La tutela nei rapporti di mutuo a tasso variabile


Sono nulle le clausole floor se non sono adeguatamente note, comprese e accettate dal cliente non professionale
La tutela nei rapporti di mutuo a tasso variabile
I contratti bancari possono riservare sorprese, piacevoli o meno in ragione del diverso punto di vista. Notoriamente gli istituti di credito sono considerati soggetti potenti, contrattualmente forti tanto da far desistere la maggior parte dei clienti dall'intraprendere azioni o richieste di tutela dei propri interessi.
A ben vedere tuttvia anche i contratti bancari possono avere falle e margini di intervento in favore di correntisti e clienti.
Oramai è nota la questione dell'anatocismo nei rapporti bancari, ancora in corso molte valutazioni in materia di usura bancaria, pur in costanza di un orientamento giudiziale favorevole al suo riconoscimento sia rispetto gli interessi legali che moratori, il tutto se opportunamente avallato da un riscontro oggettivo, tecnico e razionale che collima con le norme di diritto sottese alla funzione contrattuale propria degli stessi interessi. In materia d'usura pertanto gioca una mano vincente chi muove richieste fondate sulla preventiva lettura ed analisi delle clausole in contratto circostanziate da conteggi e ricalcoli delle somme e valori concretamente applicati nei rapporti bancari.
Questione meno diffusa e conosciuta rigurada invece i mutui a tasso variabile che prevedono contrattualmente un tasso minimo sempre dovuto alla banca, indipendentemente dalla mutazione in ribasso del valore euribor e del costo del denaro. Ciò è noto nel linguaggo dei contratti bancari come clausola floor. Tale clausola opera solo in rapporti a tasso variabile ed identifica la garanzia per la banca, indipendentemente dal pocedere del mercato, a ricevere un tasso che mai scenderà al di sotto di una soglia opportunamente fissata. E' doveroso evidenziare che solitamente queste clasusole a vantaggio dell'istiuto di credito ne prevedono altre in favore del cliente, il tutto in modo tale da realizzare e manterne una sorta di equilibrio contrattuale.
Il problema sorge nel momento in cui, analizzando il contratto bancario, emerge uno squilibrio nel rapporto da cui se ne trae che il cliente non gode di alcun vantaggio ovvero, non era stato informato della natura e del significato della clausola floor, procedendo così alla sottoscrizione ed accettazione di condizioni contrattuali sconosciute e/o non comprese nel loro senso ed effetto.
Le autorità giudiziare, sia in sede nazionale che comunitaria, hanno dichiarato la nullità di simili clausole nel momento in cui non sono note, conosciute, comprese ed accettate dal cliente non professionale. La tutela infatti, anche in ambito comunitario, investe sempre la parte debole del rapporto, in tale sede identificata nel cliente non professionale che, in quanto tale, non è tenuto a sapere e conoscere la normativa e la terminologia proprie del sistema bancario e finanziario.
La validità di dette clausole si ha solo nel momento in cui è dimostrato che l'istituto bancario ne ha dato adeguata informativa al proprio cliente, che le ha rese chiare, evidenti, comprensibili e per l'effetto consapevolmente accettate dal sottoscrittore.
Molti ignorano di aver sottoscritto contratti contenenti clausole floor.
La tutela comunitaria all'indirizzo dei consumatori, già presente nella Direttiva 93/13/CEE del 05/4/1993 - senza troppa diffusione - ha trovato ulteriore avallo nella sentenza della Corte di Giustizia Europea del 30 agosto 2013 che riconosceva e dichiarava la nullità delle clausole abusive nei contratti finanziari sottoscritti dai consumatori - ivi incluse le clausole floor. Ne derivava la restituzione delle somme così versate a tale titolo agli itituti finanziari con limitazione temporale all'epoca successiva alla sentenza della Corte UE.
Recentemente vi è stata altra sentenza clamorosa della stessa Corte UE che il 21 dicembre 2016 ha dichiarato insufficiente, incompleta e lacunosa la tutela offerta ai consumatori sulla scorta della sentenza emessa nel 2013, richiamando l'attenzione al senso della Direttiva 93/13/CEE ed eliminando il limite temporale del diritto alla restituizione delle somme che decorreva dalla sentenza del maggio 2013.

Ne deriva la legittimità delle richieste restitutorie dei consumatori all'indirizzo degli istituti di credito, se riferite a somme versate a titolo di clausola abusiva, riconosciuta come nulla dal giudice nazionale.

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di Silvia Tommasin

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