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Sale il "bonus Renzi" in busta paga


A partire daI 1° luglio 2020 i lavoratori si troveranno un "bonus Renzi" maggiorato in busta paga
Sale il "bonus Renzi" in busta paga

 

Parlare di cuneo fiscale, oggi, significa affrontare un argomento abbastanza complesso e sempre tristemente spiacevole per tutti i lavoratori dipendenti, poiché il significato figurativo della parola “cuneo”, indica proprio gli effetti della tassazione sui redditi di lavoro dipendente, e cioè la diminuzione di valore, man mano che le voci in busta paga si susseguono, partendo chiaramente dal lordo della retribuzione fino ad arrivare alla voce “netto in busta”.

Il Bonus 80 euro, introdotto dal Governo Renzi con Decreto-Legge 24 aprile 2014 n. 66 e reso non più “transitorio” bensì “strutturale” grazie ad un meccanismo di detrazione che ha permesso una sorta di automatismo in busta paga fin dalla Legge di Stabilità 2015, è stato un primo tentativo di cercare di far avvicinare la forbice, restituendo più potere d'acquisto alle retribuzioni.

Il meccanismo, ormai rodato, risulta essere sempre lo stesso, vale a dire un credito d'imposta che il datore di lavoro beneficia nel momento in cui trattiene e versa le imposte IRPEF in capo ad ogni lavoratore quale sostituto d'imposta, che restituisce immediatamente durante l'elaborazione della busta relativa al mese in questione.

Leggendo la bozza di provvedimento predisposta dai tecnici del Ministero dell'Economia, dovremmo aspettarci un'integrazione del bonus attuale a partire dal primo luglio 2020 e fino al 31/12 pari ad € 600,00 vale a dire da € 80,00 attuali a € 100,00 mensili in busta paga, da applicare ai redditi di lavoro dipendente e assimilati fino ad un importo annuo non superiore a € 28.000 (al lordo delle imposte) e, un meccanismo di “dècalage” cioè di progressiva diminuzione dell'importo del bonus, per tutti quei lavoratori che raggiungessero nel corso dell'anno una somma superiore a € 28.000, fino ad azzeramento del bonus arrivati a € 40.000 (per fare qualche esempio chi raggiungesse quota € 28.100 avrà dal primo luglio un bonus pari a € 99,72, chi arriverà a quota € 36.000 avrà un bonus di € 64,00 fino ad azzerarsi in corrispondenza a somme uguali o superiori a € 40.000).

Il quadro che si verificherà a partire dal primo luglio prossimo, in buona sostanza sarà il seguente:

•    chi percepisce da € 8.200 a € 24.600 avrà il bonus di € 80,00 introdotto dal governo Renzi, maggiorato di ulteriori € 20,00;

•    chi percepisce da € 24.600 a € 26.600, scaglione considerato già dalla tabella in uso fino al 30/6 di “dècalage” avrà un doppio binario, vale a dire: fino a giugno il bonus spettante (inferiore a € 80,00) e successivamente il bonus pieno di € 100,00;

•    chi percepisce da € 26.600 a € 28.000 esclusi finora dal bonus, percepiranno dal primo luglio € 100,00;

•    chi percepisce da € 28.000 a € 40.000 avrà il bonus in decrescita;

•    chi percepisce più di € 40.000 nulla.

Tutto invariato rispetto al passato, in merito alla platea dei lavoratori a cui spetta e cioè quelli del settore pubblico e privato i cui compensi sono tassativamente individuati dall'art. 49 c. 1 e 50 c. 1 del TUIR e nulla cambia sulle esclusioni che riguardano sempre, sia i lavoratori cosiddetti incapienti, cioè coloro ai quali il datore non può trattenere nulla poiché i loro redditi non producono imposta netta da versare (redditi da zero fino a € 8.000), sia i pensionati poiché su di essi non si applica il meccanismo di trattenuta e versamento delle imposte mensili e di compensazione del credito, tramite modello fiscale.

Non è inopportuno ricordare che il bonus Renzi, poiché altro non è che una parte di Irpef restituita al lavoratore, seguirà il meccanismo di conguaglio in sede di dichiarazione dei redditi, all'interno della quale, accertata definitivamente la somma di lavoro dipendente percepita dal soggetto nell'anno d'imposta, si verificherà se il bonus percepito risulta esattamente corrispondente o meno. Nel caso in cui la somma percepita risulta inferiore a quella spettante è possibile la restituzione in busta paga tramite 730 o un credito da portare in compensazione o a rimborso tramite mod. redditi, mentre se la somma percepita risulta maggiore del credito maturato spettate, in questo cosa si opterà per la trattenuta in busta paga o il versamento, se rispettivamente si sia presentato il 730 o il modello Redditi.

Il costo della manovra a copertura della misura che partirà dal primo luglio e che allargherà la platea a 710 mila lavoratori in più esclusi fino al 30 giugno, dovrebbe assestarsi intorno ai € 3 miliardi e a circa € 6/7 miliardi il prossimo anno, quando nel progetto è previsto il coinvolgimento anche degli incapienti e l'allargamento della platea dei lavoratori fino a € 55.000. Ma essere lungimiranti oggi è quanto mai un rischio per chi scrive e, quindi, commenteremo con la dovuta “cautela”, i prossimi interventi.

 

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