Liquidazione del compenso dell`avvocato, rito applicabile


Liquidazione compensi e spese, di cui all'art. 633 e ss. c.p.c., procede ai sensi del D. Lgs. n. 150 art 14.
Liquidazione del compenso dell`avvocato, rito applicabile
La liquidazione del compenso dell’avvocato. Rito applicabile.

Gli strumenti a disposizione dell’avvocato per recuperare i compensi sono previsti dall’art. 28 l.n.794/42, modificato dall’art. 34 , co 16, lett. a) del d.lgs. 150/2011. La norma stabilisce che: "per la liquidazione delle spese, degli onorari e dei diritti...l'avvocato,...se non intende seguire la procedura di cui all'art. 633 e ss. c.p.c., procede ai sensi del D.Lgs. n. 150, art. 14". Stando al tenore testuale, il professionista ha a disposizione due vie alternative: il ricorso per decreto ingiuntivo e il procedimento sommario previsto dall’art.702 bis cpc. L’azionabilità del giudizio ordinario di cognizione sembrerebbe, quindi, esclusa dal combinato normativo. Il problema non è di poco conto, comportando in un caso e non nell’altro l’inammissibilità della domanda proposta in via ordinaria. E ancora, il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo dovrebbe seguire il rito speciale, pena la dichiarazione d’inammissibilità.
Prima della riforma del 2011, la giurisprudenza maggioritaria riteneva applicabile la cognizione ordinaria, ai giudizi relativi anche all’an della pretesa e, precisamente, qualora fossero stati contestati i limiti del mandato, l’effettiva esecuzione delle prestazioni, la loro effettuazione da parte del ricorrente, la sussistenza di cause estintive o limitative. Le peculiarità del rito sommario ex art. 702 bis cpc, in particolare la limitatezza della cognizione, giustificavano il ricorso al giudizio ordinario (C. 876/12; C.6225/10; C.6578/05). Viceversa, in tutti i casi in cui l’oggetto della controversia fosse stato circoscritto alla sola liquidazione, era (ed è) pacifico l’utilizzo del solo procedimento sommario di cognizione. Le modifiche apportare alla materia dal d.lgs. 150/11 non hanno chiarito in maniera definitiva la questione e, pertanto, in questa materia i rapporti tra rito speciale e ordinario restano dubbi, tanto che si sono formati tre diversi orientamenti. La giurisprudenza maggioritaria non solo afferma l’inammissibilità del rito speciale per le cause estese all’an della debenza, ma esclude anche il mutamento del rito. Diverse sono state le critiche. Qualora si dichiarasse la semplice inammissibilità del ricorso, il ricorrente sarebbe posto di fronte a un dilemma irrisolvibile. Il rito finirebbe, infatti, per dipendere dalle scelte difensive del convenuto: ove l’avvocato introducesse la causa limitata alla liquidazione con rito ordinario, questa, dichiarata inammissibile, subirebbe il mutamento del rito ex art. 14 d.lgs. 150/11 (il passaggio da rito ordinario a speciale è previsto dagli artt. 4 co.1 e 3, d.lgs,150/11), salvo poi il rischio di una nuova declaratoria d’inammissibilità dovuta alle difese del convenuto, che negano la pretesa attorea, questa volta, però, senza mutamento del rito. E solo a questo punto, la causa sarebbe riproponibile con rito ordinario. L’indirizzo prevalente nelle corti di merito (da ultimo,Trib. Mantova del 4.10.2016) ritiene inammissibile il procedimento speciale esteso all’esistenza del diritto. Perciò, previo mutamento del rito, il giudizio proseguirebbe nelle forme ordinarie davanti al giudice assegnatario. La soluzione sarebbe dettata da chiare esigenze di economia processuale, nonché per evitare un’evidente disparità di trattamento rispetto a ogni altra controversia in materia di compensi. Tale conclusione sarebbe l’unica praticabile, non solo in caso di errore sul rito compiuto ab initio, ma anche in caso d’inammissibilità a posteriori, conseguente alle difese del convenuto, che abbia contestato il fondamento della pretesa. Da ultimo, parte della giurisprudenza (C.4002/16) applica il rito ex art. 14 d.lgs. 150/11 a tutte le controversie, indipendentemente dall’ampiezza della cognizione. La specificità del procedimento non comporterebbe una minor tutela del ricorrente: il rito speciale offrirebbe, infatti, una cognizione piena e più celere di quella ordinaria, grazie alle forme processuali semplificate. E allora, introdotta la causa con rito ordinario, il giudice dovrebbe disporre sempre il passaggio al rito sommario.
Infine, la Cassazione ha affermato che la procedura speciale di liquidazione dei compensi degli avvocati prevista dalla l.n. 794/1942, seppure dettata per le prestazioni giudiziali civili, è ammessa anche per le prestazioni stragiudiziali ad esse strumentali e complementari (C. 21954/14).

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di Avvocato Michele Zanchi

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