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Regime patrimoniale dei coniugi e acquisto di beni immobili


Il regime patrimoniale adottato dai coniugi si ripercuote sugli acquisti posti in essere durante il matrimonio, determinato conseguenze diverse in tema di proprietà
Regime patrimoniale dei coniugi e acquisto di beni immobili

Come noto i coniugi posso regolare i propri rapporti patrimoniali optando, al momento della celebrazione del matrimonio o con convenzione notarile successiva, per il regime della comunione dei beni o per quello della separazione.

Tale scelta si ripercuote anche sugli eventuali acquisti posti in essere dopo le nozze.

Nel caso in cui si sia optato per il regime della separazione dei beni i coniugi saranno liberi di decidere a chi di essi debba essere intestato il bene: ad uno solo di essi, ad entrambi, ma in quote uguali o ad entrambi in quote diverse.

La comunione legale dei beni, invece, determina normalmente la cointestazione in parti uguali, salvo quanto disposto dall’art. 179 c.c.

Il Legislatore ha, infatti, previsto che, per non far ricadere nella comunione legale i beni immobili e quelli mobili elencati all’art. 2683 c.c., il coniuge non acquirente debba partecipare all’atto di acquisto e che ivi debba risultare l’esclusione ai sensi delle lettere c, d ed f del primo comma dell’art. 179 c.c.

Nel caso in cui il coniuge non acquirente non contesti o confessi esplicitamente tale circostanza nell’atto, si attribuisce alla dichiarazione, anche tacita, di quest’ultimo valore differente a seconda che la natura personale del bene derivi dal suo acquisto con il prezzo del trasferimento dei beni personali del coniuge acquirente o dalla destinazione del bene all’uso personale o all’esercizio della sua professione.

Nel primo caso, la dichiarazione assume natura ricognitiva e, pertanto, confessoria di presupposti di fatto già esistenti; nel secondo, invece, sarà una semplice condivisione di intenti con il coniuge acquirente.

Conseguentemente, nel caso in cui il coniuge non acquirente voglia successivamente intraprendere un’azione giudiziaria volta a far ricadere nella comunione dei beni quanto all’atto intestato al solo coniuge, è necessario, a seconda del valore attribuito alla dichiarazione ex art. 179 c.c., la revoca della confessione stragiudiziale o la verifica dell’effettiva destinazione del bene, indipendentemente da qualsiasi indagine sulla sincerità della dichiarazione stessa (Cass. civ. Sez. Unite 22755/2009).

Se nel secondo caso, quindi, si tratta semplicemente di verificare se, dopo l’acquisto, il bene sia stato utilizzato così come previsto nell’atto, nell’ipotesi dell’acquisto asseritamente con i proventi del trasferimento dei beni personali del coniuge acquirente sarà necessario fornire la prova, così come previsto dall’art. 2732 c.c., che la dichiarazione sia stata determinata da vizio del consenso derivante da errore di fatto o violenza.

 

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