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Rendimenti degli investimenti: tra aspettative e realtà


Saper valutare correttamente quanto aspettarsi come rendimento dai propri investimenti è di fondamentale importanza. Ma gli investitori lo sanno fare?
Rendimenti degli investimenti: tra aspettative e realtà

 

Due recentissime ricerche condotte da società che si occupano di gestione professionale del risparmio (Schorders e Natixis) hanno dimostrato come le persone hanno delle aspettative di rendimento annuo sui loro investimenti (sotto forma di cedole e/o crescita del patrimonio) irrealisticamente elevate.

Entrambe le ricerche (che si basano su sondaggi effettuati fra persone di vari paesi del mondo) segnalano come gli investitori si attendano, in media, di guadagnare oltre il 10% medio annuo per i prossimi 5 anni e che, come risulta dalla tabella riportata qui sotto, quasi l’80% degli intervistati si aspetti di ottenere un rendimento medio annuo superiore al 5%.

Un altro aspetto interessante dell’analisi è che, se si guarda all’esperienza sugli investimenti (autodichiarata), le aspettative di rendimento sono più elevate per coloro che si dichiarano maggiormente esperti: ciò suggerisce che le elevate aspettative di rendimento non sono riconducibili solo a una scarsa conoscenza e/o esperienza dei mercati finanziari.

Prevedere il rendimento atteso di un investimento (o di un portafoglio d’investimento) è un’attività estremamente complessa e soggetta ad elevata aleatorietà per cui, spesso, anche gli investitori professionali risultano vittime di errori nella loro attività previsionale.

Guardando, comunque, quelle che sono le ultime previsioni di rendimento formulate da una delle principali società di gestione degli investimenti a livello mondiale si deduce che, per l’investitore europeo, il rendimento che ci si può attendere è pari a -0,20% (medio annuo) sul comparto delle obbligazioni governative area Euro e tra il 5% e il 7% (medio annuo) sul comparto azionario (a seconda dell’area geografica d’investimento).

Risulta evidente che esiste una profonda “distanza” tra i rendimenti attesi dai clienti e i rendimenti che i gestori reputano ragionevole ottenere per gli investimenti dei loro clienti.

Tanto per semplificare, per raggiungere il rendimento medio desiderato dagli investitori, non sarebbe sufficiente un portafoglio completamente investito sui mercati azionari ossia posizionato nella fascia più alta del rischio e con una significativa esposizione alla volatilità (intesa come variabilità del controvalore del proprio patrimonio).

Questa divaricazione tra realtà e aspettative risulta ancor più stridente se analizzata alla luce di un’altra recente ricerca (Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani) in cui si evidenzia come l’esigenza di sicurezza continui ad essere il principio ispiratore di qualsiasi scelta d’investimento per più del 60% degli intervistati mentre il rendimento di lungo periodo (che  dovrebbe essere la stella polare nelle scelte d’investimento) è la prima caratteristica degli investimenti solo  il 7,6% degli intervistati.

Le aspettative irrealistiche causano insoddisfazione: è abbastanza scontato pronosticare investitori non particolarmente soddisfatti dei loro investimenti se sperano di ottenere rendimenti così alti avendo come principale obiettivo d’investimento la sicurezza del loro patrimonio.

Che fare dunque?

E’ certamente auspicabile un’opera di sensibilizzazione e di acculturamento degli investitori che li porti a percepire con maggior chiarezza quali sono i rendimenti “ragionevolmente” realizzabili investendo sui mercati finanziari.

Altrettanto importante è, a mio avviso, la corretta definizione di quelli che sono i veri obiettivi dell’investimento (al di là di una generica e sin troppo vaga esigenza di sicurezza) con l’individuazione dei giusti orizzonti temporali per raggiungerli e degli strumenti finanziari che ne rendano possibile il raggiungimento.

E’ chiaro che si tratta di un’attività estremamente complessa e specialistica in cui l’investitore ha la necessità di avere un supporto professionale: diversamente l’insoddisfazione sugli investimenti effettuati e il conseguente “rifugio” sui conti correnti rischiano di essere quasi una certezza.

 

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