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PIR (Piani Individuali Risparmio): opportunità e pericoli da conoscere


I PIR, un'interessante opportunità d'investimento, ma attenzione ai rischi connessi
PIR (Piani Individuali Risparmio): opportunità e pericoli da conoscere

Con l’introduzione anche in Italia dei PIR (Lg 232/2016) si è aperta una nuova opportunità di finanziamento per le piccole/medie imprese italiane e una nuova opportunità d’investimento per i risparmiatori italiani, favorita dall’esenzione fiscale degli interessi/proventi maturati nei PIR (purché mantenuti almeno 5 anni). Come ogni nuovo strumento, però, accanto alle opportunità, non mancano neppure i rischi che i risparmiatori devono conoscere prima di avventurarsi in queste nuove forme di investimento. Vediamo quali:

1) Il PIR, come tutti gli strumenti (finanziari e non) non è né buono, né cattivo in quanto tale, ma è sempre l’utilizzo che se ne fa che lo può rendere tale. Il PIR è destinato a finanziare le imprese italiane in sostituzione del finanziamento bancario diretto, e a dare ai risparmiatori italiani un investimento alternativo a titoli di stato e obbligazioni bancarie, ormai da qualche anno poco remunerativi. In altri paesi strumenti simili esistono già da tempo e svolgono un’importante funzione in entrambi i casi, ma in Italia possiamo dire lo stesso? Cominciamo ad esaminare la situazione del risparmiatore medio italiano. Gli italiani erano noti come i cd “Bot people” attaccati al risparmio sicuro e rendimento certo fino a pochi anni fa (anche grazie alla legge bancaria del 1936 che garantiva i risparmiatori che investivano in titoli di stato e obbligazioni bancarie anche in caso di default degli emittenti). Per questo motivo gli italiani hanno sempre rifuggito l’investimento di rischio (azioni e collegati) e di conseguenza non hanno mai maturato un’esperienza finanziaria che permetta loro di discernere veramente il rischio insito in un investimento di natura azionaria, o comunque non garantita. Il PIR è uno strumento legato al mercato, e in particolare al mercato della piccola/media impresa italiana, ossia un settore estremamente aleatorio, soggetto a forti oscillazioni di valore e anche a forti rischi di default (sia azionario, sia obbligazionario). Accanto alle buone prospettive di rendimento (oltre ai vantaggi fiscali governativi) c’è un altrettanto alto rischio di perdere il proprio capitale; questo non significa che non si debba investire nei PIR, ma piuttosto che chi li sottoscrive deve essere ben consapevole dei rischi cui va incontro. Purtroppo, molto spesso il risparmiatore medio italiano non ha una cultura finanziaria adeguata per sottoscrivere questo tipo di prodotto. Per contro le banche e i loro funzionari tendono altrettanto spesso a sottacere questi rischi e a sovrastimare le possibilità di guadagno che si possono ottenere con questo tipo d’investimento. Per inciso, il vantaggio fiscale si ha soltanto sugli utili, mancando gli stessi scompare del tutto.

2) Il mercato italiano è molto piccolo (l’1,2% di quello mondiale), inoltre è soggetto a forti oscillazioni, speculazioni e bolle periodiche; un investimento in Italia, al di là del fatto che come italiani siamo naturalmente propensi ad investirvi in misura maggiore del consigliato, è senza dubbio molto più rischioso che non uno simile fatto in un paese con un mercato più ampio e consolidato (al di là di una sempre necessaria diversificazione globale per ridurre i rischi). Inoltre, il nostro Paese sta attraversando un lungo periodo di recessione, il che sconsiglia ai risparmiatori di investirvi grosse somme, essendo un mercato molto più adatto a speculatori che non a risparmiatori che pongono la sicurezza del proprio risparmio al primo posto delle loro priorità. Oggi per il piccolo risparmiatore è possibile investire anche somme veramente modeste in un’infinità di investimenti (diversificati) in tutto il mondo con prospettive di rischio/rendimento sicuramente più interessanti che non quelle offerte dai PIR italiani.

3) Una decina di anni fa le banche americane avevano concesso con estrema facilità e leggerezza dei mutui (subprime) ai possessori di immobili, ben oltre il valore dell’immobile dato a garanzia, nella prospettiva di una continua crescita del loro valore. La bolla speculativa immobiliare che è seguita, ha fatto sì che il prezzo degli stessi sia poi crollato. Le banche americane, furbescamente e spregiudicatamente, invece di assumersi le conseguenze negative della loro scelta avventata, hanno pensato di scaricare i loro errori sui risparmiatori, attraverso l’emissione di obbligazioni (cd cartolarizzazione dei mutui) che poi hanno rivenduto ai loro clienti ignari. Quando è scoppiata la bolla immobiliare, gli obbligazionisti risparmiatori sono rimasti con il classico cerino in mano! Sappiamo quali sono state le gravi conseguenze della crisi che ne è seguita a livello mondiale. Ora però spostiamoci in Italia al presente e vediamo come il sistema bancario italiano, fino a ieri il principale (se non unico) finanziatore delle piccole/medie imprese italiane, causa i vincoli europei da un lato e la profonda crisi che lo vede coinvolto dall’altro (decine di miliardi di sofferenze ancora in pancia ai principali istituti) non sia più in grado di finanziare la piccola/media impresa italiana, che per questo ha sofferto e soffre tuttora una cronica sottocapitalizzazione. Il governo con la legge 232/2016 ha inteso, attraverso i PIR, porre un rimedio a tale situazione. Nobile intento, sicuramente, tuttavia, è l’uso dei PIR che ne stanno facendo le banche italiane che non convince, al di là dei PIR che invece possono essere un valido strumento. L’impressione è che, come hanno fatto le banche americane quando hanno cartolarizzato i loro “crediti fondiari ormai inesigibili” per poterli rifilare ai loro clienti ignari, lo stesso stiano facendo alcune banche italiane con i PIR, destinati a sostituire i finanziamenti a rischio che fino a ieri hanno fatto alle imprese italiane. In buona sostanza possiamo dire che se fino a ieri le banche italiane si assumevano il rischio di credito verso le imprese italiane, (vuoi per svolgere la loro mission imprenditoriale, vuoi per assecondare le richieste della politica, come purtroppo è accaduto in molti casi, fra tutti il MPS), dal 2017, con l’approvazione del governo che ha puntato in questo modo a far ripartire il paese, attraverso il PIR stanno ancora finanziando, piuttosto spregiudicatamente, le imprese italiane, però senza più assumersi in prima persona il rischio di credito, bensì addossandolo a molti ignari risparmiatori italiani (impreparati finanziariamente e quindi non consapevoli del rischio che stanno correndo). In molti casi con i PIR, siamo di fronte ad una vera e propria azione che ricorda la cartolarizzazione dei mutui subprime americani, ancora fatta alle spalle dei risparmiatori. Ovviamente non tutte le banche e i Consulenti stanno agendo in questo modo, però prima di procedere con la sottoscrizione di uno strumento finanziario dobbiamo sempre chiederci se e fino a che punto sia opportuno far correre ad un risparmiatore questo rischio, quando ci sono altre opportunità d’investimento dei propri risparmi meno rischiose e con altrettante potenzialità di guadagno.

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