Riconoscimento del figlio


Figlio nato fuori dal matrimonio: modalità di riconoscimento e conseguenze
Riconoscimento del figlio
Con il riconoscimento del figlio nato al di fuori del matrimonio la procreazione diviene una situazione rilevante per il diritto.
Tale riconoscimento è un atto solenne e irrevocabile e può aver luogo:
- nell’atto di nascita;
- in una dichiarazione davanti all’Ufficiale dello Stato Civile;
- in un atto pubblico (ossia gli atti redatti davanti ad un pubblico ufficiale, quale ad es. un notaio);
- in un testamento;
- in una domanda presentata al Giudice Tutelare.

Una volta effettuato, il riconoscimento non può più essere revocato.
Il genitore, per poter effettuare il riconoscimento, deve aver compiuto il quattordicesimo anno di età.
Il riconoscimento può essere fatto sia da entrambi i genitori, sia da uno solo di essi.
Nell'ipotesi in cui abbia luogo ad opera di uno solo dei genitori, l’altro genitore che intenda farlo successivamente deve ottenere il consenso dal primo.
Se il consenso viene rifiutato, il genitore può rivolgersi al tribunale che, valutato l’interesse del figlio, può concedere un’autorizzazione.
Se il figlio da riconoscere ha già sedici anni, ne occorre il consenso.
La conseguenza del riconoscimento è l’assunzione da parte del genitore dei medesimi obblighi e diritti del genitore di figlio nato nel matrimonio, poiché, come è noto, con la legge n. 219 del 2012 ogni disparità di trattamento tra figlio nato all'interno o al di fuori del matrimonio è venuta meno.
Se il figlio viene riconosciuto contemporaneamente da entrambi i genitori assume il cognome del padre, anche se in questi giorni è intervenuta una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità della norma che prevede l'automatica attribuzione del cognome paterno al figlio in presenza di una diversa volontà dei genitori. Altrimenti il figlio assume il cognome del genitore che lo ha riconosciuto per primo.
Se il padre lo ha riconosciuto dopo la madre, il figlio può scegliere di assumere il cognome paterno aggiungendolo, anteponendolo o sostituendolo a quello della madre. Se il figlio è minore la decisione viene assunta dal giudice (previo ascolto del minore che abbia compiuto 12 anni oppure anche di età inferiore se capace di discernimento).
Il riconoscimento fa assumere la responsabilità genitoriale (ex potestà). Se il riconoscimento ha avuto luogo ad opera dei 2 genitori, l’esercizio spetta ad entrambi. Se i genitori non convivono, l’esercizio spetta al genitore con il quale il figlio convive o, se non convive con nessuno, al primo che ha fatto il riconoscimento.
Il genitore che non esercita la responsabilità ha il diritto e il dovere di vigilare sull’istruzione, sull’educazione e sulle condizioni di vita del minore.


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di Avv. Mariarosa Signorini

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