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Lascia parlare la tua rabbia


Impara ad esprimere la rabbia con dolcezza senza cadere in pericolosi eccessi. Ciò non significa negare la rabbia, ma poterla manifestare senza rimanerne schiacciati
Lascia parlare la tua rabbia

Mi auguro che questo articolo possa entrare in molte case ed in luoghi di lavoro, al fine di far riflettere ma allo stesso tempo aiutare. Ti ringrazio per il tempo che mi stai dedicando senza di te questo articolo non avrebbe valore di esistere!

La RABBIA che cosa è? Una emozione primordiale e come tale occorre ricordare che le emozioni rappresentano strumenti di un orchestra che si integrano. Esse giocano un ruolo importante nella nostra vita fin dalla nascita, un corredo formidabile di sopravvivenza in ogni individuo e conferiscono un preciso significato agli avvenimenti che viviamo.

La componente espressivo-motoria delle emozioni nasce con Darwin secondo la prospettiva evoluzionistica, che sottolinea il valore centrale in funzione della sopravvivenza della specie, nel processo di adattamento all'ambiente. Egli sostiene dunque che le emozioni nell'uomo sono innate, mentre, a seguire Ekman e Friesen avvalorano il concetto di Darwin aggiungendo però, che esse sono culturalmente determinate, ossia dipendenti ed apprese.

Le emozioni pervadono, altresì, non soltanto la nostra mente, ma anche il nostro corpo.

Ogni emozione, infatti, presenta un preciso correlato di attivazione fisiologica (arousal). Soprattutto vengono coinvolti: frequenza cardiaca, frequenza respiratoria, tensione muscolare e sudorazione. Esiste, poi, anche una componente cognitiva (appraisal) per ogni emozione, cioè la valutazione razionale dell'emozione in corso e dei rispettivi correlati fisiologici attivati. Si tratta, sostanzialmente, della lettura cosciente dello stato attuale che vive l'organismo e delle modificazioni in atto.

Dove si trovano le emozioni? Nell'amigdala, quella struttura a forma di mandorla, è propria di tutti i vertebrati e si trova nella regione rostromediale del lobo temporale, fa parte del sistema limbico e processa tutto ciò che ha a che vedere con le nostre reazioni emotive. L'amigdala fa parte del cosiddetto encefalo umano, ossia la parte profonda in cui prevalgono le emozioni basiche, come nello specifico quella che sto trattando "la rabbia".

Come si presenta la rabbia? E' una reazione al fine di contrastare e rendere possibile nello stesso tempo la perdita di qualcosa. Spesso, è un paravento alla paura di rimanere soli, di essere abbandonati o rifiutati. Per di più la rabbia è soggettiva non oggettiva. Esprimerla direttamente alla persona verso la quale si prova, non è sempre possibile, altrimenti si amplificherebbero litigi o conflitti e violenze. Pertanto, una buona "metodologia" potrebbe essere quella "espressiva" come ad esempio: disegnare, scrivere, cantare, suonare ma anche dare un pugno ad un cuscino nella propria casa (quale valvola di sfogo) perché se la si reprime si rischia di entrare in depressione.

Fino a che punto è positivo mostrare la propria rabbia? Esprimendola senza ferire l'altro, mi spiego meglio con un esempio: "Quando tu mi hai risposto male, io ho sentito rabbia..." ecco sto rivelandomi all'altro senza colpirlo in alcun modo, secondo il concetto del Counseling mi concentro proprio sull'aspetto emotivo, all'interno della relazione IO - TU.

La rabbia consegue all'orgoglio e alla paura, l'orgoglio di chi esige che altri debbano rispondere alle sue aspettative, la paura di chi con una reazione rabbiosa cerca di nascondere la vergogna di non farcela. Talvolta, la rabbia tende a dilagare.

Su questo termine mi fermo a pensare al periodo che tutti stiamo attraversando, oltre che sul piano personale, su quello lavorativo come ad esempio gli artisti, i musicisti, i danzatori, o gli attori, tutti abituati ad esprimersi attraverso "l'arte del creare" e addestrati al grande pubblico con manifestazioni di piazza o di teatri. Persone abituate al movimento corporeo ed ora quel movimento è fermo oppure è cambiato, adattato alla circostanza di vita. Io stessa sono una danzatrice, la mia più grande passione. Durante il periodo iniziale del coronavirus si è verificato in me come uno stato d'imbozzolamento, giorni di vero e proprio ripiegamento dell'anima alla ricerca di me stessa. Il mio desiderio di verità e libertà si è espresso sempre nella sfera della danza sin da piccola. La danza che ha da sempre illuminato qualche ombra del mio disagio interiore. La rabbia di non poter ballare, poi quella rabbia si è trasformata in accettazione e serenità.

Poi ancora penso alla categoria dei parrucchieri ed estetiste, alle costanti relazioni basate sulla "bellezza" che nutrono coi propri clienti, e al settore turistico in virtù della estate ormai pronta a bussare alle porte.

Il mio pensiero va ancora oltre, nello specifico, alle persone colpite da "ALZHEIMER e ai loro parenti" probabilmente arrabbiati, delusi, privati di quell'unico contatto relazionale che li lega attraverso i sensi. Contatto sensoriale che fonde il malato al suo caro mediante:
- la carezza;
- l'abbraccio;
- lo sguardo ravvicinato;
- la vicinanza fisica.

Che cosa sentono, dunque, i malati di Alzheimer costretti alle restrizioni?... Incertezza, poca chiarezza delle vicissitudini circostanti.

Infine, ma non per questo ultimi, il mio cuore è proteso alla sfera dell'infanzia, ai BAMBINI:
- privati dell'affetto dei nonni;
- del gioco esterno nel parco;
- della relazione coi coetanei;
- della condivisione del loro hobby preferito come fare sport, cavalcare il cavallo, ecc..

A tal proposito mi vengono in mente i MANEGGI più sfortunati dove alcuni istruttori non possono muovere i cavalli per questioni economiche. Tra l'altro, ora, vi è una sofferenza eclatante tra il CAVALLO e il suo MIGLIORE AMICO-PADRONE. Ecco, se all'umano è stato spiegato che cosa la società sta vivendo (emergenza Covid-19) all'animale non è concessa la stessa opportunità, ma comunque SENTE il cambiamento.
Non vedendo più il suo padrone si farà delle domande, forse del tipo:
- "Mi ha abbandonato?"
- "Mi ha sostituito con un altro cavallo?".

Chiudendo gli occhi vedo i cavalli e li immagino meno grintosi del solito, e pian piano divengono demotivati lasciandosi andare giorno dopo giorno senza comprendere "cosa" e "perché"...

E potrei citarne tante altre di categorie, così ognuno a suo modo, vive questo senso di rabbia e d'impotenza allo stesso tempo. Chiedo perdono se non ho citato tutti, ma l'elenco è lungo... Tuttavia a tutti va il mio profondo pensiero e abbraccio.

Ritornando, dunque, al concetto di rabbia: quali sono i tuoi eccessi? Impara ad esprimere la rabbia con dolcezza senza cadere in pericolosi eccessi. Ciò non significa negare o rimuovere la rabbia, ma poterla manifestare senza rimanerne schiacciati; significa comprendere i falsi pensieri che ci bloccano all'interno di reazioni esasperate. Perché ciò sia possibile, devi innanzitutto evitare di trasformarla in rimuginio mentale. Quando subiamo un'offesa subentra l'emozione della rabbia. Essa ci segnala che vorremmo re-agire contro l'altro per eliminare la fonte di disturbo. Nell'ipotesi che abbiamo paura a reagire, in quanto temiamo le conseguenze di un'azione socialmente inaccettabile, il nostro pensiero, non scaricandosi nell'azione risolutiva (ad es. il rispondere in modo assertivo al capo che sul posto di lavoro continua a vessarci), diventa rimuginio mentale. Questi, in tal caso, rappresenterebbe un surrogato dell'azione aggressiva. Se il surrogato dell'azione non si trasforma in condotta assertiva, la mente razionale si ammala.

Per tale ragione diventa estremamente utile imparare ad esprimere la rabbia senza scaricarla in modo distruttivo sugli altri oppure a meditare per dissolverla.
Attenzione possiamo darci il permesso di esprimere la rabbia, ma senza che questa diventi tossica per qualcun altro. Non soffochiamo la nostra rabbia, ma neppure trasformiamola in energia negativa. Abbiamo diritto ai nostri sentimenti, ma non abbiamo diritto di scaricare sugli altri la nostra negatività. Faccio una puntualizzazione: le emozioni negative vanno accolte ed espresse ma in alcuni momenti vanno controllate.

Se sono arrabbiato e mi dico "Non devo provare tale emozione", la rabbia viene ulteriormente alimentata ed il problema si ingigantisce. Ma se io osservo la rabbia senza oppormi ad essa, gradualmente si dissolve per essere successivamente elaborata.

Secondo la tradizione dei maestri SUFI, bisogna indagare le nostre dinamiche reattive, come se fossero materiale di studio e come se fossimo disidentificati da esse. Se, ad esempio, percepisco la rabbia posso, osservandomi, cogliere dove si deposita nel mio corpo, quali sono le sensazioni che provo, qual è il mio dialogo interno, quali azioni di solito intraprendo. In tale modo mi risveglio alla mia coscienza. Nel momento in cui sono autocosciente, esco da una condizione di meccanicità della risposta, di reattività inconscia, per approdare, verso la possibilità di potenziare il libero arbitrio. La ricerca della nostra trasformazione interiore, esige un risveglio costante nel qui ed ora alla nostra presenza.

A QUESTO PUNTO MI PREME ILLUSTRARTI A LIVELLO CORPOREO COME SI PRESENTA LA PERSONA CON QUELLO STILE CARATTERIALE CHE SENTE RABBIA MA CHE TENDE A REPRIMERE.
Nella comunicazione non verbale: è un soggetto che tende ad avere gli occhi in alto nella ricerca di trovare sempre la risposta giusta, avvicina le sopracciglia verso il centro della fronte per concentrarsi, lo sguardo generalmente è diretto. Tono di voce decisa, scandita, controllata, ben modulata senza né alti né bassi, mascella contratta e talvolta si morde le labbra.

Sul piano della struttura e dinamica psicocorporea: il CORPO è teso, perfetto con il rigonfiamento della parte suprema del torace, il capo è alto, la mandibola è contratta quando parla muove appena le labbra.
Le emozioni sono bloccate nel corpo, scarsa centralità corporea ed è incapace di rilassarsi a causa della tensione muscolare. Ha un carattere rigido in riferimento proprio alla struttura corporea tipica del soggetto perfezionista oppure ossessivo (non come disturbo bensì come stile).

Perciò tende ad avere un carattere inflessibile e orgoglioso.

In fondo teme la sua stessa rabbia, che controlla costantemente, qualora, dovesse perderne il controllo cosa potrebbe accadere? ESPLODEREBBE la rabbia.

Pertanto, è una tipologia di persona, che necessita di essere aiutata nel riconoscere la rabbia repressa che nutre dentro di sé. Come? Attraverso i colloqui basati sul counseling psicologico basati proprio sulla "relazione di aiuto" e là dove ce ne sia bisogno il supporto di un test psicodiagnostico.

Ci sarebbe tanto altro da aggiungere, per il momento mi fermo qui mi avvicino alla conclusione di questo mio articolo suggerendoti alcune strategie per riuscire a dare inizio ad un percorso di trasformazione interiore:

1. Identifica una situazione in cui sei stato particolarmente arrabbiato. Non divagare.

2. Lascia emergere la rabbia. Chiediti: "Che cosa ti ha fatto tanto arrabbiare?".

3. Quale paura si nasconde sotto la tua rabbia? Che cosa temi di perdere?

4. Quali pensieri hanno accompagnato la tua reazione di rabbia?

5. Quali reazioni fisiche provi nei momenti di rabbia?

6. In quale situazione trovi difficoltà ad esprimere la tua rabbia?

7. Che cosa vorresti cambiare di te per gestire al meglio la rabbia?

Ora siediti in una posizione che ti sembra comoda. Prenditi il tempo di assestarti in questa posizione così che tutto il corpo si senta pienamente presente là dove siede o giace. Concentra l'attenzione sulla zona dove avverti sensazioni spiacevoli. Fai in modo che la consapevolezza sia presente, momento per momento, a ricevere le sensazioni che provengono da lì. Lascia che venga avvertito il disagio poiché per superarlo occorre so-stare con esso.


Buon esercizio a tutti. Nella speranza di essere stata di supporto, resto a disposizione per chiarimenti, dubbi o domande. Compila il form qui oppure chiamami al 3934482694, lavoro anche on-line.

Dott.ssa Aurelia Gagliano www.psicostudioparliamone.it

 

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