Quanti sono i DSA


Classificazione dei Disturbi Specifici dell'Apprendimento
Quanti sono i DSA
Si intende, per Disturbo Specifico dell’Apprendimento, una difficoltà specifica nell’acquisizione di una o più abilità scolastiche, senza che vi siano presenti disabilità intellettiva o deficit sensoriali (sordità o cecità). Inoltre, per poter parlare di DSA, tali difficoltà non devono essere dovute a fattori di natura psicologica (es. disturbi di natura ansiosa o depressiva nel bambino), sociale (es. difficoltà nel contesto di vita del bambino) o educativa (es. istruzione scolastica inadeguata). Sono disturbi evolutivi, cioè sono presenti fin dal primo contatto del bambino con gli apprendimenti scolastici ma, soprattutto nei casi più lievi, possono non essere immediatamente visibili. Ad ogni modo, una diagnosi precoce è fondamentale per approntare il prima possibile un piano di trattamento che aiuti il bambino a compensare al meglio le sue difficoltà.
Possiamo individuare diversi tipi di DSA, in base all’area di apprendimento colpita; tuttavia è importante sapere che un bambino può presentare un disturbo misto, in cui sono intaccate più di un’area, e che difficoltà in un apprendimento può avere ricadute negative anche su altri apprendimenti, per la forte interconnessione presente tra le varie abilità scolastiche. Ad esempio, se un bambino ha difficoltà nella lettura, potrà incontrare difficoltà in tutte le materie in cui è richiesto di leggere e imparare un testo (quindi la storia, la geografia etc.), quindi un disturbo teoricamente molto specifico avrà una ricaduta pervasiva su tutto il percorso scolastico dell’alunno.
Vediamo nel dettaglio i diversi disturbi dell’apprendimento con relativi sintomi:
1. Disturbo specifico della lettura (dislessia evolutiva): l’abilità compromessa è la lettura, in termini sia di rapidità sia di correttezza; quindi gli alunni con questa problematica non solo faranno molti errori di lettura ma saranno anche molto lenti. La velocità di lettura è un fattore molto importante, in quanto per lo studio autonomo è necessaria una velocità minima, quindi se non viene raggiunta è evidente che vengono compromesse le prestazioni in moltissime materie scolastiche. Non viene fatta diagnosi prima della fine della seconda primaria.
2. Disturbo specifico della scrittura (disortografia evolutiva): spesso in associazione alla dislessia evolutiva, questo disturbo si caratterizza per lentezza nell’esecuzione di compiti scritti e per la presenza di molti errori ortografici. Gli errori possono essere di varia natura: scambio di grafemi ("catto" al posto di "gatto"), inversione di grafemi ("anso" al posto di "naso"), aggiunta o omissione di grafema ("stega" al posto di "strega"), errori nell’uso dell’acca, scambio di grafemi omofoni ("squola" al posto di "scuola"), separazioni e fusioni illegali ("ilcane" al posto di "il cane"; "in sieme" al posto di "insieme"), errori nell’uso delle doppie e degli accenti.
3. Disgrafia: questo disturbo si caratterizza per una scrittura illeggibile, da parte sia dal bambino che l’ha prodotta sia da terzi. È quindi sempre un disturbo della scrittura, ma in questo caso non c’è compromissione nel meccanismo di acquisizione delle regole ortografiche, bensì nella realizzazione del grafema; è quindi una problematica di natura motoria. Anche in questo caso vi può essere un problema sia nella velocità di scrittura, sia nella leggibilità.
4. Disturbo specifico del numero e/o del calcolo (discalculia evoluitva): questo disturbo interessa la produzione e la comprensione di quantità, il riconoscimento di simboli numerici e la conoscenza delle procedure per le operazioni aritmetiche di base. Vi sono due sottotipi: uno relativo ad alterazioni delle abilità numeriche di base (ad es. comparazione di quantità e strategie di calcolo a mente) e un secondo relativo alle procedure di calcolo in colonna ed esecutive (es. lettura e scrittura di numeri). Le difficoltà principali riscontrate da questi bambini sono:
- incapacità di comprendere i concetti di base delle operazioni;
- mancato riconoscimento dei simboli numerici;
- difficoltà ad allineare correttamente i numeri o inserire i decimali;
- difficoltà a organizzare il calcolo scritto;
- incapacità ad apprendere il calcolo a mente e i fatti numerici (es. le tabelline);
- difficoltà a contare, anche all’indietro;
- difficoltà nel leggere e scrivere correttamente i numeri;
- riconoscere le quantità a "colpo d’occhio".
L’età minima in cui fare diagnosi è al termine della terza classe della scuola primaria.
Oltre a questi disturbi, si possono individuare anche i seguenti:
1. Disturbo della comprensione del testo: riguarda quegli alunni che hanno buone competenze di lettura dal punto di vista fonologico (cioè non commettono errori), tuttavia faticano a comprendere ciò che leggono, sempre in un contesto di intelligenza nella norma.
2. Disturbo dell’apprendimento non verbale (visuospaziale): questo disturbo è caratterizzato dalla presenza di difficoltà specifiche nei compiti di natura non verbale, come, ad esempio, lettura di tabelle e grafici, uso di mappe, disegno, con conseguente caduta in materie come geometria, geografia e scienze, dove è spesso richiesto l’uso di queste abilità. Ci possono essere difficoltà anche nella lettura e scrittura di numeri speculari o visivamente simili (es. 6-9), nel riconoscere i segni delle operazioni e nell’incolonnamento. Inoltre, questi alunni possono commettere errori nella lettura di lettere visivamente simili (es. p-q), nell’organizzazione del foglio (es. mancato rispetto dei margini) e incontrare difficoltà nell’uso di strumenti quali, righello, squadra, compasso e forbici.

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