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Selezione del personale nelle piccole aziende: quanto costa realmente?


La selezione del personale nelle micro e piccole imprese: gli errori più comuni, le conseguenze e quanto costa realmente valutare bene o male i nuovi collaboratori
Selezione del personale nelle piccole aziende: quanto costa realmente?

Le conseguenze di una cattiva selezione del personale

È il 5 di dicembre. Un salone di bellezza con 3 cabine estetiche e 5 postazioni destinate al trattamento dei capelli si ritrova con un’estetista, una tirocinante e una sola parrucchiera qualificata e autonoma in grado di effettuare tagli e trattamenti speciali. Il telefono squilla di continuo, ogni giorno arrivano in media 30 chiamate di clienti che vogliono farsi belle prima di Natale e gli unici appuntamenti che vengono presi sono per le pieghe. Secondo te, quanti soldi sta perdendo questo salone? Com'è possibile che si sia ritrovato senza personale nel periodo più importante dell’anno?

Il capo di un'azienda di stampe grafiche che conta 10 dipendenti si lamenta del fatto di avere 8 persone pagate che lavorano male, poco o nulla, 1 che fa il 60% del lavoro e un'altra che ne fa il 40%. La domanda sorge spontanea: per quale motivo sta pagando 8 stipendi full-time al mese per 8 persone che non producono valore nella sua azienda? Solo per abbattere i costi? Per fortuna ci troviamo davanti un'azienda che nonostante tutto sta bene dal punto di vista economico, i conti sono in attivo. E proprio per questo viene da pensare: quanto potrebbe guadagnare in più se queste 8 persone iniziassero a produrre valore?

Nella farmacia di un paese di 27000 abitanti lavorano 9 dipendenti più 2 titolari, tutte persone estremamente diverse le une dalle altre. Nell’ambiente si respira aria di tensione: i dipendenti coi caratteri più forti e contrastanti litigano tra loro, creano alleanze e fazioni, qualcuno prova a tenersi neutrale e a turno, ogni persona, ricerca l'attenzione del titolare per conquistarne l’approvazione e avvalorare la propria presenza in farmacia agli occhi di tutti gli altri. Tutto ciò accade spesso alla presenza dei clienti che, in alcuni casi, si schierano anche loro per una fazione o per un'altra. In questo caso quali possono essere le conseguenze per la farmacia in termini di profitti e benessere?

Uno dei maggiori problemi che riscontro nelle piccole imprese è proprio quello legato alla scelta dei dipendenti e alla difficoltà di creare una squadra che lavori in sinergia, fruttando a pieno il vero potenziale aziendale. Spesso le aziende di piccole dimensioni hanno piccoli capitali e la maggior parte degli imprenditori e imprenditrici si trova a fare scelte cruciali per il proprio business affidandosi al proprio istinto o a esperienze passate e sottovalutando l’importanza di farsi assistere da un consulente esperto in grado di prevenire errori che farebbero perdere tempo e denaro. Questo diventa ancora più frequente quando si tratta di scegliere i dipendenti.

 

I 3 errori più comuni nella selezione del personale

Il primo grande errore che si commette è quello di sottostimare l’importanza di scegliere con cura i collaboratori o, per meglio dire, sottovalutare il valore economico che ogni dipendente deve apportare in azienda per giustificare la propria presenza: non è ben chiaro quanto valore e quale valore dovrà produrre il nuovo assunto.  Così come si sottovaluta il costo di un eventuale errore e l’investimento del tempo necessario per la formazione della persona scelta perché impari a svolgere al meglio quel lavoro specifico in quella specifica azienda...il che ci porta al secondo errore più comunemente commesso: dare per scontato che le persone nascano “già pronte” o che siccome hanno già svolto quel lavoro in passato allora non ci sia bisogno di insegnare loro nulla.

Nella realtà, anche se ci troviamo all’interno dello stesso settore, ogni azienda è un mondo a parte e prima che una persona riesca a lavorare a pieno regime, e dunque a produrre quanto previsto, ha necessità di un periodo più o meno lungo di apprendimento.  Per imparare, il neo assunto dovrà essere affiancato da un collaboratore esperto, il quale, a sua volta, dovrà rallentare il ritmo del proprio lavoro per supervisionare il nuovo arrivato, riducendo così la sua produttività. Dunque ogni volta che delle nuove persone entrano in azienda, per un mese o due l’imprenditore paga due stipendi che rendono meno di un dipendente... e ora immagina cosa significa in termini di denaro se decidessi di mandare via quella nuova risorsa o se il neo assunto mollasse il lavoro. Prova a calcolare quanti soldi, tempo ed energie dovresti impiegare nuovamente per ricominciare tutto da capo! Sarebbe impensabile, vero? Ecco perché è fondamentale investire sulle persone giuste e non su quelle perditempo, valutate secondo criteri di conoscenze, di competenze nel lavoro da svolgere e di caratteristiche di personalità indicate per lavorare in quella specifica azienda. Pensa al salone di bellezza di cui ho parlato prima, quello che nel mese di dicembre ha perso un centinaio di clienti per mancanza di personale qualificato.

La titolare di quel salone aveva assunto tre dipendenti nei mesi di luglio e settembre basandosi su due dati: aver maturato esperienza in un altro salone ed essere simpatici e accattivanti coi clienti. Il suo errore è stato quello di dare per scontato le loro competenze, il saperci fare con i clienti e soprattutto non aveva per nulla indagato le vere abilità tecniche possedute da queste tre persone, la loro motivazione al lavoro e il loro livello di resistenza allo stress rispetto a quello tipico del suo salone. Com’è andata? Senza saperlo, la titolare ha assunto un parrucchiere che non sapeva tagliare i capelli e uno che sbagliava le tinte, la loro simpatia in realtà era il tipico fascino da narcisista che quando si faceva notare loro un errore ingaggiavano un litigio e diventavano sgarbati con le clienti, portando malumori nel salone e lavoro extra all’unica parrucchiera già inserita. La nuova estetista invece aveva un comportamento più passivo: non rispettava gli appuntamenti presi con le clienti, lavorava molto lentamente e si lamentava di essere costantemente stanca e depressa. Tra ottobre e novembre tutti i nuovi entrati hanno lasciato il salone e la titolare, bruciata nell’orgoglio e amareggiata, ha smesso di cercare personale, fino a febbraio dell’anno successivo quando ho trovato l'azienda in pessime condizioni.

Questa storia ci porta al terzo errore più comune commesso dai capi è quello di sopravalutare le proprie capacità nel valutare le persone basandosi solo sulle conoscenze tecniche, simpatie o antipatie personali e muovendosi, come si suole dire, a “nasometro”. Questo errore è spesso figlio di un bias cognitivo, un errore di pensiero, molto comune tra le persone che le porta a sopravalutare il proprio istinto e le proprie abilità “nell’inquadrare subito” chi sta davanti a loro. In ambito lavorativo, quando questo bias entra in azione durante la scelta dei collaboratori può comportare sprechi di risorse e rallentare notevolmente le potenzialità dell’azienda.

 

La selezione del personale come strumento di sviluppo in azienda

Quando la selezione del personale viene fatta secondo criteri oggettivi e ben ponderati, basati sulle caratteristiche del ruolo, delle mansioni e sulle personalità più adatte a quello specifico lavoro, a quella specifica azienda e alle persone già presenti perché formino una squadra, allora diventa un vero e proprio strumento di sviluppo aziendale.

Il processo di selezione, infatti, permette di individuare il candidato migliore in grado di rappresentare al meglio la tua azienda e di generare valore in termini di profitti, basandosi su parametri oggettivi misurabili della persona che hai davanti. Cosa significa? Che le persone verranno valutate come idonee in base alle caratteristiche sia tecniche che personali.

 

Quanto costa la selezione del personale?

Il più grande errore che si può commettere nella selezione del personale è pensare di poterne fare a meno ritenendo che sia troppo cara.  In realtà i prezzi sul mercato si differenziano molto, così come il modo di effettuare il servizio. Per semplificare possiamo dividere chi si occupa di selezione del personale in due categorie: le agenzie per il lavoro e gli psicologi liberi professionisti. Le agenzie solitamente si occupano di recuperare i candidati, fare un colloquio molto standard e indicare all’azienda quelli ritenuti più idonei, e richiedono un compenso che si aggira tra il 5% e l’8% del RAL (Reddito Annuo Lordo) stabilito dal contratto. Gli psicologi del lavoro che si muovono come liberi professionisti invece di solito hanno tariffe più contenute, in quanto le consulenze hanno un costo minore e spesso puoi ottenere un servizio più accurato rispetto alle caratteristiche personali, mansioni e ruoli ricercati e soprattutto nello svolgere i colloqui in modo approfondito.

 

Per concludere

Investire nelle persone sbagliate comporta un costo elevatissimo per le aziende in termini di perdita di tempo, produttività e di mole di ricavi. Questo vale soprattutto nelle micro e piccole imprese, in cui le risorse umane sono poche e ogni piccola variazione comporta degli effetti a catena significativi (dati statistici alla mano).

Anche per questo, spesso nelle piccole imprese non è necessario avere milioni di curriculum vitae (che tra l'altro non dice nulla di una persona) mentre diventa fondamentale indagare con attenzione ciò che il candidato sa fare nello specifico, quali siano i suoi comportamenti negli ambienti di lavoro e la sua predisposizione a lavorare in squadra.

Per questo motivo, sottovalutare la selezione dei tuoi collaboratori significa darti la mazzata sui piedi da solo. Per far crescere la tua azienda sotto ogni punto di vista, hai bisogno delle persone giuste che lavorino con te.

Chiamami al 3480531944 o scrivi all'indirizzo a.melis@strategiedivergenti.com per una consulenza sulla scelta del personale che ti faccia risparmiare tempo e soldi.

 

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