Particolare tenuità del fatto


Particolare tenuità - Effetti legislativi - Profili applicativi
Particolare tenuità del fatto
La nuova normativa introdotta con il D.Lgs 16.03.2015 n. 28 (il link consente di accedere al testo del decreto Legislativo) affronta e risolve, utilizzando il sistema di normazione ordinaria, il problema dell’obbligatorietà dell’azione penale (articolo 112 della Costituzione Italiana).
Invero, il carico che grava sul sistema penale italiano, per certi versi ormai insostenibile vista la cronica incapacità di adeguarsi al cambiamento dei tempi, richiedeva un intervento che consentisse - unitamente alla depenalizzazione di alcuni anacronistici reati contenuti nel Codice Penale - al Pubblico Ministero una scelta oculata nella determinazione della innumerevole mole di reati che vengono posti all’attenzione dell’Autorità Inquirente.

Il legislatore con la sopra citata normativa ha, di fatto, aggirato l’artico 112 della Costituzione dotando la Magistratura di uno strumento attraverso il quale rendere possibile, in presenza di determinati requisiti, la scelta tra esercitare o meno l’azione penale.
Nel dettaglio dall’esame dell’art. 131 bis c.p. emerge la necessità della sussistenza congiunta di requisiti sia oggettivi che soggettivi per accedere al beneficio.
Proprio sotto il profilo applicativo si giocherà in modo decisivo la partita dell’effetto deflattivo della norma in argomento; ove, infatti, dovesse prevalere la logica applicativa in fase di indagine allora si avrà un beneficio immediato e visibile sul numero di procedimenti portati a dibattimento, ove di contro dovesse emergere una logica conservativa rimettendo al Giudice del dibattimento ogni possibilità applicativa, la norma avrà clamorosamente fallito il suo scopo.

Anche sotto il profilo della pura applicabilità, in assenza di effetti automatici previsti dal legislatore, sarà il lavoro dell’interprete a determinare l’ambito applicativo allargando o restringendo i margini entro i quali muoversi per rendere fruibile il beneficio.

La Suprema Corte di Cassazione con la sentenza Sez. III, 8 aprile 2015, dep. 15 aprile 2015, n. 15449 ha già iniziato il necessario percorso interpretativo della norma in senso che appare almeno preliminarmente fortemente restrittivo.
Va detto che la scelta del legislatore non comprime il diritto di coloro che si ritengono offesi dal reato ritenuto di speciale tenuità che potranno ben rivolgersi alla magistratura civile per ottenere ristoro per i danni patiti.
Compete ora agli interpreti del diritto nel lavoro con la Magistratura delimitare i confini di applicabilità della norma onde consentire, al cittadino, di comprendere compiutamente il proprio diritto.

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di Avv. Carlo Massimo Zaccarini

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