Risarcimento al convivente della vittima del reato


Nuove disposizioni dopo l'adeguamento della legislazione interna ai dettami dell’Europa sulla tutela delle vittime dei reati
Risarcimento al convivente della vittima del reato
Al giorno d'oggi la convivenza è l'unione che più di tutte lega i soggetti. Le coppie di fatto sono quasi più numerose di quelle legate da un vincolo giuridicamente riconosciuto da secoli quale il matrimonio.
Il punto specifico sul quale oggi voglio portare l'attenzione di chi mi legge è specificatamente cosa accade al convivente di persona deceduta in conseguenza di un reato? Questa persona ha la possibilità di vedersi riconosciuto un risarcimento?
Queste sono le novità contemplate dal decreto attuativo della direttiva europea (n. 2012/29/UE) in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato, approvato, in via preliminare, dal Consiglio dei Ministri il 4 settembre scorso.

La direttiva è stata adottata nell’ambito della cosiddetta "tabella di marcia di Budapest", per assicurare l’attuazione dell’articolo 82 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea che fissa una specifica competenza di Bruxelles in materia di protezione delle vittime per garantire un quadro armonizzato nello spazio dell'Unione Europea.

L'Italia tende ad adeguare la propria legislazione interna ai dettami dell'Europa in merito alla tutela delle vittime dei reati (lo ha già fatto in tema di tratta degli esseri umani).
Lo schema che è stato approvato dal Governo vuole completare "un assetto di regole che assicuri ancor più l’effettività dei diritti di partecipazione consapevole delle vittime al processo penale".
Quello che è stato stabilito è che, se la persona offesa perde la vita a causa di un reato, le facoltà e i diritti previsti dalla legge possono essere esercitati non solo dai prossimi e congiunti - compreso il coniuge - ma anche dal convivente laddove la persona sia stata legata alla vittima "da relazione affettiva e con essa abbia stabilmente convissuto".
In questi termini sarà importante ad esempio poter provare che i soggetti avevano la stessa residenza, fanno parte del medesimo stato di famiglia, hanno, magari, un conto corrente cointestato in cui venivano pagate le bollette di casa, le rate di un mutuo o di un finanziamento ecc... oltre alla prova testimoniale di chi frequentava la coppia.

Per assicurare immediatamente una protezione e un’effettiva informazione è previsto che la vittima che non conosce la lingua italiana riceva subito notizia sui suoi diritti tramite la nomina di un interprete.
La direzione generale giustizia della Commissione europea ha già adottato e messo a disposizione degli Stati una guida che contiene dei modelli standard per le informazioni alle vittime.
Viene altresì assicurato il diritto della vittima a ricevere informazioni anche se non si costituisce parte civile.
Non solo è anche riconosciuto il diritto della vittima a non avere alcun contatto con l’autore del reato e ad essere informata nei casi in cui l’autore del reato evada o esca dal carcere per altri motivi. Per evitare casi di vittimizzazione secondaria e ripetuta, sono previste modalità di protezione della vittima-testimone.
Il consiglio che, come sempre, mi sento di dare è quello di consultare immediatamente un legale quando si dovesse verificare una fattispecie come quella sopra descritta.

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di Avv. Federica Battistoni

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