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La zona di comfort: accettare l'insicurezza per superare i tuoi limiti


La "comfort zone" rappresenta il nostro mondo fatto di sicurezza e agio, a lungo andare però si può restare fermi senza migliorare, allora quali sono le conseguenze?
La zona di comfort: accettare l'insicurezza per superare i tuoi limiti

La comfort zone

Sappiamo benissimo che se vogliamo raggiungere degli obiettivi in modo efficace dobbiamo assolutamente spingerci fuori dalle nostre abitudini quotidiane e superare il disagio che ne consegue. L'alternativa sarebbe di rimanere nel nostro cerchio di sicurezza con il rischio di sentirci rilassati ma rimanere fermi senza progredire e andare avanti. Affrontare situazioni che non conosciamo, mettersi alla prova in situazioni a noi del tutto oscure significa uscire dalla zona di comfort e abbandonare il posto dove siamo più tranquilli per affrontare l'ignoto, ma sappiamo bene che è l'unico modo per migliorare e progredire.

La definizione di comfort zone su Wikipedia è questa: "una condizione mentale nella quale una persona prova un senso di familiarità, si sente a suo agio e nel pieno controllo della situazione, senza sperimentare alcuna forma di stress e ansia". Insomma, la situazione tipica di quando siamo sul divano di casa a guardare la televisione bevendo una birra. Vale anche se svolgiamo il nostro lavoro o se siamo a far la spesa sotto casa.

Ma la questione che vogliamo affrontare è: perché qualcuno dovrebbe decidere di uscire dalla sua zona di comfort?

In fondo stiamo bene facendo cose che ci mettono a nostro agio, senza stress, senza fretta, senza paura? Da un lato senza dubbio in quella zona ci sentiamo rilassati, protetti e al sicuro. Ma se il punto di vista viene spostato e ragioniamo in termini di produttività, obiettivi e prestazioni, rimanere dentro la zona di comfort diventa dannoso.

La necessità che sentiamo di uscire dalla nostra zona di comfort sta nel fatto che finché rimaniamo lì le nostre prestazioni sono piatte cioè non migliorano non apprendiamo. Ovviamente spingersi oltre i limiti in cui ci sentiamo sicuri provoca naturalmente un po' di stress e di fatica. Lo stress è la reazione che il nostro organismo manifesta quando siamo sotto pressione, quindi è una risposta che si attiva ogni qualvolta abbiamo la sensazione di dover far appello a tutte le nostre capacità mentali per uscire da una situazione poco gradevole.

Quando siamo nella zona di comfort, siamo molto tranquilli e rilassati ma ci manca quello stimolo necessario a dare il meglio di noi stessi.

Se qualcosa ci stimola per esempio - una scadenza di lavoro, un esame da superare, un obiettivo da raggiungere, una minaccia da evitare - ci troviamo fuori dalla zona di comfort. Quindi siamo assaliti da stress, ansia, incertezza; ci ritroviamo vigili e attenti. Questa è la zona migliore per apprendere, quella in cui siamo capaci di migliorare, di superare i nostri limiti.

Lo stress in questo caso è funzionale e ci rende capaci di utilizzare le nostre migliori capacità. È la tipica situazione in cui si trova lo studente preparato prima di un esame, o l'atleta prima di una gara. Concentrato, indirizzato verso l'obiettivo. Però se lo stress supera alcuni confini, allora la situazione cambia totalmente: troppa insicurezza, troppa ansia causano panico che ci impedisce di funzionare bene. Se l'ansia e la paura prendono il controllo, le nostre prestazioni hanno un crollo importante. Andiamo in confusione, abbiamo difficoltà di concentrazione. 

Ma cosa accade quando ci spingiamo fuori dalla zona di comfort e raggiungiamo la zona ottimale di apprendimento?

Sicuramente abbiamo un netto miglioramento delle nostre prestazioni, apprendiamo una nuova abilità, superiamo un ostacolo ma poi ricadiamo ancora nell’abitudine, abbiamo comunque superato un limite. Abbiamo raggiunto un livello successivo che diventa parte della nostra zona di comfort, quindi abbiamo allargato la nostra zona di comfort.

È un po' come guidare l'auto. Se guidiamo la nostra auto da anni ci sentiamo sicuri e la guidiamo senza nemmeno pensarci più ma se cambiamo auto non conosciamo più il mezzo su cui viaggiamo e ci ritroviamo in una situazione di disagio. Ma dopo averla guidata per qualche tempo ridiventa tutto familiare e torniamo a sentirci rilassati. In questo caso abbiamo allargato la nostra zona e adesso la nostra auto è ritornata nella nostra parte sicura.

La situazione diventa interessante perché ci siamo resi conto che la nostra zona di comfort si può espandere quindi quello che oggi ci rende nervosi insicuri e stressati domani diventerà parte della nostra abitudine e ritorneremo nella situazione di sicurezza e tranquillità. Per raggiungere questo stato abbiamo abbandonato la nostra zona di comfort e affrontato il disagio che ne deriva quindi se cerchiamo di evitare sempre le situazioni che ci rendono insicuri e stressanti rimaniamo sempre nella stessa posizione senza mai migliorarci e andare avanti.

Brené Brown, l’autrice del libro "I doni dell'imperfezione", in una intervista al New York Times ha dato questa definizione di comfort zone: Dove insicurezza, scarsità e vulnerabilità sono al minimo livello. Dove crediamo di potere avere accesso a una quantità sufficiente di amore, cibo, talento, tempo, ammirazione. Dove sentiamo di potere esercitare un certo controllo.” Brené Brown dice che nelle situazioni di instabilità sociale, politica ed economica, la nostra comfort zone si restringe.

In queste situazioni, ci sentiamo impauriti e spesso per allontanarci da emozioni sgradevoli ci ripariamo ancora di più dentro i nostri confini. Ma in questo modo la situazione non potrà mai migliorare anzi peggiorerà e ci ritroveremo dentro i nostri confini senza sentire il bisogno di espanderli. In questi tempi di grandi trasformazioni sociali sentiamo il bisogno di innovazioni nella nostra vita di uscire dai nostri percorsi standard dato che ormai sono fuori dalla nostra portata di sicurezza e aprirci a nuove strade accettando di sperimentare la paura e li stabilità che ne consegue

Nella lingua inglese c'è un'espressione che mi piace molto: "better the devil you know" ovvero "è meglio il diavolo che conosci". Il significato è molto chiaro a volte vogliamo rimanere in una situazione che non ci è congeniale piuttosto che affrontare l'incognita del cambiamento. Questa è la trappola della zona di comfort.

Quindi in realtà la nostra zona di comfort non è sempre la nostra zona ottimale anzi a volte preferiamo rimanere in quel disagio conosciuto e abitudinario invece di affrontare situazioni a noi incognite. Un tipico esempio riguarda l'ambito lavorativo infatti spesso preferiamo rimanere a fare un lavoro che odiamo piuttosto che affrontare la paura e l'insicurezza che provocherebbe il cambiamento.

Lo stesso può succedere nei rapporti di coppia, o nelle amicizie, quando si preferisce essere scontenti piuttosto che soli. A volte accade di abituarsi ai sentimenti di ansia e preoccupazione tanto che questo diventa la nostra comfort zone; possiamo addirittura avere paura di provare sentimenti come gioia e felicità perché non siamo abituati e quindi non ci troviamo a nostro agio con questi sentimenti che ci disorientano

Ci sono persone che sembrano più felici nell'infelicità, che hanno sempre bisogno di lamentarsi o di preoccuparsi di qualcosa: questa è la loro zona di comfort. Il concetto di zona di comfort presenta diversi livelli di interpretazione. Riassumendo possiamo dire quanto segue.

  • Per crescere, migliorare, imparare, raggiungere un obiettivo l'unica strada sicura è uscire dalla zona di comfort; cercare di muoversi sempre su un terreno battuto non ci fa andare lontano.

  • Per uscire dalla zona di comfort è obbligatorio accettare e affrontare il disagio. Il passaggio al livello successivo comporta sperimentare ansia e insicurezza. Se siamo disposti ad accettare il disagio e ci mettiamo dentro la zona ottimale di apprendimento miglioreremo le nostre capacità. Ottenuto il miglioramento, l'ansia sparirà, ci ritroveremo ancora a nostro agio: abbiamo così allargato la nostra zona di comfort. Quello che ieri ci impauriva oggi diventa normale e familiare. È una bella soddisfazione riuscire a guardarsi indietro e vedere tutti gli ostacoli che siamo riusciti a vincere.

  • A volte capita che riusciamo a rimanere nella nostra zona di comfort nonostante viviamo sentimenti sgradevoli. rimaniamo bloccati in brutte situazioni solo perché sono familiari. Siamo così abituati a provare preoccupazione o tristezza da sentirci a disagio con le emozioni positive. In tutti questi casi la zona di comfort si trasforma in una vera e propria gabbia.

  • Uscire dalla comfort zone è in gran parte dei casi positivo: abbiamo bisogno anche di stare nell'agio, di sentirci al sicuro e protetti. Quindi dobbiamo cercare di uscire dalla zona di comfort, ma ricordiamoci che non dobbiamo essere sempre produttivi. Ogni tanto abbiamo bisogno di tornare a casa.

  • Agire fuori dalla nostra zona di comfort significa affrontare una certa dose di stress e ansia. Se questa però aumenta troppo, ci troviamo oltre la zona di apprendimento ottimale, in quella che Alasdair White ha definito panic zone. Quindi dobbiamo imparare a capire di volta in volta dove sta il limite oltre il quale andiamo inutilmente nel pallone.

La vita comincia dove finisce la tua zona di comfort. A dirlo è stato Neale Donald Walsch  un messaggero spirituale dei nostri giorni lche con le sue parole influenza  il mondo in maniera profonda.

Imparare ad uscire dalla nostra confort zone ci permette di crescere e imparare perché riusciamo a :

  • sperimentare noi stessi in modi e situazioni diverse;

  • conoscere meglio noi stessi, le nostre reazioni e le nostre emozioni;

  • scoprire nuove parti di sé;

  • scoprire nuove possibilità di essere;

  • scoprire nuove possibilità di agire;

  • individuare le nostre risorse;

  • apprendere il nuovo;

  • cambiare ed evolvere;

  • credere di più in se stessi e nelle proprie capacità;

  • accrescere l’autostima.

Questo percorso non è sempre facile e immediato e richiede capacità di affrontare il rischio e coraggio. Osare ci espone alle cadute, alle sconfitte… ma ne vale sempre la pena!

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