Mercato italiano e Pir


Analisi del primo quadrimestre della Borsa italiana e dei fondi Pir
Mercato italiano e Pir
Il mese di aprile giunge a conclusione e con esso uno dei quadrimestri più volatili che io ricordi in venti anni di attività professionale.
Dopo un gennaio scintillante, la Borsa Italiana è stata coinvolta dalla maxi correzione partita dagli Usa a febbraio e conclusasi a marzo, con una perdita complessiva che aveva portato i listini italiani a scendere sotto la parità, dopo essere arrivati a fine gennaio ad un importante +8%. Avevamo già pensato che il mercato italiano quest’anno sarebbe stato uno dei più interessanti e lo ha dimostrato con una reazione veemente in aprile, che ha riportato i rendimenti da inizio anno a superare il 6%, recuperando in un mese quanto perso per strada.
Anche in questa occasione i PIR hanno fatto la parte del leone e diversi fondi hanno sovraperformato gli ottimi rendimenti del mercato di riferimento. La crescita della raccolta è sostenuta, oltre che dalle importanti agevolazioni fiscali, anche dall’economia reale, che mostra segni tangibili di crescita del Pil, ormai giunto al +1,5% come previsto in questi giorni anche dal Def appena pubblicato dal Governo italiano uscente.
Un dato importante è rappresentanto anche dal numero sempre crescente di aziende in attesa di quotazione sui due mercati di riferimento dei fondi PIR. Sul segmento STAR e sul segmento AIM sono in lista di attesa oltre 50 aziende che stanno completando l’iter di quotazione, tanto da indurre la società di gestione della Borsa Italiana a dimezzare le commissioni per l’accesso ai listini.
Il numero di aziende che chiede la quotazione è estremamente importante per la sostenibilità dei rendimenti nel lungo periodo. Più aziende si quotano e più possibilità avranno i gestori di diversificare gli investimenti, scongiurando il pericolo di "bolla speculativa" paventato da alcuni osservatori, nonostante il mercato italiano resti ancora uno dei più sottovalutati nel mondo e l’exploit delle quotazioni dello scorso anno.
Posso affermare con sicurezza, che dalla loro nascita ad oggi, questo strumento ha instaurato finalmente nell’economia italiana un circolo virtuoso: nuovi e importanti investimenti da parte dei risparmiatori che inducono una crescita economica nel tessuto produttivo italiano, permettendo alle aziende di ottenere nuovi finanziamenti senza passare dal circuito bancario. Più aziende quotate consentono la stabilità dei rendimenti e attraggono ulteriori risparmi per la bontà dell’investimento e così via. L’auspicio è, quindi, di vedere sui listini italiani un 2018 che ricalchi i rendimenti del 2017 a tutto beneficio dei risparmiatori italiani.

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di Roberto Galasso

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