La riforma degli interpelli - parte prima


La riforma della disciplina degli interpelli operata dal D.Lgs. 156/2015 viene ora spiegata da una circolare dell'Agenzia delle Entrate
La riforma degli interpelli - parte prima
Una recente circolare dell'Agenzia delle Entrate (n. 9/E del 1.4.2016) commenta la riforma della disciplina degli interpelli operata dal D.Lgs. 156/2015 e illustra le caratteristiche delle diverse tipologie di interpello nonché le nuove disposizioni procedurali applicabili alle istanze presentate dall’1.1.2016.
Le varie tipologie di interpelli sono le seguenti.

Interpello ordinario interpretativo e qualificatorio
Il contribuente può richiedere un parere relativamente a un caso concreto e personale quando vi sono condizioni di obiettiva incertezza sulla corretta interpretazione delle disposizioni tributarie (interpello ordinario interpretativo o "puro") o sulla corretta qualificazione di una fattispecie (interpello ordinario qualificatorio).
L’interpello ordinario interpretativo ha portata ampia, in quanto esperibile in relazione a qualsiasi disposizione di legge che risulti obiettivamente incerta nella sua applicazione a una fattispecie concreta e personale; l’interpello ordinario di tipo qualificatorio invece riguarda i casi in cui è la qualificazione giuridico-tributaria della fattispecie ad essere di obiettiva incertezza e, dunque, l’applicazione della norma, più che l’interpretazione della stessa (come, per esempio, la riconducibilità di una determinata spesa alla categoria delle spese di pubblicità, propaganda o rappresentanza oppure la valutazione della sussistenza di un’azienda o di una stabile organizzazione all’estero ai fini della branch exemption).

Interpello anti-abuso
Il contribuente ha poi la possibilità di interpellare l’Amministrazione per ottenere una risposta riguardante l’applicazione ad una specifica fattispecie della disciplina sull’abuso del diritto (interpello anti-abuso), con esclusione delle ipotesi di interposizione indicate nell’art. 37, comma 3, del DPR 600/73, per le quali è necessario presentare un’istanza di interpello ordinario.
La circolare precisa che le istanze non potranno "genericamente limitarsi a chiedere il parere dell’Agenzia in ordine alla abusività di una determinata operazione o fattispecie", ma dovranno essere dettagliate nel riportare: gli elementi qualificanti l’operazione, il settore impositivo rispetto al quale l’operazione pone il dubbio applicativo, le norme di riferimento, comprese quelle passibili di contestazione in termini di abuso del diritto e le "valide ragioni extrafiscali, non marginali, anche di ordine organizzativo o gestionale, che rispondono a finalità di miglioramento strutturale o funzionale dell’impresa ovvero dell’attività professionale del contribuente" che consentono di qualificare l’operazione come non abusiva ai sensi dell'art. 10-bis, comma 3, della L. 212/2000.

Articolo del:


di dott. Stefano Bonaldo

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