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Consulenza aziendale: le truffe nel marketing


Il titolo dell’articolo è volutamente forte, comprende anche alcuni approcci commerciali che certamente non sono truffe...
Consulenza aziendale: le truffe nel marketing

Il titolo dell’articolo è volutamente forte, comprende anche alcuni approcci commerciali che certamente non sono truffe, ma su cui non sono d’accordo per la metodologia commerciale di approccio al cliente adottata.

I social network, principalmente Facebook e LinkedIn, sono completamente coperti di post sponsorizzati di consulenti e agenzie di marketing che propongono corsi, interventi consulenziali a step, pacchetti di formazione e così via.

L’elemento che nella proposta è comune è che viene data la percezione che la proposta commerciale sia la soluzione a tutti i mali aziendali: fai un nostro corso, chiedici una consulenza e la tua azienda vedrà la LUCE. Bam, prima sparata. Io non mi promuovo nei social, ma so che ci sono diversi consulenti capaci che lo fanno ed è un sistema certamente valido per la ricerca di clienti.

Ma il potenziale cliente deve prima capire quale è la sua condizione aziendale, cosa sa di dover avere e non ha, quale è l’area scoperta per cui gli serve effettivamente una consulenza.

Se il tuo problema è di non riuscire a capire che politica di prezzo devi sostenere, non puoi chiamare un professionista di marketing che in realtà si occupa solo di comunicazione, come sono io, ad esempio. Se trovi me, ti dico che non è un’attività che faccio e magari ti propongo un mio collega.

Se trovi una persona meno seria, si inventa una relazione con pochi fondamenti e te la vende, tanto lui non sarà presente per vedere i risultati e comunque le variabili che possono determinare il successo di un progetto sono talmente tante che si può sempre scaricare la responsabilità.

Questo è un altro punto da valutare prima di scegliere un consulente. La sua disponibilità ad essere coinvolto nel progetto.

Ho avuto modo di approcciare un’analisi di un mio collega per un’azienda, che ora è mia cliente, in cui in 90 PAGINE presentava un’analisi della presenza online del cliente con dati, percentuali, confronti (superficiali) con la sua concorrenza e proposte (poche) di attività che l’azienda avrebbe dovuto mettere in atto con il proprio personale interno.

Ottimo no? Peccato che l’azienda sia composta da meno di 15 persone, 11 di queste distribuite tra produzione e magazzino e tre di back office.

Nessuna di queste ha competenze di comunicazione, certamente non tali da mettere in atto un progetto senza una guida e con indicazioni talmente confusionarie che il cliente, dopo aver però pagato la prima analisi, ha voluto chiedere un secondo parere e sono arrivato io.

Ora l’azienda è mia cliente, con reciproca soddisfazione. Il cliente si sente seguito e io ho una enorme gratificazione per l’intervento in progetti anche internazionali, con l’accordo che nel momento in cui il cliente dovesse ritenere di poter proseguire da solo la chiusura della nostra relazione avverrebbe nello stesso mese in cui mi viene comunicata la decisione.

Non tutti, naturalmente, devono seguire questa regola professionale. Le organizzazioni sono diverse, soprattutto le agenzie si strutturano per seguire il cliente e non possono sostenere i costi di uno stop improvviso. Ma da qui alla toccata e fuga ce ne corre.

Quindi, aziende, capite bene il servizio che cercate e per quanto possibile cercate di capire il consulente che vi sta davanti. Sapete quale è il modo per scegliere il giusto consulente? Pensare che le attività di marketing debbano essere previste all’inizio di un nuovo progetto, quando ancora è in fase embrionale. Questo vi darebbe il tempo di scegliere la persona giusta e di programmare gli investimenti in maniera completa.

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