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PMI e finanza alternativa al credito bancario


Oltre a credito bancario le imprese ricorrono ad ulteriori strumenti con i quali finanziarsi. Dal crowdfunding alle ICOs sono in aumento i casi di finanza alternativa
PMI e finanza alternativa al credito bancario

 

Le PMI sono definite dalla Raccomandazione 2003/361/CE della Commissione Europea come imprese autonome il cui organico risulta inferiore a 250 perone (requisito necessario) e il cui fatturato non superi € 50 milioni o il cui totale di bilancio annuale non sia superiore a € 43 milioni (basta uno dei requisiti).

Come si finanziano tali imprese?

Regolarmente, e spesso, con il credito erogato dal sistema bancario.

Ci sono, però, strumenti che consentono alle medie, piccole e micro imprese di ottenere finanza alternativa e che saranno oggetto di una sempre più crescente domanda.

Per sgomberare il campo da ogni equivoco, per ricorso alla finanza “alternativa” non si intende escludere il credito bancario. Sarebbe, dunque, più corretto parlare di finanza “complementare” al credito bancario, di una finanza che integra quella erogata dagli Istituti di credito.

L’impresa potrà continuare a beneficiare del credito bancario, ma per non rimanere indissolubilmente legata alla banca potrà avvalersi di ulteriori strumenti finanziari e diversificare il ricorso al credito.

L’impresa non sarà più soggetta alle determinazioni delle banche ed incrementerà i propri partner commerciali.

Quali sono, quindi, i canali attraverso i quali le PMI italiane possono ottenere finanza “alternativa o “complementare” al credito bancario?
Individuiamo 6 strumenti principali, ossia:

 

  • 1. Minibond

  • 2. Crowfunding

  • 3. Invoice trading

  • 4. Direct lending

  • 5. Initial Coin Offerings (ICOs)

  • 6. Private equity e venture capital

 

Descriviamo brevemente i suddetti strumenti riservando ulteriori chiarimenti a chi vorrà ricevere maggiori informazioni.

 

 


1. Minibond

Per minibond si intende il ricorso al mercato mobiliare per il collocamento di titoli di debito come obbligazioni e cambiali finanziarie.

I minibond, dunque, sono titoli obbligazionari (di qualsiasi scadenza) e cambiali finanziarie (con scadenza fino a 36 mesi) emessi da imprese italiane, in particolare di piccola-media dimensione.

Si tratta di titoli di debito emessi dalle imprese sul mercato mobiliare e sottoscritti da investitori professionali e qualificati, che a fronte della raccolta di capitale (che viene poi rimborsato secondo modalità predefinite) offrono una remunerazione contrattualmente stabilita attraverso il pagamento di cedole.

I vantaggi derivanti dai minibond:

i) possibilità di interfacciarsi con investitori professionali e ottenere visibilità;

ii) ricevere certezza e disponibilità di risorse per diversi anni quando per una certa fascia di PMI il credito bancario non è facilmente accessibile;

iii) differenziare le fonti di finanziamento e non dipendere solo dalle banche;

iv) l’emissione di un minibond viene considerata come una “prova generale” in vista di possibili successive operazioni come, ad esempio, il private equity.

 

 


2. Crowdfunding

Per crowdfunding si intende l’opportunità di raccogliere capitale su portali Internet, nelle varie forme ammesse (reward, lending, equity).

Il crowdfunding viene associato alla ricerca di finanziatori per un’attività attraverso la rete Internet, rivolgendo un appello diretto ai naviganti del web – anche per piccole somme considerate singolarmente – invece che ai tradizionali canali intermediati da investitori professionali quali banche, fondi di private equity e venture capital, business angel.

Grazie alle dimensioni “social” di Internet sarà possibile creare un coinvolgimento collettivo dei finanziatori, che interagiscono in rete non solo come fornitori di capitale, ma anche come possibili contributori al progetto stesso, nella logica del crowdsourcing.

Da questo punto di vista il vantaggio del crowdfunding non è legato alla sola opportunità di finanziamento ma anche al possibile valore aggiunto dato all’azione di marketing e di “validazione-critica” di un progetto imprenditoriale attraverso la rete.

Si distinguono i seguenti modelli di crowdfunding in base alla contropartita offerta in cambio del finanziamento:

•    donation-based crowdfunding: dove non viene offerta alcuna ricompensa particolare, e quindi tipicamente mirate a obiettivi di solidarietà, cultura, mecenatismo, volontariato, sport;

•    reward-based crowdfunding: viene offerta una ricompensa di natura non monetaria, quale un oggetto o un servizio;

•    roialty-based crowdfunding: la ricompensa in tal caso è di natura monetaria e consiste in una condivisione dei profitti e dei ricavi associati all’investimento, ma senza alcun titolo di proprietà sul progetto né di rimborso del capitale;

•    crowdinvesting: in tal caso il finanziamento viene effettuato a titolo di investimento, cui è associata una remunerazione, che può avvenire con la sottoscrizione di capitale di rischio (equity) o di un prestito (lending).

Nell’equity crowfunding, ad esempio, la legge di Bilancio 2019 (Legge n. 145/2018) ha previsto l’innalzamento al 40% delle aliquote per le detrazioni fiscali (per le persone fisiche) e delle deduzioni (per le persone giuridiche) a favore di chi investe nel capitale di rischio di sturtup e PMI innovative.

Nel lending crowfunding (anche detto peer-to-peer lending o social lending) si sono diffusi due modelli di raccolta, ossia quello “diffuso” e quello “diretto”. Nel primo caso, il modello “diffuso”, la piattaforma di crowfunding ha un ruolo attivo in quanto seleziona le richieste di credito fra quelle pervenute e decide dove allocare il capitale raccolto dagli investitori. In questo modo, il richiedente ammesso alla raccolta avrà la certezza di avere in poco tempo la disponibilità del denaro. Nel secondo modello, invece, il vantaggio sarà dell’investitore il quale potrà scegliere direttamente a quale dei richiedenti selezionati dalla piattaforma prestare il proprio denaro.

 

 


3. Invoice trading

Per invoice trading si intende lo smobilizzo di fatture commerciali attraverso piattaforme web.

L’invoice trading è, pertanto, la cessione di una fattura commerciale in cambio di un anticipo in denaro attraverso una piattaforma online. Non è propriamente un’operazione di raccolta del capitale, ma rappresentando lo smobilizzo di un’attività (appunto una fattura commerciale) è associata agli stessi effetti finanziari, traducendosi in un ingresso di cassa.

L’invoice trading viene anche utilizzato per supportare il credito di filiera come strumento di supply chain finance in cui il ruolo chiave è svolto da una grande azienda che offre ai suoi fornitori l’opportunità di cessione della fattura agli investitori accreditati nella piattaforma.

I vantaggi dell’invoice trading:

i) possibilità di accedere al credito senza garanzie o collateral;

ii) la rapidità di risposta alla richiesta di accesso al credito;

iii) la cessione non richiede segnalazioni alla Centrale Rischi del circuito bancario;

iv) potrebbe essere meno costoso dello scoperto di conto corrente.

 

 


4. Direct lending

Per direct lending si intende il credito fornito da soggetti non bancari attraverso prestiti diretti.

Il direct lending è l’attività di erogazione diretta di finanziamenti da parte di soggetti non bancari, tipicamente fondi di investimento alternativi specializzati che forniscono prestiti a medio-lungo termine a PMI e grandi imprese finalizzati a progetti di crescita, ad acquisizioni o al rifinanziamento del credito.

Nel direct lending l’erogazione del finanziamento è più rapida rispetto al circuito bancario e si assiste ad un’elevata personalizzazione, nella fase di contrattazione, nel definire un accordo sulla base delle necessità e delle potenzialità finanziarie esprimibili dall’impresa.

A fronte di questi vantaggi, il direct lending comporta in generale un costo più elevato in termini di tasso di interesse. In tal caso le PMI saranno disposte a pagare un premium price in cambio di finanziamenti rapidi e utili all’implementazione dei propri piani di sviluppo.

Infine, anche in questo caso, il vantaggio è insito nella possibilità di diversificare le fonti di finanziamento in modo da non dipendere da un unico interlocutore.

 

 


5. Initial Coin Offerings, ICOs

Per Initial Coin Offerings, ICOs o anche token offerings, si intende il collocamento di token digitali su Internet grazie alla tecnologia della blockchain.

In una Initial Coin Offerings (ICOs) le criptovalute e la tecnologia della blockchain vengono utilizzate per raccogliere capitale destinato a un progetto, attraverso Internet, esattamente come una campagna di crowdfunding senza però che sia necessaria una piattaforma abilitante e senza che ci sia bisogno di un ente terzo che processi il pagamento grazie alla peculiarità della tecnologia blockchain.

La raccolta dei finanziamenti avviene offrendo sul mercato dei token che possono essere acquistati in cambio di pagamenti in criptovalute e, a volte, anche in valute tradizionali.

I token, poi, potranno essere utilizzati dai contributori in tanti possibili modi come, ad esempio, l’acquisto di beni e servizi (in alcuni casi, come in Italia, ricevono lo stesso trattamento fiscale dei voucher).

Grazie alla disintermediazione dei sistemi di pagamento tradizionale (senza un ente terzo che processi il pagamento, ad es. carta di credito, una banca che gestisca il bonifico) i vantaggi potranno essere i costi ridotti.

 

 


6. Private equity e venture capital

Per private equity e venture capital si intende il finanziamento con capitale di rischio fornito da investitori professionali, a volte prodromico alla quotazione in Borsa su listini specifici per le PMI come AIM Italia.

Il private equity è un’attività finanziaria attraverso la quale un investitore professionale rileva quote del capitale di rischio di un’impresa tipicamente non quotata in Borsa. Ciò può avvenire in due modalità:

i) acquisendo azioni esistenti dei suoi soci (buyout)

ii) oppure sottoscrivendo azioni di nuova emissione apportando capitali “freschi” all’interno della società target.

Il venture capital è una categoria peculiare del private equity in cui il target di investimento è rappresentato da un’impresa in fase di costituzione (seed), in un settore ad alto potenziale di crescita, o da una società startup.

Gli investitori professionali possono intervenire anche in operazioni dedicate alla ristrutturazione di imprese in crisi oppure nel caso di finanza “ponte” per agevolare fusioni e acquisizioni (c.d. bridge financing).

L’investitore si propone come un partner con l’obiettivo di realizzare una plusvalenza finanziaria nel medio periodo e ottenere, al momento del disinvestimento, un capital gain. Egli collaborerà con l’imprenditore per incrementare il valore dell’azienda.

L’investimento nel private equity e nel venture capital, però, è caratterizzato da un significativo profilo di rischio non potendosi escludere il fallimento dell’impresa investita con l’azzeramento del valore del capitale.


In conclusione, rimango a disposizione per ogni ulteriore chiarimento.

 

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