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Redigere un business plan, sono sufficienti i numeri?


Ecco come creare un business plan e cosa comporta la sua redazione
Redigere un business plan, sono sufficienti i numeri?

Cosa comporta la redazione di un business plan?

Spesso abbiamo sentito questa o altre frasi simili, ma come si contestualizzano, come si concretizzano?

Nessuno purtroppo, possiede una sfera di cristallo per sapere se le idee che gli imprenditori e manager hanno si trasformeranno in qualcosa di profittevole; spesso vengono smentite alla prova dei fatti da eventi non previsti o variabili non calcolate.

Redigere un piano aziendale, un business plan, è sicuramente una delle azioni fondamentali e necessarie che l'imprenditore deve fare per capire se e in che modo le sue strategie si trasformeranno in risultati concreti, che siano essi di profitto, di consolidamento o di immagine.

Si tratta del documento di programmazione per eccellenza, in cui il progetto viene sviscerato in ogni suo aspetto e sotto molteplici variabili, da quelle puramente economiche a quelle gestionali e finanziarie. Si deve poter trarre dal business plan, tutte le informazioni necessarie per prendere decisioni, non solo per l'imprenditore o il manager, ma anche per gli stakeholders e gli shareholders. Devono esservi presenti aspetti qualitativi e quantitativi, informativi ed esplicativi.
Cerchiamo di capirci di più.

Si parte dall'esame dell'idea, della sua fattibilità considerando innanzitutto il profilo: i dati fondamentali dell'impresa, le sue caratteristiche e la sua struttura, l'obiettivo e la mission aziendale.

Successivamente si devono inserire informazioni più numeriche, riguardanti i dati economici e finanziari come:

•    piano degli investimenti con l'indicazione degli investimenti che si intende fare;

•    piano delle vendite con le previsioni di prezzi e quantità;

•    piano degli acquisti e dei costi generali evidenziando così il fabbisogno per l'approvvigionamento delle merci o delle materie e dei costi totali dell'impresa, dal personale agli oneri di gestione;

•    piano dei finanziamenti con cui si calcola il fabbisogno finanziario e le fonti di copertura includendo i piani di ammortamento, impieghi e fonti.


Con questi dati, si ha una panoramica sui flussi di cassa, sui valori della produzione ed andando più nello specifico si possono esaminare altri indici aziendali, tutto per avere uno sguardo analitico sulla fattibilità.

Buona norma, prevede che le analisi siano svolte per un periodo previsionale di almeno 5 anni inserendo nelle valutazioni, il maggior numero di variazioni e scenari che si possono verificare; per poter fare questo una buona lungimiranza dell'imprenditore e un attento studio del contesto socioeconomico e delle variabili ambientali risulta fondamentale.

Una volta dati in pasto ai nostri modelli di previsione tutti questi numeri e informazioni, abbiamo a disposizione, come output previsionale, il conto economico, lo stato patrimoniale, il rendiconto finanziario e gli indici di bilancio, nonché l'analisi del punto di pareggio. Inseriti tali dati, il passaggio successivo è quello di considerare le imposte prospettiche dirette e indirette che a condizioni normali di esercizio si avranno anche in base al tipo societario scelto.

Tutto questo fornisce una panoramica efficace su quello che il progetto, può generare.
Ma non finisce qui!

Abbiamo considerato tutto quello che ci serve?
A prima vista sembrerebbe di sì, anzi, anche troppo! Invece quello che spesso si dimentica è l'analisi del contesto e dell'ambiente che si menzionava poco sopra. Per iniziare ad esaminarlo si devono portare a termine alcune analisi come quella di mercato come le sue caratteristiche (geografiche, demografiche etc...), della concorrenza (strutture, organizzazioni, prodotti).

Per provare a sintetizzare tutti questi dati ci viene in aiuto uno strumento chiamato analisi Swot (Strengths, Weakness, Opportunities, Threats) che tradotto misura i punti di Forza da potenziare o consolidare, di debolezza da eliminare o arginare, le opportunità da sfruttare e le minacce, ossia mitigare i rischi. Si tratta di un’analisi complessa e articolata che permette di mettere nero su bianco quello che troppo spesso rimane solo nella testa di chi gestisce l’azienda e confrontarsi con aspetti spesso sottovalutati.

Le fasi così come le abbiamo viste, non sono da intendersi come una rigida scaletta da seguire poiché a volte il tempo per reperire informazioni e le dinamiche di alcune variabili numeriche, coinvolgono altre aree; di conseguenza il tutto va gestito in un’ottica di interdipendenza reciproca.

Nel finale è fondamentale elaborare una parte descrittiva del business plan, che permette di sintetizzare in forma scritta tutti i numeri, gli indici e le previsioni economiche fatte; il piano prenderà cosi forma scritta e sarà fruibile più facilmente.
Una volta elaborate con il business plan tutte queste informazioni, l’imprenditore può iniziare a fare le sue valutazioni, impostare le strategie e fare le scelte operative:

•    logistiche

•    produttive

•    organizzative

•    comunicazione e marketing.


Così, si ha a disposizione uno strumento veramente efficace che non si limita a dirci quanto un progetto rende o quanto sia costoso, ma ci permette di avere una panoramica sullo stato attuale e futuro delle idee che le aziende vogliono mettere in atto.

 

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