Mantenimento della prole ed obblighi dei nonni


Quando gli ascendenti devono concorrere al pagamento delle spese
Mantenimento della prole ed obblighi dei nonni
Come noto, nei casi di separazione o divorzio, molto spesso il genitore obbligato al versamento dell’assegno di mantenimento in favore dei figli, anche a causa della sempre più grave crisi economica, non riesce ad adempiere tale onere.
La problematica appena indicata, oltre ad essere tristemente comune nel nostro paese, produce spesso, come conseguenza nefasta, la difficoltà pressoché totale di assicurare ai figli una sana e serena crescita .

Tuttavia il legislatore individua una precisa tutela in tali fattispecie, indirizzata a garantire il primario interesse del benessere della prole, soprattutto dei minori. In particolare, l’articolo 316 bis del codice civile, oltre a stabilire espressamente che entrambi i genitori debbono, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e capacità lavorative, adempiere a tutti i doveri nei confronti dei figli, prevede espressamente che: "Quando i genitori non hanno mezzi sufficienti, gli altri ascendenti, in ordine di prossimità, sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli. In caso di inadempimento il presidente del tribunale, su istanza di chiunque vi ha interesse, sentito l'inadempiente ed assunte informazioni, può ordinare con decreto che una quota dei redditi dell'obbligato, in proporzione agli stessi, sia versata direttamente all'altro genitore o a chi sopporta le spese per il mantenimento, l'istruzione e l'educazione della prole. Il decreto, notificato agli interessati ed al terzo debitore, costituisce titolo esecutivo, ma le parti ed il terzo debitore possono proporre opposizione nel termine di venti giorni dalla notifica. L'opposizione è regolata dalle norme relative all'opposizione al decreto di ingiunzione, in quanto applicabili...omissis..."

È dunque possibile, in presenza di determinati presupposti, che gli ascendenti più prossimi ai genitori inadempienti, e dunque i nonni, possano essere chiamati, su istanza di chiunque abbia interesse, a supplire alle mancanze dei principali obbligati o comunque a concorrere nel pagamento del mantenimento.
Dalla semplice lettura del precetto normativo, è possibile cogliere almeno tre aspetti fondamentali dell’Istituto: in primo luogo, il presupposto necessario per l’applicazione della norma è il non possesso, da parte dei genitori, di mezzi sufficienti a garantire il mantenimento, l’istruzione e l’educazione della prole.
Tale insufficienza può essere dimostrata, oltre che dalle prove prodotte dalla parte che ricorre al Giudice, anche attraverso l’assunzione d’ufficio, da parte dello stesso organo giudicante, delle informazioni necessarie.
In secondo luogo, la decisione di "detrarre" un quota reddito dell’ascendente e destinarla direttamente al genitore che materialmente sostiene le spese per il mantenimento, l’istruzione e l’educazione della prole, deve essere presa dal Giudice attraverso una valutazione globale della situazione economica del soggetto, in maniera tale da evitare che quest’ultimo, non riesca poi esso stesso ad adempiere alle proprie primarie esigenze di vita.
Pertanto nella determinazione della misura del contributo, che chiaramente non potrà essere superiore all’importo dell’assegno di mantenimento originariamente stabilito in sede di separazione o divorzio, si dovrà necessariamente effettuare un bilanciamento tra le fonti reddituali del nonno-ascendente, e le spese che lo stesso sostiene per far fronte alle quotidiane necessità.
Il terzo aspetto di rilievo, consiste nella esecutività del decreto con il quale il Presidente del Tribunale impone l’obbligo di contribuzione a carico dell’ascendente, con la conseguenza che, laddove quest’ultimo non adempia spontaneamente, il decreto, in quanto titolo esecutivo, è immediatamente azionabile dal beneficiario.

Infine, è bene evidenziare che il Legislatore, oltre ad accordare la tutela appena descritta in favore della prole, non ha dimenticato di strutturare la norma in modo tale da fornire delle garanzie anche al soggetto cui l’obbligo di contribuzione viene imposto, essendo prevista per il nonno-ascendente, la possibilità di proporre opposizione al decreto del Presidente del Tribunale entro 20 giorni dalla notifica, secondo le norme proprie dell’opposizione a decreto ingiuntivo.
In conclusione, è possibile prevedere che tale precetto normativo (peraltro già esistente nel nostro Ordinamento anche prima della recente riforma del diritto di famiglia), anche in considerazione dell'aggravamento della crisi economica, possa divenire nei prossimi anni un vero e proprio pilastro nella tutela giuridica dei diritti della prole.

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di Avv. Vincenzo Magarelli

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