Retrodatazione del c.d. “periodo sospetto”


Retrodatazione del c.d. “periodo sospetto” in caso di successione tra concordato preventivo e fallimento
Retrodatazione del c.d. “periodo sospetto”
Il presente contributo è finalizzato ad analizzare il tema della retrodatazione del c.d. periodo sospetto, in caso di consecuzione di procedure concorsuali, con particolare riguardo al caso della successione del fallimento al concordato preventivo, anche alla luce del fatto che la riforma della l.f. ha modificato il presupposto per l'accesso a tale ultima procedura, che, com’è noto, ora può consistere anche solo nello stato di "crisi" , sicché tra le due procedure i presupposti oggettivi non sono più identici com’era prima.
Sul punto, invero, è intervenuto l’art. 33, primo comma, lett. a-bis), n. 2), d.l. 22.6.2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla l. 7.8.2012, n. 134 che ha introdotto all'art. 69 bis l.f. un secondo comma a mente del quale: <>.

La questione evidentemente non è di scarso rilievo in quanto com’è noto:

· l’art. 64 l.f. sancisce l’inefficacia, se compiuti dal fallito nei due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento, degli atti a titolo gratuito;

· l’art. 65 l.f. sancisce l’inefficacia rispetto ai creditori dei pagamenti di crediti che scadono nel giorno della dichiarazione di fallimento o posteriormente, se tali pagamenti sono stati eseguiti dal fallito nei due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento;

· l’art. 67 primo e secondo comma l.f. stabiliscono la revocabilità:

comma 1, salvo che l'altra parte provi che non conosceva lo stato d'insolvenza del debitore:
1) degli atti a titolo oneroso compiuti nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento, in cui le prestazioni eseguite o le obbligazioni assunte dal fallito sorpassano di oltre un quarto ciò che a lui è stato dato o promesso;
2) degli atti estintivi di debiti pecuniari scaduti ed esigibili non effettuati con danaro o con altri mezzi normali di pagamento, se compiuti nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento;
3) dei pegni, delle anticresi e delle ipoteche volontarie costituiti nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento per debiti preesistenti non scaduti;
4) dei pegni, delle anticresi e delle ipoteche giudiziali o volontarie costituiti entro sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento per debiti scaduti.

comma 2: se il curatore prova che l'altra parte conosceva lo stato d'insolvenza del debitore, i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili, gli atti a titolo oneroso e quelli costitutivi di un diritto di prelazione per debiti, anche di terzi, contestualmente creati, se compiuti entro sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento.

· l’art. 69 l.f. sancisce la revocabilità degli atti previsti dall'articolo 67, compiuti tra coniugi nel tempo in cui il fallito esercitava un'impresa commerciale e quelli a titolo gratuito compiuti tra coniugi più di due anni prima della dichiarazione di fallimento, ma nel tempo in cui il fallito esercitava un'impresa commerciale, sono revocati se il coniuge non prova che ignorava lo stato d'insolvenza del coniuge fallito.
La ratio della scelta legislativa del menzionato articolo 69 bis può essere individuata nella convergenza funzionale nell’obbiettivo di risoluzione della crisi d’impresa nell'interesse di tutti i creditori, che accomuna le due procedure, contemperando il sacrificio della possibile esposizione per taluni di essi all’azione revocatoria con la garanzia, per tutti, di non perdere strumenti finalizzati ad incentivare percorsi alternativi al fallimento.

A riguardo, in ogni caso, non pare trascurabile la circostanza che il legislatore della riforma abbia espressamente riconosciuto la consecuzione delle procedure concorsuali in relazione ad uno dei suoi più rilevanti effetti, ossia la natura prededucibile, nel successivo fallimento, dei crediti <> (art. 111, secondo comma), il cui novero è stato di recente incrementato essenzialmente dall'art. 182 quater, introdotto dal d.l. 31 maggio 2010, n. 78, convertito con l. 30 luglio 2010, n. 122.

La riforma in commento, inoltre, ha anche riconosciuto la rilevanza della consecuzione delle procedure in particolare agli effetti dell'azione revocatoria fallimentare, con la retrodatazione del periodo sospetto alla data di ammissione del debitore al concordato preventivo. Diversamente opinando, infatti, risulterebbe priva di significato la previsione di cui all'art. 69 bis l.f. del doppio termine di decadenza (co. 1: <> e prescrizione (co. 2 v. supra).
Con tali previsioni evidentemente il legislatore ha pensato a quegli atti che siano compiuti oltre i due anni anteriori al fallimento, laddove il periodo sospetto si computi a ritroso non dalla sentenza che lo dichiara, bensì dalla precedente procedura concordataria.

In conclusione sul tema, allora, i dai analizzati portano a ritenere retrodatazione del periodo sospetto, nel riconoscimento della consecuzione tra concordato preventivo e fallimento.

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di Avv. Renato Rugiero

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