortemente influenzato dall’andamento del ciclo economico: quando l’economia accelera, i risultati delle società cicliche tendono a migliorare mentre quando l’economia rallenta o entra in recessione a peggiorare più delle altre. I principali settori ciclici sono il finanziario, l’automobilistico, i beni e servizi per l’industria, la tecnologia, l’edilizia, ecc.

Al contrario, i settori difensivi sono poco correlati con il ciclo economico e risentono meno di eventuali rallentamenti della crescita: si tratta di beni o servizi indispensabili a cui la gente tendenzialmente non rinuncia nemmeno in momenti di crisi. Pensiamo per esempio ai beni alimentari, al settore sanitario e farmaceutico, alle utility (acqua, gas, elettricità).

Proprio perché risentono meno delle fluttuazioni del ciclo economico, questi settori tendono a reggere il colpo di una recessione molto meglio rispetto ai settori ciclici ma allo stesso tempo risultano meno interessanti nelle fasi di espansione dell’economia. Per loro natura i titoli ciclici tendono ad avere una volatilità maggiore, cioè amplificano i propri movimenti nel bene (ripresa/espansione) e nel male (rallentamento/recessione). I titoli difensivi invece espongono solitamente a un rischio inferiore e producono risultati aziendali più regolari nel tempo.

Detto questo risulta, quindi, chiaro come in un portafoglio finanziario ben costruito ci debba essere la presenza sia di una componente azionaria sia ciclica che anticiclica, proprio perché negli anni si alternano fasi espansive dell’economia a fasi di contrazione. Componenti che nel tempo possono essere integrate con ulteriori  settori focalizzati magari su nuovi business quali, ad esempio, la transizione energetica, i cambiamenti climatici, l’economia circolare, la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale: tutti settori questi che godono di una mia particolare predilezione.

Torniamo ora alla Nina ed alla Pinta.

Nina ha un ingente portafoglio costruito oltre 7 anni fa e ben strutturato in diverse asset class: obbligazionario governativo di qualità ed indicizzato all’inflazione, comparto immobiliare, oro, materie prime ed azionario internazionale. Componente, quest’ultima, diversificata sia dal punto di vista geografico (Stati Uniti, Europa e Grande Cina) che settoriale (presenza dei principali settori ciclici e difensivi più altri aggiunti recentemente quali la robotica e la nuova mobilità). Con questa signora non potevo che essere d’accordo sull’eventuale aggiunta di titoli di aziende impegnate nell’ “education technology” e/o nel “sustainable food”.

Veniamo adesso alla Pinta, signora con un discreto patrimonio costituito, però, prevalentemente da liquidità in conto corrente dopo che, nel marzo del 2020 allo scoppio della pandemia, volle liquidare pressoché tutta la posizione azionaria con l’intenzione di rientrare in tempi migliori: da quei valori le borse internazionali sono salite del 70% ma la Pinta è ancora fuori del mercato.

Alla Signora non ho potuto che esprimere i miei dubbi sul fatto di tornare a reinvestire in Borsa concentrandosi su un unico settore (per di più quello della “cannabis terapeutica”): questo le farebbe assumere il rischio specifico del settore scelto, un rischio normalmente più alto di quello del mercato in generale. Basterebbe infatti un evento negativo (geopolitico, commerciale o normativo) che colpisse il settore per assistere a pesanti ripercussioni sui prezzi. L’ho quindi invitata, prima di tutto a ricostituire gradualmente una buona componente azionaria internazionale distribuita su tutti i principali settori merceologici e solo dopo, eventualmente, aggiungerci un po’ di “maria”.

Questa che avete letto, è la storia de la Nina, la Pinta e la Santa "Maria”.

 


Cordella Filippo
Private Banker
FIDEURAM – INTESA SANPAOLO PRIVATE BANKING
Ancona - Civitanova - Senigallia - Jesi - Pesaro

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