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Quando e come impugnare la graduatoria di un concorso pubblico


La graduatoria di un concorso pubblico può essere impugnata al TAR, ma solo se vi sono alcuni presupposti specifici e rigorosamente entro il termine di 60 giorni
Quando e come impugnare la graduatoria di un concorso pubblico

Sono molti i casi in cui il candidato che ha partecipato a un concorso pubblico può ritenere di esser stato escluso ingiustamente dalla graduatoria finale o di non esser stato dichiarato vincitore o idoneo, vediamo quali sono. 

Violazione del bando  

Il bando di concorso (detto anche lex specialis o legge di gara) è il principale punto di riferimento per valutare se è corretto il provvedimento che dispone l’ammissione o l’esclusione del candidato e anche il punteggio assegnato a ciascun candidato ammesso.

Infatti, la lex specialis (e con esso le norme di legge che regolano la materia) contiene tutte le regole in base alle quali i candidati devono essere prima ammessi, e poi valutati: queste regole sono vincolanti, anche per la commissione di concorso, che non può derogarle in alcun modo, né interpretarle analogicamente.

Tuttavia, non sempre tali regole sono espresse in modo chiaro e inequivocabile, sicché la commissione di gara si trova a dover interpretare i dubbi sulla loro applicazione, ma spesso giungono a valutazioni che penalizzano ingiustamente il candidato, che si trova così ad essere escluso dal concorso o che magari, pur essendo ammesso, ottiene un punteggio inferiore a quello che si sarebbe aspettato, ma ciò senza che ci sia nel bando una norma che giustifichi la decisione della commissione. In altre parole, si può verificare che la commissione concorsuale interpreti il bando in modo più rigido rispetto a quanto ha fatto il candidato.

La materia delle selezioni pubbliche è retta dal generale principio del favor partecipationis, in base al quale, le norme concorsuali di dubbia formulazione devono sempre esser interpretate in modo tale da garantire il rispetto della legge e la più ampia partecipazione possibile: per via di tale principio è illegittimo ogni atto con il quale la commissione ha applicato criteri più restrittivi di quelli previsti dalla lex specialis.

I casi concreti sono infiniti: ad esempio, si è verificato il caso di una Pubblica Amministrazione che ha escluso il candidato a causa di una presunta irregolarità formale nella compilazione e presentazione dei formulari fac simile predisposti per inviare la candidatura al concorso. In tal caso il TAR ha accolto il ricorso presentato dal candidato escluso, in quanto il bando non prevedeva l’esclusione per l’irregolarità contestatagli dalla commissione.

Sotto altro profilo, in fase di attribuzione dei punti può verificarsi che la commissione ritenga arbitrariamente di non dare il punteggio per uno o più titoli posseduti dal candidato: è il caso di chi, dopo esser stato ammesso al concorso perchè in possesso di una laurea triennale, si è però visto negare i punti premiali aggiuntivi per la laurea specialistica da lui conseguita dopo la laurea triennale, nonostante una espressa previsione difforme contenuta nel bando.

È poi da citare il caso del candidato a un concorso per istruttore di vigilanza, escluso dalla commissione per non aver eseguito correttamente una delle prove di efficienza fisica, ma sulla base di valutazioni non previste dalla disciplina concorsuale: anche in tal caso il ricorso del candidato è stato accolto perché la commissione lo aveva escluso per un motivo diverso da quelli che il bando di concorso prevedeva.

Le valutazioni della commissione possono essere illegittime e dannose per il candidato anche quando comportano l’ammissione di altro soggetto che è poi risultato vincitore del concorso, o quando a quello stesso soggetto è stato dato un maggior punteggio sulla base di una errata applicazione del bando: anche in tali casi il candidato danneggiato può impugnare la graduatoria nella parte in cui è stato ammesso l’altro soggetto o nella parte in cui questi ha ingiustamente ottenuto i punti necessari a superarlo in graduatoria.

Eccesso di potere e obbligo di adeguata motivazione

Quando si parla di eccesso di potere ci si riferisce ad uno dei vizi più gravi degli atti amministrativi, in presenza dei quali anche le decisioni della commissione sono da ritenere illegittime, e ciò si verifica ad esempio quando le norme concorsuali vengono applicate apparentemente in modo corretto, ma poi da una attenta analisi risulta che tali decisioni sono irragionevoli, per lo più perché hanno condotto all’esclusione del candidato con una motivazione che appare:

  • assente o insufficiente,

  • contraddittoria o comunque illogica,

  • contrastante con i documenti di gara che dimostrano il contrario,

  • di fatto espressiva di una diversità di trattamento se paragonata ai provvedimenti resi a parità di condizioni dalla commissione per altri concorrenti a favore dei quali ha reso un provvedimento più favorevole.

In caso si presenti una di queste ipotesi, il candidato può impugnare gli atti della procedura per ottenere l’ammissione se è stato ingiustamente escluso, il punteggio maggiore che gli è stato precluso, l’esclusione o la riduzione del punteggio del concorrente che ha ottenuto ingiustamente una miglior posizione in graduatoria.

Illegittimità del bando 

Può accadere che l’ammissione e la valutazione dei candidati siano regolati da norme concorsuali chiare, e che tuttavia tali previsioni siano illegittime perchè in contrasto con i principi generali applicabili per legge: anche in tali casi il candidato può impugnare il bando e la graduatoria che lo hanno ingiustamente penalizzato.

Per esempio, è stato più volte ritenuto illegittimo il concorso riservato ai soli dipendenti già in servizio presso la P. A. che ha indetto la procedura selettiva, escludendo completamente o limitando la partecipazione di candidati esterni in casi non previsti dalla legge.

Altra ipotesi è quella in cui la lex specialis contenga regole discriminatorie a danno di determinate categorie sociali e professionali, escludendo così una serie di soggetti in possesso di titoli equivalenti a quelli ammessi, o valutando diversamente tali titoli al momento di attribuire il punteggio spettante al candidato.

Ancora una volta, il candidato danneggiato potrà impugnare l’esito della gara per ottenere dapprima l’accertamento dell’illegittimità del bando e di conseguenza un maggior punteggio, oppure per chiedere l’esclusione del concorrente che lo ha ingiustamente preceduto, a seconda del caso.

In questi casi è fondamentale ricordarsi che se le previsioni della lex specialis sono immediatamente dannose, perché ad esempio precludono da subito la possibilità di partecipare al concorso, il ricorso deve essere proposto subito, perché il termine di legge per l’ impugnazione davanti al TAR decorre in tal caso dalla pubblicazione del bando e non dalla conclusione del concorso, come si vedrà meglio di seguito.

Il ricorso al TAR 

Si è detto che nei casi sopra descritti, in base alle circostanze, il candidato ingiustamente penalizzato può impugnare il bando, la graduatoria e gli atti di gara, proponendo un ricorso al TAR (abbreviazione comune per nominare il Tribunale Amministrativo Regionale) competente per territorio.

Il ricorso deve essere predisposto da un Avvocato esperto in diritto amministrativo, dato che il giudizio si regge su regole (processuali ma non solo) diverse da quelle che si applicano nel processo civile e in quello del lavoro, e ancor più da quelle proprie del processo penale e di quello tributario.

In particolare i ricorsi al TAR sono retti da una disciplina particolarmente rigida, che ne consente la notifica a pena di decadenza entro il termine improrogabile di 60 giorni dalla data di emanazione degli atti che si impugnano: ciò significa che se il ricorso viene proposto oltre il termine è inammissibile e non può più esser presentato.

A tal proposito va detto che se il candidato lamenta di non poter partecipare al concorso che esclude ingiustamente la sua categoria dalla partecipazione, il termine va calcolato dalla data di pubblicazione del bando che reca tale limite, mentre negli altri casi il termine parte dalla comunicazione o pubblicazione del provvedimento che ha escluso il candidato o che gli ha attribuito il punteggio più basso.

La rapida proposizione del ricorso è necessaria anche per poter avere dal TAR un provvedimento di sospensione degli atti impugnati: in tal modo infatti si evita che il posto messo a concorso sia assegnato a un altro soggetto, creando inoltre le condizioni per un più rapido sviluppo del giudizio amministrativo e quindi per una efficace tutela degli interessi del candidato.

Ogni volta che il candidato ritiene di esser stato penalizzato in sede di concorso, è consigliabile rivolgersi subito a un Avvocato esperto in diritto amministrativo al quale sottoporre il problema, per valutare con lui se vi sono tutte le condizioni per avviare il ricorso al TAR competente e dare il via alla notifica entro il termine di legge. 

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