Legittimi gli accertamenti emessi prima di 60 giorni


La Suprema Corte torna ad esprimersi in merito alla legittimità degli avvisi di accertamento a tavolino emessi senza l’osservanza del termine di 60 giorni
Legittimi gli accertamenti emessi prima di 60 giorni
Nel nostro ordinamento tributario un obbligo generale di contraddittorio, la cui violazione comporta la nullità dell’avviso di accertamento, sussiste unicamente riguardo ai tributi armonizzati e purché il contribuente enunci in concreto le ragioni che avrebbe inteso far valere, al fine di valutare la natura non meramente pretestuosa dell’opposizione (ex multis, Cass. civ., Sez. VI- 5, 26/5/2016; Cass. civ., Sez. V, 3/2/2017, n. 2875).

Secondo l’orientamento consolidato della giurisprudenza di legittimità, in materia di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, l’art. 12, comma 7 della Legge 27 luglio 2000, n. 212 - che prevede che l’avviso d’accertamento, salva la ricorrenza di specifiche e motivate ragioni di urgenza, non può essere emesso, pena la sua nullità, prima della scadenza del termine dilatorio di sessanta giorni dal rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo - si applica a qualsiasi atto di accertamento o controllo con accesso o ispezione nei locali dell’impresa, ivi compresi gli atti di accesso istantanei finalizzati all’acquisizione di documentazione (cfr., da ultimo, Cass. civ., Sez. V, 25/10/2017, n. 25265).

E’ stato altresì affermato che tale norma deve essere interpretata nel senso che l’inosservanza del termine dilatorio di sessanta giorni per l’emanazione dell’atto determina di per sé, salvo che ricorrano specifiche ragioni di urgenza, l’illegittimità dell’atto impositivo emesso ante tempus.

Infatti, detto termine è posto a garanzia del pieno dispiegarsi del contraddittorio procedimentale, il quale costituisce primaria espressione dei principi, di derivazione costituzionale, di collaborazione e buona fede tra amministrazione e contribuente.

Il vizio invalidante dell’atto consiste nell’assenza dei motivi di urgenza che ne hanno determinato l’emissione anticipata, e la ricorrenza di tali motivi deve essere provata dall’ufficio (Cass. S.S.U.U 29/7/2013, n. 18184). Al riguardo, va rilevato che per consolidato orientamento giurisprudenziale non costituisce una causa di urgenza l’imminente scadenza del termine di accertamento (da ultimo, Cass. civ.,Sez. VI, 5, 15/4/2016 n. 7598).

La giurisprudenza della Corte ha altresì precisato che la garanzia di cui al suddetto art. 12 dello Statuto del Contribuente non si applica agli "accertamenti a tavolino" (Cass. SS.UU. 9 dicembre 2015, n. 24813, contraria a S.S.U.U. n. 19667/2014 secondo cui, per tutte le attività di controllo, è obbligatorio un confronto preventivo pena la nullità dell’atto impositivo).

Così, con l’ordinanza del 23 ottobre 2017, n. 25044, la Corte ha ritenuto legittimo l’avviso di accertamento notificato senza rispetto del termine di 60 giorni a seguito della richiesta di trasmissione di documentazione al contribuente.

In tale occasione, è stato precisato che la sanzione di inutilizzabilità dei documenti non esibiti o trasmessi in risposta agli inviti dell’ufficio (ex art. 32, comma 4 del D.P.R. n. 600 del 1973 e art. 51, comma 5 del D.P.R. n. 633 del 1972) potrà trovare applicazione solo se risulti che l’amministrazione abbia preventivamente invitato il contribuente in modo specifico e puntuale alla relativa esibizione, avvertendolo circa le conseguenze della sua mancata ottemperanza (cfr. anche Cass. civ., Sez. VI-5, 27/12/2016, n. 27069).

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di Avv. Valentina Adornato

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