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Violazione, sottrazione e soppressione della corrispondenza: causa personale di non punibilità


L'efficacia della causa personale di non punibilità nei reati di violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza
Violazione, sottrazione e soppressione della corrispondenza: causa personale di non punibilità

1. L'applicazione della causa personale di non punibilità prevista dall'art. 131 bis c.p., pur ammissibile in relazione al reato previsto e punito dall'art. 616 c.p. in relazione al limite di pena, va esclusa, per insussistenza della particolare tenuità dell'offesa, nell'ipotesi in cui la condotta criminosa sia stata realizzata in un contesto inerente rapporti societari ed economici ed abbia avuto una rilevante carica di potenzialità lesiva. La circostanza trova verificazione ove, in conseguenza della contestata condotta criminosa, determinante un prolungato silenzio dell'ignaro interessato, si sarebbe potuta provocare la risoluzione del già concesso microcredito regionale.
A stabilirlo è la Corte d’Appello di Cagliari Seconda Sezione penale, con sentenza n. 193 del 07.03.2018, a conferma della sentenza emessa in data 07 febbraio 2017 dal Tribunale del medesimo capoluogo sardo nei confronti di – omissis –, per il reato di cui all’art 616 c.p., avendo Egli sottratto della corrispondenza a Lui non indirizzata e così cagionando alla p.o. – Società di cui era stato membro – danno (economico) di rilevante entità.

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2. Punto focale della presente analisi è certo quello concernente i profili di applicabilità della causa personale di non imputabilità prevista dall’art. 131bis c.p., come introdotto dal D. Lgs. n. 28 del 16 marzo 2015 [1].
In termini di profili sostanziali del novello istituto, sta che esso si connota quale causa di non punibilità di carattere “generale” e, quindi, non legata al ricorrere di particolari fatti o circostanze, ben potendo la medesima applicarsi a ogni fattispecie di reato – di qualsivoglia natura – i cui limiti edittali rientrino nella concezione del legislatore del 2015 [2].
Stante quanto appena detto [3] ai fini dell’applicazione del disposto normativo ricorre, però, la necessità di tre fondamentali presupposti: particolare tenuità dell’offesa, modalità della condotta, esiguità del danno o del pericolo, ponendosi gli stessi in relazione di natura cumulativa (indefettibilmente).
Talché, se per quello che concerne le modalità della condotta [4] vi sarà dovuto richiamo a quanto posto dall’art. 133 c. 1 c.p., la valutazione dell'esiguità del danno va contemplata con riguardo a quanto posto n. 2 dell'art. 133 co. 1; invece, il parametro applicativo dell'esiguità del danno o del pericolo va considerato avendo riguardo al n. 2 dell'art. 133 co. 1, ossia la gravità del danno o del pericolo cagionato alla persona offesa.

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3. Venendo ai fatti di causa è indiscutibile che la condotta del reo integri tutti i connotati tesi a escludere l’applicabilità della attenuante in parola. Egli, infatti, si impadroniva indebitamente di una comunicazione postale [5] indirizzata alla Società di cui era, in passato, stato socio; tale condotta era giustificata dal presunto credito da lui vantato nei riguardi della Società stessa, ottenuta soddisfazione per il quale avrebbe proceduto a consegnare la missiva. Innegabile la natura dolosa della condotta del reo [6], con pieno rispetto, dunque, di quanto posto dall’art. 133 c. 3 c.p.; parimenti dicasi per le modalità dell’azione, avendo quello approfittato di un errore nel recapito della comunicazione in parola per porre in essere il proprio disegno delittuoso. Nulla quaestio poi sulla esclusione, nel caso di specie, del connotato della esiguità del danno cagionato alla “persona” offesa; il mancato godimento del microcredito, da intendersi anche in termini di perdita di chance, non può dirsi di entità trascurabile, con la logica conseguenza della elisione di quel connotato imprescindibile per la configurazione dell’attenuante in esame.


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[1] Per gli elementi in fatto si rimanda al corpo della pronunzia che, va detto in ogni caso, conferma la sentenza dei Giudici di prime cure al cui disposto si ritiene dover pienamente aderire.
[2] Reati puniti con la pena pecuniaria, sola o congiunta alla pena detentiva non superiore, nel massimo, a 5 anni ; inoltre, ai sensi del c. 4 non si tiene conto delle circostanze, se non di quelle per le quali la legge prevede una pena diversa da quella ordinaria e le circostanze ad effetto speciale. A tal uopo, interessante è pure il fatto che il c. 5 pone l'applicabilità della norma de qua anche quando la legge prevede la particolare tenuità del danno o del pericolo come circostanza attenuante, così intendendo chiarir la compatibilità tra il nuovo istituto e le fattispecie in relazione alle quali la particolare tenuità è già oggetto di una circostanza attenuante. Non che sia questa una scelta lasciata all’arbitrio del Giudicante: questi, nell’intendere applicare l’art. 131bis c.p., non potrà limitarsi a una mera ponderazione della particolare tenuità del ftato ben dovendo invece procedere a una rigorosa valutazione della presenza di tutti gli elementi previsti dalla norma in parola ai fini della applicabilità.
[3] E quanto richiamato in nota n.2.
[4] Nn. 1 e 3 art. 131bis c.p.
[5] E la cui ricezione era essenziale alla stessa per il perfezionamento del diritto a un micro credito regionale.
[6] Nella specie, dolo specifico: l’aggente illegitttimamente procedeva al ritiro della corrispondenza indirizzata alla parte offesa, per poi servirsi di queso indebito possesso al fine di ottenere in cambio il riconoscimento di un suo asserito credito.

 

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