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Mercati isterici?


Mercati, valute, petrolio: le tre variabili dell'economia
Mercati isterici?
Purtroppo sì, è un periodo di instabilità sia a livello politico, nel caso dell'Italia, sia per motivi geo-economici, ovvero la questione dazi tra Stati Uniti e Cina e tra Stati Uniti ed Europa. C'è il problema Corea del Nord e c'è inoltre l'embargo alla povera (mia opinione personale) Russia che pesa soprattutto sulla nostra bilancia commerciale.
E' tornata, dopo tanto tempo la volatilità, che non c'era stata quasi nemmeno con eventi importanti come la Brexit, l'elezione di Trump e il referendum italiano.
Il 2017 è stato un anno di buoni risultati sia per i mercati azionari che per quelli obbligazionari, soprattutto High Yield ed Emergenti. Gli emergenti sono ancora i favoriti se si parla di India, Cina, economie che stanno cambiando decisamente grazie ad un processo interno di sviluppo infrastrutturale messo in atto dai vari governi per dare impulso ai consumi interni e all'intera economia. L'inflazione è ancora sopra il 2%, valore considerato salutare per un'economia, pertanto si può trovare ancora del rendimento nei titoli obbligazionari.
Per quanto riguarda il mercato azionario, la borsa italiana e quella americana hanno realizzato entrambe dall'inizio dell'anno circa un 7% tenendo conto del sell off, ovvero del ritracciamento del mese di febbraio. La borsa americana ha già toccato i massimi mentre quella europea ne ha ancora di strada da fare per ritornare ai valori pre-crisi. Ci sono settori dell'economia in forte sviluppo quali quello delle tecnologie, delle infrastrutture, della finanza sostenibile che potrebbero dare dei discreti ritorni. Ci sono anche paesi come Giappone (con il piano Abenomics) e alcuni emergenti che hanno buoni fondamentali e prospettive di crescita. I paesi emergenti, sono però legati al dollaro, e questa è un'altra problematica che sta movimentando i mercati.
Dall'aprile del 2017 il dollaro ha iniziato a svalutarsi nei confronti dell'euro nonostante dati economici positivi per una previsione di espansione dell'economia europea. Ma questo perdurare di sottovalutazione della moneta forte ha modificato le stime di crescita dell'Europa che sono state riviste al ribasso dal buon Draghi nell'ultima riunione della BCE e non ha escluso una continuazione degli aiuti all'economia.
Un dollaro forte è in genere una fonte di preoccupazione per i mercati emergenti, in quanto può riflettere un aumento dei rendimenti statunitensi, che può a sua volta causare deflussi dai mercati emergenti e verso i mercati USA. Un apprezzamento del dollaro statunitense è altresì associato a un calo dei prezzi delle materie prime, che tende a favorire gli esportatori di materie prime dei mercati emergenti. Infine, un dollaro più forte può provocare una correzione delle azioni emergenti e del debito emergente in valuta locale, in quanto gli investitori operanti in dollari temono perdite valutarie.
Per noi europei un dollaro che si rivaluta, favorisce le nostre esportazioni con risvolti positivi sulla bilancia commerciale, al contrario, un dollaro debole frena le nostre esportazioni con conseguenze sulle nostre industrie e sulla loro produzione.
Ma bisogna considerare anche un altro elemento molto importante: il petrolio. Se fino ad un anno fa non riusciva a superare i 55 $ al barile, in questi ultimi giorni ha toccato gli 80 $ il Brent, e i 71 $ il Greggio a causa di numerose vicende in atto, ovvero la crisi Venezuelana, l'embargo dell'America e non solo, all'Iran, le quote di produzione stabilite dai paesi OPEC e NON OPEC che non tutti rispettano.
Questa materia prima viene pagata in dollari pertanto è da valutare quanto beneficio abbia una rivalutazione forte del dollaro o una sua forte svalutazione. In entrambi i casi ci sono per l'Europa e per gli altri paesi delle conseguenze importanti; gli estremi come sempre non sono mai salutari, è sempre necessaria una via di mezzo perché le cose possano sistemarsi su entrambi i fronti.
In conclusione, non possiamo che aspettare le numerose decisioni che i signori della politica e i governanti degli stati prenderanno nelle prossime settimane o mesi augurandoci siano quelle che stanno a metà della linea di "demarcazione" delle loro ideologie.

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