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Mediocri di successo


Il ruolo di fortuna, talento e antifragilità nella realizzazione professionale
Mediocri di successo
"In Italia lo scontro non è mai tra due verità ma tra due bugie".

L’affermazione di Indro Montanelli calza a pennello per lo scontro storico tra due fazioni: quella che attribuisce il successo al talento e quella che lo vede totalmente connesso alla fortuna.

Ognuna delle due impostazioni presta il fianco a critiche e prove contrarie ma sul ruolo della causalità è arrivata ultimamente un’importante conferma.

Tre studiosi dell’Università di Catania hanno sviluppato un modello matematico che simula il percorso di lavoro di un gruppo di persone nell’arco di 40 anni. I fisici Pluchino e Rapisarda e l’economista Biondo hanno voluto verificare e quantificare l’impatto della sorte sull’affermazione professionale.

Il lavoro dal titolo "TALENT vs LUCK" conferma che il talento non basta. Se è vero che un certo grado di attitudine è necessario per arrivare a traguardi significativi, quasi mai le persone più talentuose raggiungono i traguardi più ambiziosi essendo spesso sorpassate da individui mediocri e più fortunati.

Il caso gioca un ruolo determinante.

Nello specifico il modello considera combinazioni di caratteristiche personali quali intelligenza, determinazione, capacità e poi cerca di verificare cosa accade ai soggetti colpiti da eventi favorevoli o sfavorevoli.

La platea delle persone mediocri è decisamente più numerosa ed è quindi probabile che la sorte possa premiare uno degli appartenenti a questa categoria. L’influenza di fattori dovuti al caso come il luogo in cui si cresce o il reddito della famiglia di appartenenza, risulta determinante per la riuscita finale.

I medesimi studiosi sottolineano l’importanza di sviluppare i punti di forza, ma la domanda che emerge con prepotenza dalla ricerca è: possiamo giudicare il talento dai risultati?

Oltre ai nostri accademici, un eccentrico filosofo e broker libanese di nome Nassim Taleb si è occupato dell’argomento. Egli sostiene che sottostimiamo puntualmente il ruolo della casualità nei percorsi di successo professionale o finanziario. Ci offre anche l’antidoto per non lasciar maliziosamente interpretare lo studio dell’Università di Catania come un inno al fatalismo o una scusa per il disimpegno

Si deve a Taleb il concetto di Antifragilità: designa la capacità di cose e persone di uscire rafforzati dopo gli urti con un ostacolo posto sul nostro cammino dal fato.

"E’ antifragile qualunque cosa tragga più vantaggi che svantaggi dagli eventi casuali".

La motivazione antifragile viene dalla giusta combinazione tra intelligenze (ciò che facciamo o capiamo facilmente), potenzialità (tratti di forza del carattere), forme di felicità (ciò che gratifica veramente), vocazione (il campo che attrae per realizzare qualcosa di significativo).

Questo mix di fattori, giustamente allenato, determina una spinta interiore capace di trasformare il possibile in probabile. In alcuni casi riesce a piegare l’improbabile.

La scelta di voler controllare un risultato finale non dipendente in toto da noi è invece fragile, rischiosa e, a volte, demotivante.

Antifragile è ciò che rimane integro nel peggiore dei casi, non chi arriva tra i primi perché sostenuto dalla miglior casualità.

Tra la menzogna di quanti attribuiscono ogni traguardo soltanto alle capacità personali e quella di chi afferma il dominio incontrastato del fato, si può scegliere una strada diversa. Possiamo chiamarla allenamento antifragile: una crescita gratificante, impegnativa, piena di senso e dettata da uno scopo. E' difficile da rendere con modelli matematici ma carica di significato.
La scelta di percorrerla raramente capita per caso.

Riferimenti bibliografici:
Nassim Taleb, Giocati dal caso, Il Saggiatore, 2004
Nassim Taleb, Antifragile, il Saggiatore, 2012
Armando Floris, La passione di comunicare, Historica, 2016
A. Pluchino, AE Biondo, A. Rapisarda, Talent vs Luck, 2018

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