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Non Performing Loans


Il 2016 è l’anno della svolta con cui il sistema bancario italiano ha fatto nascere uno dei primi mercati mondiali di crediti deteriorati
Non Performing Loans
N.P.L. è l’acronimo di "non performing loans" cioè le c.d. "sofferenze", i crediti ormai inesigibili per le banche. Invece gli U.T.P., Unlikely to pay, definiscono gli incagli, ora anche dette inadempienze probabili. Mentre i crediti in bonis sono quelli pienamente esigibili.

Il 2016 è l’anno della svolta con cui il sistema bancario italiano ha fatto nascere uno dei primi mercati mondiali di crediti deteriorati. Nel 2017 il mercato ha riguardato 70 miliardi di euro di sofferenze nette e altrettanti sono stimati in movimento per quest’anno spinte dalle cartolarizzazioni, nel caso delle banche, cessioni di debiti/crediti con cui si costruiscono emissioni di titoli obbligazionari rappresentativi degli stessi. La banca aumenta il capitale libero e il rischio si trasferisce agli obbligazionisti.Anche se, come dimostrato da uno studio di Bankitalia, per gli N.p.l. il recupero "in house", ha tassi pari al 40% contro un 20/30% di quanto si ricava con la cessione sul mercato. Però l’ultima operazione che ha riguardato Intesa Sanpaolo sembra abbia reso il 28,7% del nominale ma, soprattutto in linea con il valore di carico della banca in bilancio.

Con il Decreto Legge 14/2/2016 n. 18, convertito con modifiche nella Legge 6/4/2016 n. 49. è stata prevista una garanzia statale, la G.A.C.S., garanzia sulla cartolarizzazione sofferenze, concessa a titolo oneroso dal M.E.F. (Ministero Economia e Finanza), allo scopo di favorire lo smobilizzo di crediti in sofferenza per gli intermediari finanziari con sede legale in Italia mediante emissione solo di titoli senior per le cartolarizzazioni di cui all’art. 1 delle L. 180/1999.

Le obbligazioni senior sono titoli di credito che assegnano al detentore il diritto a vedersi rimborsato prioritariamente nel caso di liquidazione o fallimento della banca. Ciò non porta necessariamente al rimborso integrale o effettivamente prioritario.
Tali previsioni normative hanno favorito l’effetto positivo delle G.a.c.s. per le sofferenze, perché la garanzia sulla parte senior delle stesse ha ridotto lo spazio tra domanda e offerta e agevolato la dismissione degli N.p.l.

Ormai le sofferenze, crediti inevasi, trasformati in procedure legali, sono quasi a livelli fisiologici: per il gruppo delle prime dieci banche si sono ridotte a 37 miliardi di valore netto con una svalutazione del 70% medio.Anche se ci sono ancora complessivamente 759 miliardi di crediti deteriorati, nei bilanci delle banche di Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Cipro.

A marzo la Commissione Europea ha riconosciuto all’Italia una più marcata riduzione del rapporto delle sofferenze rispetto al totale dei crediti.Al termine del 2017 il rapporto era pari al 12,1% in Italia contro il 14,6% del Portogallo, il 32% di Cipro ed il 46% della Grecia. Mentre per le banche Irlandesi, dopo cospicue iniezioni di fondi europei, il rapporto è pari all’11,2% e per il sistema bancario spagnolo, dopo la creazione e l’intervento del Fondo Salva Stati, è inferiore al 4,7%.

Ma la B.C.E. ha ormai rinunziato ad imporre tempi e modi stringenti e generalizzati (ad esempio una soglia specifica del 5% degli npl ratio lordi, rapporto tra crediti deteriorati - non performing exposure: sofferenze, inadempienze probabili e crediti scaduti - e il totale dei crediti elargiti, per definire una banca con elevato livello di N.p.l.) sullo smaltimento degli stock di crediti inesigibili già contabilizzati. Tale soglia che non considerava inoltre le rettifiche già effettuate dalle banche avrebbe penalizzato gli Istituti Italiani più colpiti dalla crisi e da procedure di recupero giudiziarie più lente.

Si è evidenziato però la questione dell’eccesso di Autorità e di normative che caratterizza il settore creditizio, con il rischio di creare confusione e restringere ancora di più l’attività di concessione del credito, monitorata con particolare attenzione dai paesi del nord Europa.

Mentre la nuova frontiera sono gli incagli, gli U.t.p. (Unlikely to pay), con aziende debitrici la cui sopravvivenza dipende anche dall’elargizione di nuovo credito.

Le prime dieci banche li hanno ridotti da 48 a 43 miliardi di euro, con un tasso di copertura dal 34,9% al 38%.

La prima adozione al principio contabile ifrs9 ha evitato di far passare sul conto economico i nuovi accantonamenti di copertura prudenziale. Il differenziale di copertura tra sofferenze ed incagli è in costante ascesa, e alle banche conviene sempre meno di inglobare nei conti la volatilità degli incagli.

Però ad ogni successivo passaggio a sofferenza (15% dei casi) il tasso di copertura degli incagli (38%) sale in media al 70%.

L’atto rivoluzionario potrebbe essere rappresentato dalle cartolarizzazioni di U.t.p.

La vicenda è promettente ma complessa con rendimenti potenziali sino al 15 - 25%, doppi di quelli degli N.p.l. ma servono competenze e formazione e già una terza categoria di crediti a maggior rischio di valutazione, quella degli scaduti netti (past due), si profila all’orizzonte.

L’estensione della Garanzia statale delle G.a.c.s. alle cartolarizzazioni delle inadempienze probabili (dette anche U.t.p.), il cui valore al netto delle rettifiche è pari a 52 miliardi di euro e ormai pari a quello delle sofferenze, è allo studio e suggerita da molti addetti ai lavori per alleggerire con successo i bilanci delle banche (nel 2017 gli incagli hanno sorpassato le sofferenze nette (66 miliardi contro 64).

Comunque la percentuale di tutti i crediti deteriorati, in percentuale di tutti i crediti che è l’indice della salute finanziaria è pari al 5% circa per Intesa Sanpaolo e Unicredit contro il 15% circa di Banca Carige e M.p.s. (dati di cui al1° trimestre 2018).

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