Consulta, permessi premio e reati ostativi


Nessuna presunzione assoluta di pericolosità per i reati ostativi
Consulta, permessi premio e reati ostativi

E’ di poche ora fa la decisione mediante la quale la Corte Costituzionale ha coraggiosamente respinto l’idea di una presunzione di pericolosità assoluta che, fino ad oggi, ha impedito la concessione dei permessi premio ai condannati per reati di mafia.

Nella sua formulazione originaria, difatti, l’art. 4 bis, comma 1, delle leggi sull’ordinamento penitenziario prevedeva l’esclusione dei permessi premio per i condannati per i reati ivi elencati, che non collaborassero con la giustizia.

All’esito della Camera di Consiglio celebrata nella giornata di ieri, la Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della menzionata disposizione normativa, ammettendo al beneficio del permesso premio anche i condannati per i reati cd. ostativi, indipendentemente dalla collaborazione con la giustizia e purché si possa escludere l’attualità di collegamenti esterni con la criminalità organizzata.

L’importanza di tale pronuncia è aver abbandonato l’idea di una presunzione assoluta ed insuperabile di pericolosità sociale, legata al grave reato commesso, in favore di una presunzione di tipo relativo, che può essere superata, caso per caso, sulla base di diversi indici, che sarà il Magistrato di Sorveglianza a dover valutare.

Nel commentare tale riforma alcuni hanno parlato di una maggiore responsabilizzazione dei Magistrati di Sorveglianza nello svolgimento delle loro funzioni e come dar loro torto.

Questi ultimi Magistrati dovranno valutare, in maniera scrupolosa, non solo il percorso di risocializzazione del condannato all’interno dell’Istituto di pena, ma anche e soprattutto le indicazioni e informazioni ricevute da parte di altre autorità.

Il riferimento è, nello specifico, ai pareri che dovranno in ogni caso essere espressi dalle Procure Antimafia e Antiterrorismo, in virtù dei quali il Tribunale potrà e dovrà valutare l’esistenza o inesistenza, in concreto, di una pericolosità sociale, desumibile dai collegamenti in essere con la criminalità organizzata.

 

 

 

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di Avv. Manuela Martinangeli

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