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La validità "terapeutica" dei piani di accumulo


Investimenti in dosi massive o omeopatiche?
La validità "terapeutica" dei piani di accumulo
LA VALIDITA’ "TERAPEUTICA" DEI PIANI DI ACCUMULO

Nel mio precedente articolo ho concluso affermando che la "medicina" da assumere per sfruttare i momenti di volatilità è quella di sottoscrivere piani di accumulo.

Parlando per metafore, il mio lavoro è spesso simile a quello del medico: il medico ascolta il cliente che descrive certi sintomi, individua la patologia, prescrive un medicinale, magari dopo esami più approfonditi.

Io ascolto il cliente che mi descrive le sue esigenze, individuo il servizio che meglio si attaglia alle suddette esigenze, facciamo partire l’investimento.

Chiaramente ogni medicinale ha la sua posologia, gli effetti collaterali etc. etc.

Posso, ad esempio, concordare con il cliente che sia il momento di cominciare ad investire in un Megatrend, cioè quelle tendenze che alcune rinomate case di investimento definiscono "secolari".

Basti pensare a quello che è successo all’uso del telefono cellulare, passato nel giro di pochi anni da semplice strumento di telefonia mobile a vero e proprio pc sempre, forse anche troppo, con noi.

Solo a titolo di esempio, questi trends possono essere l’automazione, la robotica, il trattamento dei rifiuti, le energie rinnovabili, i consumi dei giovani, l’acqua e così via.

A quel punto, individuato il tema, è da individuare la posologia, il dosaggio.

Utilizziamo un dosaggio "strong" o un dosaggio "omeopatico", cioè estremamente diluito nel tempo?

Il contesto adesso è di cambiamento, alcuni lo chiamano già "disruptive change", cioè un cambiamento dirompente. E non considerarlo, significherebbe perdere delle grandi opportunità. Ma entrare con un dosaggio alto potrebbe portare a degli effetti collaterali, dati da errato market timing.

La tecnica del piano di "accumulo" permette di comprare piccole quote dell’attività su cui si investe con varie cadenze, la più usata è la mensile.

Questa tecnica permette di approfittare di eventuali "sconti" che le quotazioni possono presentare.

In fondo, a ben guardare, i mercati finanziari, si comportano come mercati in quanto tali, presentando in certi periodi i "saldi". Gli operatori dentro tali mercati cercano tali opportunità.

Perché siamo capaci di girare più concessionarie auto per ottenere lo sconto e non applicare lo stesso metodo agli investimenti? Lo stesso facciamo per un televisore o per un paio di scarpe.

L’investitore tramite piano di accumulo vivrà gli inevitabili "sconti" che il mercato potrà presentare in maniera totalmente diversa, ed assolutamente non coinvolto emotivamente, sicuro di approfittare di opportunità.

Ed il risultato di questa pazienza è assai spesso "stellare".

Non avendo impegnato cifre grosse, ma minime e ricorrenti, si approcciano meglio i momenti di volatilità ricorrente dei mercati.

Come ha affermato Warren Buffet: "Non sarà l'economia a rovinare gli investitori, saranno gli investitori stessi".

Spesso molti piccoli investitori si sentono "parco buoi" ma, talvolta, fanno di tutto per restare in tale parco.

Perché le emozioni prendono il sopravvento sulla razionalità.

Non è per niente un caso che recenti premi Nobel siano stati dati ad esperti di finanza comportamentale, cioè quella parte della psicologia calata nell’analisi dei comportamenti di massa degli investitori.

Spesso, più di quanto si pensi, i mercati sono mossi da "emozioni", piuttosto che da analisi razionale come dichiarava la Finanza classica, la quale presume la presenza di operatori, qualificati e non, che siano perfettamente razionali, perfettamente informati, quasi dei super-investitori.
Il piano di accumulo, se ben spiegato e compreso, ha la importante funzione di eliminare l’emotività dalla "maratona" dell’investimento.

In altre parole il piano di accumulo è preventivo e curativo allo stesso modo.

Sta quindi agli investitori decidere da che parte stare; sta a noi consulenti farli riflettere, da buoni "medici" dei risparmi.

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