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La riforma dell'ordinamento penitenziario (parte 1)


Uno sguardo d'insieme alla normativa in procinto di essere approvata (forse).
La tutela della salute dei reclusi
La riforma dell'ordinamento penitenziario (parte 1)
La legge 23 giugno 2017, numero 103, ha conferito al Governo delega ad emanare, attraverso lo strumento del decreto legislativo, le disposizioni normative necessarie a riformare il codice penale, il codice di procedura penale e l’ordinamento penitenziario.
Lo schema di decreto legislativo che dovrà attuare la riforma carceraria ha iniziato il suo percorso verso l’approvazione il 15 gennaio di quest’anno, quando il testo è stato trasmesso alla Presidenza della Camera dei Deputati per l’acquisizione del parere parlamentare.
L’articolo 2 tratta delle modifiche alla normativa in tema di medicina penitenziaria, con l’obiettivo di rendere più effettiva la tutela della salute dei detenuti e degli internati ed evitare così che la privazione della libertà finisca per comprimere tale fondamentale diritto dell’individuo. Una delle novità più rilevanti è l’equiparazione tra infermità fisiche e psichiche: una volta che la riforma entrerà a regime i detenuti affetti da infermità psichica sopravvenuta potranno chiedere alla Magistratura di Sorveglianza, qualora ricorrano i presupposti di legge per un rinvio dell’esecuzione della pena, di poter scontare la loro condanna in regime di detenzione domiciliare o di ricovero in una struttura sanitaria attrezzata per far fronte alla loro patologia, per il periodo di tempo che il giudice di sorveglianza determinerà. Si tratta di un’innovazione non da poco, considerato che il numero dei "residenti" nei nostri istituti di pena che contraggono una patologia psichiatrica mentre sono dietro le sbarre è piuttosto alto. Nei casi in cui l’applicazione delle misure alternative non sia possibile il detenuto con patologia psichiatrica in atto (preesistente alla carcerazione o sopravvenuta) sconterà la sua pena in una sezione speciale del carcere, gestita in esclusiva dal Servizio Sanitario Nazionale, dove potrà seguire adeguato programma terapeutico; potrà tornare alla sezione ordinaria una volta che le sue condizioni saranno migliorate.
Un’altra novità sta nel fatto che la gestione della medicina penitenziaria diventerà di competenza del S.S.N.: le ASL opereranno all’interno degli istituti di pena che ricadano sotto la loro competenza territoriale e dovranno garantire ai detenuti prestazioni sanitarie "tempestive", onde evitare che, in caso di trasferimento ad altro carcere e quindi ad altra ASL, il recluso perda la priorità acquisita con la lista d’attesa, con danno per la propria salute.
Il Servizio sanitario avrà il compito di assicurare un trattamento sanitario e farmaceutico che rispetti le esigenze di profilassi e cura dei detenuti ed internati, i quali avranno diritto ad essere informati dettagliatamente su tutte le prestazioni erogabili. In caso di patologie gravi che non possano essere trattate in istituto si procederà all’ospedalizzazione del recluso, il quale - altra grossa novità - sarà piantonato in ospedale solo se sussistono rischio di fuga o pericolo per la sua incolumità.

(continua)

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