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Mobilità docenti, diritto di precedenza per assistere un familiare disabile


Riconosciuto il diritto alla precedenza assoluta per assistere il familiare portatore di handicap grave nella mobilità inteprovinciale dei docenti di scuola primaria
Mobilità docenti, diritto di precedenza per assistere un familiare disabile

Interessante pronuncia del Giudice del Lavoro di Termini Imerese Dott.ssa Chiara Gagliano, la quale ha riconosciuto il diritto di precedenza ex art. 33-V e VII comma della Legge 104/1992, in favore di una maestra delle elementari, nelle operazioni di trasferimento interprovinciale avvenute per l’A.S. 2018/2019, secondo l’ordine di preferenza indicato nella istanza ritualmente presentata in via amministrativa, in assenza di altri vincitori che vantino titoli uguali o superiori, nell’Ambito Territoriale in cui ha la residenza il familiare disabile.

Con domanda cautelare depositata il 26/01/2019, la ricorrente aveva dedotto l’illegittimità del Contratto Collettivo Nazionale Integrativo (CCNI) Mobilità Scolastica valido per l’A.S. 2018/2019 nella parte in cui non prevede la precedenza assoluta nella mobilità interprovinciale in favore dei docenti che prestano assistenza a familiari riconosciuti portatori di handicap in stato di gravità e aveva chiesto, pertanto, l’accertamento del suo diritto al riconoscimento di tale precedenza, coerentemente alla statuizione di cui all’art. 33-comma V della Legge 104/1992, posto che la ricorrente era l’unico soggetto in famiglia in grado di assistere il figlioletto, riconosciuto portatore di handicap grave ex art. 3-III comma della Legge 104/1992.

Il Giudice si è pronunciato nei seguenti termini: <<… va rilevato che, nel settore scolastico, opera l’art. 601 del d.lgs. 297/1994, il quale, al primo comma, sancisce che gli artt. 21 e 33 della legge 104/1992 “si applicano al personale di cui al presente testo unico”, mentre, al secondo comma, dispone che tali norme “comportano la precedenza all’atto della nomina in ruolo, dell’assunzione come non di ruolo e in sede di mobilità”.

Quest’ultima disposizione (art. 601), non prevedendo limiti al proprio contenuto precettivo, a differenza della disciplina generale, presenta la struttura della norma imperativa incondizionata, attuativa di valori di rilievo costituzionale.

Sicché, tenuto conto che l’art 33 c. 5 della legge 104/1992, accorda al “lavoratore di cui al comma 3 (ha) diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere e non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede”, va apprezzata la maggiore tutela accordata al portatore di handicap dalla disposizione speciale dell’art. 601 citato: una diversa interpretazione dalla sua lettera, infatti, non sarebbe in piena consonanza con i precetti costituzionali degli articoli 3, comma 2 e 38 della Costituzione, dell’articolo 26 della Carta di Nizza, nonché della Convenzione delle Nazioni Unite del 13/12/2006 sui diritti dei disabili, ratificata con legge 18/2009...>>.

Detto pronunciamento si pone quale pietra miliare nell'attuale assetto normo-giurisprudenziale, poiché una rigida applicazione del CCNI aveva comportato - nella prima fase attuativa - il riconoscimento della precedenza assoluta solo nei casi di handicap personale del docente e non nei casi di handicap grave del familiare.

Era chiaro che tale disposizione contrattuale confliggeva con i dettami contenuti in una disposizione legislativa sovraordinata, di natura precettiva, quale è l'art. 601 del D.Lgs. 297/1994.

La stessa Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, all’art. 26, riconosce il diritto delle persone con disabilità a beneficiare di “misure idonee” dirette a garantirne, tra l’altro, l’autonomia e l’inserimento sociale e anche la Corte Costituzionale ha ripetutamente ribadito il particolare valore intrinseco della Legge 104/1992, in quanto finalizzata a garantire diritti fondamentali della persona ed ha, al contempo, precisato che la relativa applicazione potrebbe essere legittimamente preclusa solo da principi e disposizioni che, per la tutela di rilevanti interessi collettivi, non consentano l’espletamento dell’attività lavorativa con determinate dislocazioni territoriali.

Nel caso che ci occupa, l’assoluta preclusione della precedenza assoluta alla ricorrente, in quanto madre di un bambino portatore di handicap grave, non era - tra l'altro - giustificata da alcuna apparente esigenza organizzativa dell’Amministrazione Scolastica, appalesandosi - al contrario  - arbitraria ed irragionevole la scelta dei soggetti ai quali veniva riconosciuto tale beneficio.

Laddove oggetto di tutela non è il lavoratore che intende trasferirsi, bensì il soggetto portatore di handicap che ha diritto ad essere facilitato nel ricevere assistenza, il diniego del diritto al trasferimento interprovinciale chiesto dalla ricorrente con precedenza assoluta integrava a tutti gli effetti un trattamento discriminatorio inammissibile.

Ritenute tali considerazioni di favorevole accoglimento, il Giudice ha dichiarato la nullità del CCNI, nella parte in cui nega la precedenza assoluta nelle operazioni di trasferimento interprovinciale al docente che assiste un familiare portatore di handicap grave ed ha riconosciuto il diritto invocato in via cautelare ed urgente, essendo stata allegata compiutamente la circostanza che, nel tempo necessario per la definizione del giudizio di merito, l’istante avrebbe ricevuto un imminente ed irreparabile pregiudizio nella sua sfera personale e familiare.

 

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