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La resilienza organizzativa è essenziale per fronteggiare le crisi


Reagire, resistere alle crisi e superarle distingue le organizzazioni. Ma in che misura tale condizione rende una struttura più di un’altra capace di superarne l'urto?
La resilienza organizzativa è essenziale per fronteggiare le crisi

 

Nell’attuale momento di crisi da Covid-19, occuparsi di benessere dell’organizzazione implica definire quanto sia presente un effettivo “malessere” e quanto, invece, debba essere esclusa l'assenza del “benessere” e il connesso rischio potenziale di danno per le persone. Tale condizione consente di selezionare fra i disagi organizzativi che riguardano il normale corso dell’azione culturale aziendale e quelli atipici, in evoluzione, che si vengono a caratterizzare in un contesto di crisi.

La riflessione sul fenomeno del malessere e il conseguente danno alle persone che operano in un’organizzazione, introduce due tematiche: quella della costrittività organizzativa e dello stress organizzativo. Questi motivi, legati al triplice rapporto organizzazione/ambiente/persone, assumono forme diverse e il loro potenziale avverso è subordinato alla capacità di rappresentare, da parte degli agenti esterni nei confronti dei soggetti coinvolti, eventi con significato negativo.

Alcuni anni fa l’INAIL ha introdotto la definizione di costrittività organizzativa, individuando un ambito di fattori psicosociali patogeni tangibili e appartenenti all’ambito dei rischi da tutelare e includendo in quest’ambito (almeno nelle forme più assimilabili) anche il mobbing. In pratica, costrittività organizzativa e stress organizzativo costituiscono due tipiche forme di stress psicosociale. Provo a delineare la mia personale interpretazione (su uno schema di riferimento affine al senso di questo mio contributo) sui concetti di costrittività organizzativa e stress organizzativo.

La Costrittività Organizzativa è il complesso di disposizioni e successive azioni di cui si avvale l’organizzazione per realizzare le proprie attività e raggiungere i risultati attesi. Esse possono riguardare il singolo o il gruppo, e introducono, in modo giustificato o ingiustificato gli elementi di sofferenza emotiva (singola o collettiva) nello svolgimento dell’attività lavorativa. Può generare la sensazione di essere costretti a vincoli che possono contraddire lo scopo stesso della funzione lavorativa. La costrittività organizzativa si presenta raramente come condizione isolata; spesso, infatti, è un presupposto definito nell’ambito di un disegno vessatorio e si distingue per la difficoltà di trovare (più per il singolo che per il collettivo) efficaci tecniche di adattamento per una situazione che si mostra in tutta la sua illegittimità.

Lo Stress Organizzativo è una condizione diffusa dell’ambiente di lavoro indotta da molteplici e interagenti fattori che spingono a una situazione di malessere a causa di un sovraccarico di lavoro o di una marcata disarmonia con le sostanziali esigenze personali. Generalmente lo Stress Organizzativo è abbinato a una propensione individuale all’inadeguatezza o all’incapacità di raggiungere un obiettivo o di fronteggiare un’emergenza sostenuta come potenzialmente avversa. Ciò produce un senso di inidoneità la cui intensità interagisce tra gli aspetti personali (individuali o collettivi) e i fattori propri dell’organizzazione. Il prolungarsi di queste condizioni origina, inizialmente negli individui e in seguito nell’organizzazione, segnali di rassegnazione e adattamento con comportamenti che, nel tempo, riproducono disfunzioni negli assetti organizzativi alimentando una sostanziale depressione nelle decisioni risolutive. L'organizzazione, però, è composta da persone e quando le richieste del contesto oltrepassano le reali capacità di far fronte e controllare opportunamente i problemi, si determina una maggior vulnerabilità della struttura e delle sue strategie provocando una fase di depressione organizzativa (stress organizzativo).

Tuttavia, se una struttura è coinvolta in eventi straordinari sfavorevoli, può addirittura essere in grado di attivare idonee risposte allo stress modificandosi utilmente e stimolando soluzioni in grado di sollecitare il cambiamento. Cosa successa a diverse imprese in occasione del lockdown.

Pertanto, al contrario di quanto si pensi, lo stress organizzativo non si può evitare e un’organizzazione deve, piuttosto, controllarlo efficacemente. Da questo riscontro essa deve trarne i maggiori benefici acquisendo consapevolezza dei propri automatismi e riadattare a questi, in modo duraturo, la propria struttura. È importante rilevare che, rispetto ad analoghe situazioni di stress, ogni organizzazione può avvertire contenuti, situazioni, forme e prassi in modi estremamente diversi; da stimolanti per talune a terribilmente ansiogene per altre.

Un’organizzazione che sa affrontare il cambiamento e le sollecitazioni da esso prodotte senza risultarne stremata, sfrutta i traumi e le preoccupazioni accadute come occasione di crescita e rafforzamento, rimanendo se stessa pur trasformando e migliorando le proprie capacità. Ecco, quindi, emergere il concetto di resilienza che indica la forza di reagire a eventi traumatici, la precisa volontà di rimuovere gli ostacoli e di superare le difficoltà contingenti per andare avanti con una fiducia consapevole. La resilienza è, quindi, la capacità di rimanere flessibili e resistenti reagendo positivamente a eventi difficili o situazioni traumatiche. In un’organizzazione la resilienza può divenire una qualità diffusa e trasformarsi in un requisito distintivo della struttura stessa. In questo senso si parla di resilienza organizzativa.

In effetti, nel momento in cui si gestiscono situazioni di crisi, considerare e gestire la resilienza organizzativa è molto importante. Si passa, cioè, da un approccio reattivo a uno proattivo, in cui si sollecita un opportuno processo di pianificazione per dare origine a una condizione culturale e di consapevolezza in grado di ridimensionare, non solo gli effetti del malessere sull’organizzazione e sulle persone coinvolte, ma li impegna a prevenirli.

L’organizzazione resiliente è quasi sempre preparata al peggio ed è fornita di criteri e standard predefiniti che consentono di utilizzare risposte istantanee idonee alle situazioni di crisi. Generalmente il suo management acquisisce parte delle proprie competenze traendo conto dei propri errori, trasforma le vicende inaspettate e traumatiche in rigenerazioni confacenti e guida i propri dipendenti ad azioni condivise efficaci ed etiche. Inoltre, è in grado di utilizzare soluzioni alternative fra idealità e pragmatismo ugualmente valide e trasforma “vision” e “mission” in accorte operazioni strategiche verso il benessere dell’organizzazione.

Gli elementi che caratterizzano l’organizzazione resiliente risiedono nel valore che essa stessa riconosce nel raggiungere i propri obiettivi e quelli delle persone, nel pervenire a risultati condivisi sostenendo ritmi consapevolmente adeguati, nell’acconsentire a relazioni funzionali e interpersonali adeguate e concilianti, nel combinare il lavoro aziendale con la vita personale dei propri dipendenti.

 

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