Pensione di invalidità. A chi spetta


Pensione di invalidità. Spetta solo ai residenti in Italia. Commento a Cass. 21901/2018
Pensione di invalidità. A chi spetta

Tra le ordinanze recenti, in materia giuslavoristica, appare giusto segnalare Cass. Civ. Sez. lavoro, Ordinanza 07.09.2018 n. 21901.

Viene nella stessa stabilito un principio che, leggendo apparentemente i titoli apparsi, potrebbe destare qualche perplessità.

A ben vedere, tuttavia, si tratta, ancora una volta, di un concetto molto importante nel diritto del lavoro: quello relativo alla sussisiarietà delle fonti, legato al tipo di prestazione da erogare.

Gli ermellini, cioè il Giudici di Cassazione fanno, infatti, perno sul tipo di intervento, ossia quello assistenziale, che presuppone un cittadino inabile al lavoro e quello previdenziale, rivolto principalmente ai lavoratori e che tende a assicurare mezzi adeguati alle loro esigenze di vita al verificarsi di eventi che riducono o azzerano la capacità lavorativa e di guadagno.

Tra i trattamenti per le invalidità, infine, ve ne sono alcuni inesportabili: vale a dire che, in ragione della loro natura, del fatto che sono trattamenti somministrati dai singoli ordinamenti interni in ragione anche delle loro carte costituzionali, non possono essere esportati in altri ordinamenti.

E così è nel caso della Cassazione che si commenta.

Prestazioni come quelle oggetto del giudizio di legittimità sono riferibili, nel caso di specie, all’ordinamento italiano, che, attraverso certe misure, deve consentire la liberazione dal bisogno e il godimento sostanziale dei diritti civili e politici da parte di tutti, anche dei soggetti più svantaggiati.

Concetti, ribaditi peraltro, nella parte motiva dell’ordinanza, da vari regolamenti CEE, secondo i quali "Tali prestazioni sono erogate a carico dell’istituzione del luogo di residenza” o ancora: “le prestazioni speciali in denaro, sia assistenziali che previdenziali, ma non aventi carattere contributivo non sono esportabili in ambito comunitario e sono erogate esclusivamente nello Stato membro in cui soggetti interessati risiedono ed ai sensi della sua legislazione”.

Concetti, dunque, molto importanti, che dimostrano la portata sia della nostra Carta Costituzionale sia anche di un raffronto con la normativa europea con cui bisogna raffrontarsi.

Personalmente ritengo importante che non solo nel nostro ordinamento, ma anche in altri, misure di liberazione dal bisogno, come quelle previste nella nostra Carta Suprema possano trovare rifugio, ma ancora una volta si deve sottolineare la necessità di capire bene i perchè delle applicazioni delle norme di diritto, come ci si propone di fare, con molta umiltà, anche in questo articolo.

 

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di Avv. Michele Vissani

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