Modifica unilaterale della residenza del figlio


Cambio di residenza del figlio minore decisa da un solo genitore in disaccordo con l'altro, decide il Tribunale nell'esclusivo interesse del figlio
Modifica unilaterale della residenza del figlio
L’art. 316 c.c. delinea le modalità dell’esercizio della responsabilità genitoriale e prevede l’obbligo per i genitori, siano essi sposati o no, di esercitarla di comune accordo tenendo conto delle capacità, inclinazioni naturali e delle aspirazioni dei propri figli.
Anche dopo la separazione della famiglia, i genitori hanno il diritto e dovere di assumere insieme le decisioni di maggiore interesse per i figli.
La scelta della residenza abituale del minore deve essere compiuta nel rispetto della bigenitorialità ed il cambiamento unilaterale da parte di un genitore della residenza dei figli minori deve essere considerata illegittima.
Può accadere talvolta, che il genitore affidatario del minore decida, senza concordare con l’altro genitore, di cambiare la residenza del figlio, la scelta potrebbe essere in un’altra regione o anche all’estero, creando uno squilibrio nel rapporto tra il figlio e l’altro genitore non collocatario.
La questione è molto delicata e deve contemperare il diritto di potersi spostare liberamente scegliendo il luogo migliore ove vivere e il diritto del minore a crescere con entrambi i genitori.
Il principio di bigenitorialità è il diritto del figlio a mantenere un rapporto stabile con entrambi i genitori ed è riconosciuto come uno dei diritti fondamentali del minore fortemente tutelati nel nostro sistema giuridico.
Nel caso in cui non vi sia accordo tra i genitori sulla residenza del figlio, occorrerà rivolgersi al Tribunale affinché sia decisa legittimamente la residenza che dovrà avere il minore.
Saranno importanti per la decisione giudiziale l’analisi delle motivazioni del trasferimento desiderato dal genitore collocatario e la valutazione dei vantaggi effettivi rispetto alla situazione attuale.
Occorrerà valutare i tempi e le modalità di frequentazione tra il figlio e il genitore non collocatario, se sarà realisticamente possibile mantenere un concreto rapporto con l’altro genitore senza costringerlo a stravolgimenti di vita od obbligandolo a sostenere costi per le visite del tutto sproporzionati ai propri redditi.
Un altro aspetto da valutare è se il nuovo trasferimento consenta e con quali modalità la salvaguardia delle relazioni del minore con le figure affettivamente più importanti per lui, quali i famigliari e i parenti, preservando i legami con le proprie origini geografiche, sociali e culturali.
Importante sarà anche la valutazione degli effetti del trasferimento sul minore comparati con il suo basilare bisogno di stabilità ambientale, sociale, relazionale, emotiva e psicologica.
Occorrerà valutare anche se il trasferimento possa essere definitivo o solo temporaneo.
Si valuterà anche l’ambiente sociale e familiare in cui il genitore intende trasferirsi rispetto alle condizioni attuali.
Non ultimo occorrerà considerare l’età del minore e la sua capacità di mantenere un importante legame con l’altro genitore non convivente e ove l’età lo consenta, il minore sarà ascoltato per conoscere la sua volontà e i suoi desideri. Maggiore sarà l’età del minore e, quindi, la sua maturità psicofisica, maggiore sarà la sua rilevanza nella decisione giudiziale.
In estrema sintesi, nel caso di conflitto tra i genitori sul cambio di residenza dei figli minori, l’autorità giudiziaria che sarà chiamata a decidere sulla questione dovrà tener in considerazione solo il reale e supremo interesse del minore.

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di cinzia comerio

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