Moneta digitale: il bitcoin (seconda parte)


Bitcoin: opportunità reale o rischio?
Moneta digitale: il bitcoin (seconda parte)
Il "Fenomeno Bitcoin" rappresenta davvero il nuovo paradiso fiscale?

Sappiamo che le criptovalute sono monete virtuali prive di corso legale, ma accettate da alcuni operatori.

La produzione e lo scambio della valuta avviene mediante software distribuiti che funzionano con il principio del block chain, senza un server centrale.

La principale criptovaluta è attualmente il Bitcoin, introdotto nel 2009, salito vertiginosamente di valore fino ad alimentare molte aspettative e tante polemiche.

La valuta virtuale nasce con caratteristiche di trasferibilità molto facilitate e, data la sua immaterialità, non richiede di spazio fisico per la sua conservazione.
Caratteristiche che di certo la rendono un formidabile strumento di pagamento internazionale ma anche un potenziale strumento per trasferire e conservare ricchezze di potenziale "dubbia" provenienza...

Il trattamento fiscale della criptovaluta è stato esaminato dall’Agenzia delle Entrate attraverso la risoluzione n. 72/E del 2016.

L’Agenzia afferma che il margine sulla compravendita professionale delle criptovalute rappresenta il corrispettivo di una prestazione di servizi, dunque rilevante ai fini IVA, però esente ai sensi dell’art. 135, par. 1, lett. e) della direttiva IVA proprio perchè ha ad oggetto delle operazioni di natura finanziaria.

L’Agenzia chiarisce che le plusvalenze che derivano dal cambio non sono tassate perché le operazioni sono a pronti e non a termine e perché la criptovaluta non viene accreditata su un conto corrente.

Non è dunque applicabile l’art. 67, c. 1, lett. c-ter del TUIR.

La detenzione di Bitcoin non è soggetta a IVAFE, né ad imposta di bollo.

Con la crescente popolarità delle criptovalute vengono presentate quotidianamente numerose case history di guadagni milionari che ad oggi sono conseguiti in modo legale ed esentasse.

Una circostanza che potrebbe scatenare l’interesse del Fisco Italiano. Inoltre, sta avanzando un principio per il quale in realtà la criptovaluta è più una commodity (cioè l’oro digitale) che una valuta, in quanto ad essa non è associato l’impegno da parte di alcun emittente.
Potenzialmente l’Agenzia delle Entrate potrebbe far dietrofront e tassare, come redditi derivanti da capital gain al 26%, le plusvalenze realizzate...Restiamo in attesa di futuri sviluppi.

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di Dott. Comm. Mastantuoni Pietro

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