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Lavoro autonomo e NASpI


Ecco quando la mancata comunicazione dello svolgimento di un'attività autonoma comporta la decadenza dalla NASpI
Lavoro autonomo e NASpI

Con una sentenza priva di sbavatura, il Tribunale di Trapani (sent. n. 176 pubblicata il 28 marzo 2019) ha stabilito un importante principio in tema di percezione della NASPI ed esercizio di attività di lavoro autonomo.

Invero, secondo la tesi dell’Inps il ricorrente, al momento della presentazione della domanda amministrativa, era titolare di quote di partecipazione in società, il che ha determinato il rigetto della domanda amministrativa in quanto, secondo la tesi dell’INPS, discendente dall’interpretazione della norma di cui alla circolare Inps del 12.5.2015 n. 94 (paragrafo 2.10.b.), il ricorrente era tenuto a comunicare all’ente di previdenza lo svolgimento di tale attività e del reddito previsto in quanto attività di lavoro autonomo iniziata già in epoca anteriore alla presentazione della domanda per il pagamento della indennità Naspi.

Pertanto, il termine di un mese, fissato a pena di decadenza per la comunicazione all’Inps, decorreva nella specie non dall’inizio dell’attività, bensì dalla (successiva) data della domanda amministrativa.

Il Tribunale ha stabilito che l'art.  10, D.lgs. 22 del 2015cit  fa specifico riferimento al caso di inizio di un'attività di lavoro autonomo quando già il lavoratore percepisce la Naspi, come emerge dall'esplicito collegamento dell'inizio di tale attività al periodo in cui si percepisce la Naspi e la decadenza prevista dall'art. 11 lett. c) non può che riferirsi alla sola ipotesi in cui l'attività viene iniziata quando il lavoratore già percepisce la Naspi, stante l'espresso richiamo alla comunicazione di cui all'art. 10 comma 1 primo periodo.

L’interpretazione letterale delle due previsioni citate comporta che la decadenza invocata dall'Inps non possa riguardare il caso de quo in cui si imputa al lavoratore di non aver comunicato la situazione reddituale relativa ad un’attività autonoma in occasione della domanda iniziale della prestazione e, quindi, non relativa ad un'attività iniziata nel periodo di percezione della Naspi.

Né può farsi applicazione analogica dell'art. 11, trattandosi di una norma che, prevedendo una decadenza, è certamente norma eccezionale di stretta interpretazione.

Peraltro, si osserva che l'impossibilità di procedere ad un'estensione analogica trova ulteriore conferma nel fatto che si giungerebbe a negare un diritto per una ragione puramente formale (mancata comunicazione, entro trenta giorni dalla presentazione della domanda amministrativa, del reddito presuntivo per l'anno 2016) destinata ad operare anche qualora sussistano i presupposti sostanziali del diritto.

Smentita, quindi, del tutto la tesi dell’istituto che voleva introdurre una causa di decadenza riferita all’ipotesi di esercizio di attività economica durante la percezione della Naspi e non prima della percezione stessa.

 

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